«Berlusconi? Un personaggio che si convince anche delle bugie che dice, come quella secondo cui vincerà le elezioni. Probabilmente se ne è convinto». Non la manda certo a dire Gianfranco Fini, capolista alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Toscana per il suo partito Futuro e Libertà, che stamattina ha incontrato la stampa nella sede fiorentina di Fli in Corso Italia. Il Presidente della Camera uscente non si è sbottonato sul tema delle alleanze post elettorali, ma in compenso si è concesso più d’una stilettata diretta all’ex Premier e antico alleato. «Il Pdl per certi aspetti è indecente quando accusa Monti di tutto il male immaginabile dopo che lo ha sorretto fino agli ultimi minuti – ha rimarcato Fini, ricordando che Berlusconi – aveva detto che Monti sarebbe stato un ottimo presidente del Consiglio, e che lo avrebbe sostenuto». Sulle alleanze il leader di Fli non chiude le porte a nessuno. «Se al termine delle elezioni non ci dovesse essere una maggioranza per governare il Paese, noi non daremo vita ad alcuna alleanza impostata su pregiudiziali relative a questo o a quell'alleato – ha spiegato – Non si può dire che faremo un'alleanza con Bersani e Vendola o con Berlusconi e Maroni: se fossimo stati di questo avviso, lo avremmo fatto prima». Non ad alleanze “pregiudiziali”, dunque, ma in caso di una mancata maggioranza chiara in Parlamento «verificheremo se su quattro, cinque, dieci punti programmatici sarà possibile dare vita ad una maggioranza in calce ad una serie di impegni, tra cui la lotta alla corruzione, in primo luogo una severa legge che ripristini il falso in bilancio, sulla quale sarebbe più facile dialogare con la sinistra che con il Pdl e la Lega. Con la stessa nettezza, sarà necessario intervenire in modo più' incisivo sul mercato del lavoro, per arrivare a norme europee sul modello della flex security, e su questo sarebbe molto più facile dialogare con il centrodestra che con il centrosinistra». Per il leader di Futuro e Liberta «non ci sono più moderati o progressisti, ma il vero confronto oggi è tra un fronte articolato e trasversale di conservatori ed un fronte innovatore e riformista». Fini ha inoltre commentato la vicenda Finmeccanica ricordando che «c’erano delle avvisaglie ma l’Ad Orsi non era disponibile a dimettersi». «Non credo – ha proseguito Fini – che sarebbe stato facile per Monti trovare un'intesa sull'ipotesi di rimuovere un amministratore delegato che era oggetto di ipotesi ed avvisaglie e che non era disponibile a dimettersi. Il caso Mps dimostra che in alcuni casi la politica ha le mani in pasta su vicende che dovrebbero vederla estranea. Questo vale anche per le nomine ai vertici di grandi imprese pubbliche, come Eni e Finmeccanica».