L’esito era già scritto dopo 7 anni di ammortizzatori sociali durante i quali non è mai stato presentato un piano di ristrutturazione aziendale limitandosi ad indicare esuberi di personale anche dopo una sua sensibile riduzione. Nel silenzio quasi generale della politica e delle istituzioni, a parte qualche voce isolata.
Alla vigilia di un incontro in Regione (venerdì 29) in cui si dovrebbe discutere di ulteriori ammortizzatori sociali da applicare ai dipendenti di Rete 7 (giornalisti, tecnici e amministrativi) in vista di un loro passaggio all’editore cremonese Pierluigi Baronio (ma non è ufficiale), l’azienda ha comunicato la cessazione delle attività redazionali di Antenna 1-Modena (da mercoledì su quel canale sono in onda le trasmissioni di Bologna) e da lunedì 1 febbraio analoga sorte dovrebbe toccare a Teletricolore-Reggio con conseguente trasferimento di tutti i dipendenti nella sede di Bologna (si parla di “disattivazione degli impianti relativamente alla testata giornalistica”). Non è ancora chiaro però se da quella sede potrà avvenire o meno la copertura giornalistica dalle due province in questione.

Ufficialmente la chiusura di Reggio e Modena avviene nell’ottica di ridurre il costo dell’affitto di banda non avvalendosi più di 2 delle 3 frequenze sul Mux del Canale 42. Ma all’orizzonte ci sarebbe una “ristrutturazione” che prevede l’uscita definitiva della famiglia Spallanzani dall’attività editoriale (annunciata da tempo), la cessione del personale (ma sotto ammortizzatore sociale) ad un soggetto terzo e la possibile vendita delle frequenze ad un soggetto quarto. Di concreto per ora c’è stata attraverso la formula della cessione di ramo d’azienda, il passaggio delle frequenze dalla società Rete 7 alla società Antenna 1, partecipata dalla prima al 100%.
Il resto, che sia la fine o un nuovo inizio, resta da scrivere.
