Finita locazione e sfratti, la forza pubblica arriva a sorpresa

Firenze – C’era una volta, presso i tribunali e in particolare quello fiorentino, una prassi che vedeva una sorta di regolamentazione degli sfratti per finita locazione per quanto riguardava l’accesso con forza pubblica. Il meccanismo era il seguente: il proprietario, motivando la richiesta, faceva istanza presso il giudice delle esecuzioni per anticipare l’utilizzo della forza pubblica per il rilascio dell’immobile. La questione veniva poi dibattuta davanti al giudice, che, operando un contemperamento di interessi, decideva se era il caso di procedere con un’esecuzione con forza pubblica anticipata o no. In realtà, la questione assumeva una importanza fondamentale per quanto riguarda il futuro dell’inquilino, perché con la notifica dell’accesso con forza pubblica, poteva accedere alla graduatoria dell’emergenza abitativa.

Ed ecco il punto. A quanto testimoniano i rappresentanti dei sindacati degli inquilini, tutto ciò da qualche tempo non esiste più. Ciò significa semplicemente che, una volta che il contratto di locazione è giunto a termine, l’eventuale occupazione senza titolo dell’ex inquilino ancora in attesa di trovare una sistemazione, può essere interrotta da un accesso con forza pubblica non comunicato. Con almeno un problema irrisolto: come fa l’ex inquilino, se non gli giunge la notifica dell’accesso con forza pubblica, farlo valere per accedere alla lista dell’emergenza abitativa? Senza considerare che l’assenza di una pianficazione certa, rischia di far sballare l’intero sistema degli accessi, tanto più che sembra, a sentire i sindacati inquilini, che l’attribuzione o meno della forza pubblica venga decisa dagli ufficiali giudiziari. I quali tra l’altro sembra non abbiano  particolarmente apprezzato l’improvvisa responsabilità.

“Sul punto sarà necessario un incontro e una chiarificazione – dice la segretaria del Sunia Laura Grandi – dal momento che servono regole precise che consentano alle famiglie di accedere a ciò che è stato predisposto per la loro tutela. Ma soprattutto non trovo opportuno un provvedimento del genere, proprio in un momento di emergenza abitativa e aumento del numero degli sfratti. Così si mette un carico maggiore a questo fenomeno”.

Non solo. Il segretario regionale dell’Unione Inquilini Pietro Pierri è netto: “Della vicenda vogliamo investire il Presidente del Tribunale e tutti gli organi coinvolti, essendosi il.problema palesato con il cambio del giudice dell’esecuzione. La delicata fase delle esecuzioni per rilascio degli immobili ad uso abitativo  deve essere  approcciata con  un minimo di visione ordinamentale e di raccordo con le altre articolazioni delle amministrazioni pubbliche, scrutinando nel  contraddittorio tra le parti  e con il massimo rigore i singoli casi, comparando  le situazioni coinvolte,  per   evitare di adottare  provvedimenti per ritenuto dovere d’ufficio,  ma  avulsi dal contesto generale e astraendosi dalle ricadute che esso comporterà sulle famiglie e sul sistema degli  interventi pubblici pure attivabili”.

Un problema che si aggiunge, aggravandolo, ad un altro problema, come spiega il sindacalista Giuseppe Cazzato. “Per quanto riguarda gli accessi con forza pubblica, fra i lati più critici, aggravati da questa novità, si ritrova paradossalmente  l’inquilino  che è già stato inserito nella graduatoria dell’emergenza abitativa, e che quindi in tempi brevi, nel giro di qualche mese, si vedrà assegnare l’alloggio. Tempi che tuttavia non coincidono quasi mai con quelli dello sfratto. Una situazione che, se può essere oggetto di confronto nel caso di un’esecuzione con forza pubblica prevista, diventa del tutto sprovvista di tutela qualora la forza pubblica sia presente a sorpresa. Senza contare il fatto che, a fronte all’inserimento nella graduatoria  che assicura che, da lì a qualche mese, la famiglia può contare su una casa sicura, come abbiamo sempre sostenuto, lo sfratto dovrebbe essere sospeso d’ufficio, o perlomeno coincidere con il tempo necessario per l’assegnazione fisica dell’alloggio. Un principio che dovrebbe valere sempre, a prescindere”.

 

 

 

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