Firenze – Dopo le ultime operazioni, condotte dalla Guardia di Finanza di Prato e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, che hanno portato all’arresto di 12 persone e a sessanta indagati con accuse di vario genere fra cui riciclaggio a favore di un clan mafioso, ci siamo rivolti al presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, Salvatore Calleri, per capire quanto e come, anche con il contributo di un osservatorio, quello della Fondazione, che segue con scrupolo le vicende delle cosche non solo in Toscana, il fenomeno della criminalità organizzata sia insediato e operativo sul nostro territorio.

D. Al di là degli arresti e delle indagini, si può dire che si sta indebolendo il sistema di tenuta sociale?
R. Il gruppo siciliano appena colpito è presente da una trentina di anni, purtroppo gli anticorpi sociali a Prato, Sesto e Campi, benché ci siano, hanno bisogno di essere rinvigoriti da un vaccino antimafia.
D. La Toscana si sta configurando come semplice lavatrice di soldi sporchi, oppure secondo le vostre analisi, la colonizzazione sta affermandosi sempre più come elemento costitutivo del territorio? In particolare, la situazione di Prato è solo un esempio, la punta dell’iceberg, o un episodio circoscritto? Fra sfruttamento del lavoro e circuito economico mafioso c’è un nesso? Può essere un ulteriore campanello d’allarme?
R. In Toscana lavare i soldi è la regola, ma l’ultima operazione ci porta delle novità da non sottovalutare. Innanzitutto tra gli indagati abbiamo un assessore di un comune toscano, non per la sua attività politica ma per la sua impresa. Poi emerge con forza la storicità di un gruppo stanziale della mafia palermitana di serie A. Un gruppo di peso.
Prato purtroppo non è messa bene, ma ovviamente non è l’unica realtà italiana che si trova in questa situazione. A Prato operano gruppi siciliani, campani, calabresi, cinesi, nigeriani e probabilmente pure altri. Molti di questi gruppi son mafiosi.
Oltre a questo lo sfruttamento del lavoro crea ovviamente il terreno favorevole ad altre forme di illegalità, e spesso risulta collegato a forme di criminalità.
Per descrivere bene la situazione basti pensare che come Fondazione Caponnetto nel 2006 abbiamo coniato lo slogan “LA TOSCANA NON E’ TERRA DI MAFIA MA LA MAFIA C’E'”, nel 2018 abbiamo coniato lo slogan “LA TOSCANA E’ TERRA DI CRIMINALITA’ ORGANIZZATA ED E’ IN PARTE COLONIZZATA DALLA MAFIA”, per il 2020 abbiamo lanciato “LA TOSCANA RISCHIA DI ESSER DIVORATA DALLA MAFIA IN SILENZIO”.