Firenze – All’accensione della fiaccola olimpica ad Atene ha partecipato anche il Liceo classico Galileo di Firenze con 220 studenti delle classi quarte e quinte (unica scuola italiana presente). Gli allievi erano accompagnati dai professori De Bernardis e Guerra dello staff di presidenza; Brucoli, Ferri, Frilli, Frisina, Genesio, Alessandrì, Limongi, Orsini, Saraò, Venuti e Domenico Carlucci, promotore ed organizzatore di questa trasferta in Grecia. Oltre a presenziare alla cerimonia della fiaccola, gli studenti hanno visitato, tra l’altro, il museo ad Olimpia; il teatro di Epidauro; il canale di Corinto; Micene ed anche Delfi con il Tempio di Apollo, Atene e la sua acropoli.
Di questo viaggio riportiamo il diario scritto dagli studenti Caterina Negri, Camilla Degl’Innocenti, Elisabetta Ricci e Pietro Ceccarelli.
——————–
Pronti, partenza, via. Tra uno sbadiglio e l’altro ci siamo ritrovati al binario 16 pronti (si fa per dire) per lanciarci in questa impresa. Data l’ora, cioè le 4,30, non siamo in grado di ricordare i dettagli della partenza, ma magicamente siamo arrivati all’aeroporto di Bergamo.
Il professor Domenico Carlucci non sembrava particolarmente vispo e soltanto più tardi abbiamo scoperto il perché : aveva pensato bene di stare sveglio tutta la notte. Chissà, forse, per l’ansia della partenza?.
Dopo un volo piuttosto traumatico, che non ci ha permesso di chiudere occhio, siamo finalmente arrivati ad Atene. Qui abbiamo subito conosciuto le due guide : Maria, una tipo piuttosto stravagante ed Antonio dalla personalità eccentrica (caratteristica tipica greca a quanto pare…).
Prima tappa, il Museo archeologico di Atene
La prima tappa è stata la visita al Museo archeologico nazionale di Atene, uno dei dieci musei più importanti al mondo. Custodisce al suo interno una vasta raccolta di oggetti, preistorici, sculture, vasellame e bronzi che tracciano la storia del Paese.
La collezione è divisa in tre sezioni : quella preistorica; quella delle culture e quella delle ceramiche. Appena entrati ci siamo imbattuti nel fiore all’occhiello del museo : la cosi detta maschera funeraria di Agamennone. Si tratta in realtà di una maschera d’oro di un Re sconosciuto che si colloca intorno al XVI secolo avanti Agamennone.
Procedendo per le sale del museo, l’enorme statua di bronzo di Poseidone ha attirato la nostra attenzione. L’opera è stata realizzata intorno al 450 a.c. e ritrovata nelle acque dell’isola Eubea. E’ stata definita anche come “Zeus” poiché la mano destra impugna un qualcosa che non è stata ritrovato, non si sa, quindi se regge un tridente oppure una saetta.
Sicuramente i tesori della civiltà ellenica custoditi nel museo avrebbero meritato una visita più prolungata, ma il tempo a nostra disposizione era limitato. Così ci siamo ripromessi di tornarci il prima possibile, ed abbiamo proseguito il nostro viaggio.
Verso le otto di sera, stanchi ed affamati, abbiamo raggiunto l’albergo “Xenophon” dove, dopo una difficoltosa distribuzione delle camere, ci siamo velocemente preparati e siamo scesi per la cena, fiduciosi di assaggiare le prelibatezze della rinomata cucina greca.
Davanti al buffet ci siamo però resi conto che la nostra fiducia era mal riposta e siamo rimasti praticamente a stomaco vuoto. Nemmeno questo ci ha fermati. Volevamo uscire a tutti i costi, ma i professori dall’alto sembravano avere accusato la stanchezza più di noi e sarebbero andati volentieri a dormire. Dopo un po’ di insistenze hanno però ceduto concedendoci una emozionante passeggiata lungo un buio viale periferico.
Tornati in albergo per noi ragazzi la stanchezza era ormai svanita del tutto lasciando il posto alla carica necessaria per festeggiare degnamente la prima notte in Grecia. Onde evitare brutte sorprese nel voto in condotta glisseremo elegantemente riguardo agli sviluppi notturni.
Seconda tappa, Epidauro e Micene
La sera leoni, la mattina un po’ meno. La sveglia è suonata presto, troppo presto, una rapida colazione e di nuovo sul pullman : direzione Micene. Non ci aspettavamo tutto quel caldo : 35 gradi all’ombra, armati di acqua, cappelli e crema solare abbiamo iniziato la giornata. Dopo un’ora di viaggio ci siamo fermati per una piccola sosta durante la quale abbiamo avuto l’opportunità di bere un caffè greco (no comment), ammirare il famoso canale artificiale di Corinto, che fa incontrare il mare Egeo con il mare Ionio.
Prima di arrivare al canale siamo passati davanti all’isola di Salamina (incredibile esiste davvero!). La seconda sosta è stata al teatro di Epidauro; mentre la maggior parte dei teatri antichi sono stati parzialmente distrutti o ricostruiti quello di Epidauro è rimasto praticamente intatto nei secoli perché sepolto sotto più di sei metri di terra.
Il teatro è famoso per la sua eccezionale acustica ed anche i suoni più deboli si odono chiaramente fin sulle ultime gradinate. Questo è possibile grazie alla sua forma circolare ed alla buona qualità del marmo usato che permette al suono di diffondersi dappertutto senza perdersi in volume e chiarezza.
Per rendere ancora più suggestiva la visita, la guida ci ha consigliato di salire fino all’ultimo gradino. Così abbiamo fatto anche un po’ di attività fisica per la gioia del professor Carlucci.
Poco dopo abbiamo raggiunto le rovine di Micene. La celebre porta “dei leoni” o “delle leonesse” ad onor del vero, ci ha accolto nella città e ciò che fino a quel momento avevamo visto solamente tra le pagine dei libri di scuola, era ora davanti a nostri occhi in tutto il suo splendore.
Lo stesso vale per il tesoro di Atreo, detto anche tomba di Agamennone. Si tratta di una maestosa tomba a tholos costituita da una vasta camera di ingresso e dal locale di sepoltura vero e proprio, più piccolo, scavato nel terreno.
Per il pranzo delle quattro del pomeriggio (forse in Grecia si usa così) abbiamo potuto finalmente gustare la vera cucina greca : moussaka, una sorta di lasagna arricchita da melanzane ed altri condimenti non bene identificati e souvlaki, spiedini di pollo ed agnello.
Terza tappa, Olimpia e accensione della fiaccola
Sazi e soddisfatti eravamo pronti ad affrontare quattro ore e mezzo di pullman che ci dividevano da Olimpia. Ci sembra ora doveroso dedicare un’ampia digressione alla descrizione de “Olimpian village” albergo a 5 stelle gentilmente offerto da Coni : piscina olimpionica, campi di golf e di tennis, spiaggia privata, ristorante con vista mare e tutto il lusso che uno studente in gita non si sogna nemmeno.
Le camere erano spaziose e bene arredate, bagno grande quanto l’intera camera della sera precedente e la gioia di una doccia come si deve!. Purtroppo non abbiamo potuto godere di tutto quello che l’albergo poteva offrire, se non per la discoteca Apollo. Lì abbiamo trascorso tutta la notte…Si fa per dire perché a mezzanotte i professori ci hanno costretti a tornare nelle nostre camere. Onde evitare brutte sorprese nel voto di condotta glisseremo di nuovo elegantemente riguardo agli sviluppi notturni.
Il grande giorno successivo è arrivato! Mesi di attesa ed il sogno del profesor Carlucci stava diventando realtà. “Sarà una giornata molto difficile – diceva la guida – non potrete bere, mangiare, andare in bagno, parlare, respirare…però avrete la possibilità di portare un cappello”.
Di fronte a queste parole siamo rimasti un po’ perplessi, ma non ci siamo lasciare intimorire “accensione della fiaccola olimpica, non ci fermiamo”. All’interno dello stadio si respirava un’aria internazionale e lo spirito dei giochi olimpici entrava giustamente dentro di noi.
Qualche ora dopo ci siamo accorti però di aver fatto male i conti : il sole di mezzogiorno si stava lentamente impossessando di noi, l’acqua scarseggiava e la calca crescente cominciava ad incrinare la nostra pazienza.
Dopo una lunga presentazione in lingua greca di cui non siamo riusciti a capire una sola parola, è iniziata la vera cerimonia. Sacerdotesse danzanti sono apparse dall’alto della collina. Al ritmo di una musica solenne sacerdoti e sacerdotesse hanno dato vita ad una emozionante coreografia con suggestivi richiami agli sport olimpici.
Una sacerdotessa ha avvicinato la torcia olimpica al fuoco acceso dai raggi del sole concentrati in uno specchio ed ha consegnato la fiaccola al primo dei molti tedofori che la faranno arrivare a Rio de Janiero dopo aver percorso circa 20 mila chilometri attraverso 83 città. E qui l’ultimo tedoforo la userà per accendere il braciere olimpico durante la solenne cerimonia di apertura del Giochi. Museo di Olimpia.
Quarta tappa, Delfi
Sul far della sera siamo arrivati a Delfi : l’ombelico del mondo nella mitologia greca. Spossati dalla fatica, ustionati dal sole, debilitati sia fisicamente che mentalmente, abbiamo raggiunto, affrontando per giunta un percorso impervio, il tanto agognato albergo. Ma ahimè. La buona sorte che ci aveva tanto assistito la sera precedente, ci aveva ora crudelmente voltato le spalle. Dalle stelle alle stalle : non c’è espressione più calzante per descrivere la situazione.
L’albergo sembrava essere uscito direttamente da un film di Kubrick: vespe giganti, ospiti non paganti dell’albergo e delle nostre camere, erano lasciate libere di svolazzare per combattere altrettanto enormi ragni.
Forse le loro cruenti battaglie potevano spiegare le sospette macchie di sangue in alcuni letti. Strane impronte di mani lasciate sui muri dai precedenti inquilini lasciavano immaginare disperati tentativi di fuga. Impossibile, inoltre, fare la doccia, rigorosamente gelata, senza allagare gran parte della stanza. Infine la nostra fame non era sufficiente per assaggiare ciò che quella, secondo loro, doveva essere la cena. Questa volta ometteremo di descriver le vicende notturne non per timore del brutto voto in condotta, ma perché troppo angoscianti.
Ultimo giorno.
Più lunga e faticosa è la salita, più bello è il panorama. La mattina abbiamo intrapreso la scalata del santuario di Delfi, sempre accompagnati dall’afoso clima greco. Nessuna descrizione renderebbe giustizia a cotanta bellezza.
Dalla statua dell’Omphalos, al thesaura degli ateniesi, dal tempio di Apollo dove è scolpita la famosa frase di Socrate “conosci te stesso”, all’antico teatro dove si svolgevano gare di poesia e di musica.
Al culmine della Via Sacra si trova lo stadio in cui si praticavano gli antichi agoni. Le clamorose dimensioni dello stadio rendono l’idea dell’importanza delle competizioni che vi si svolgevano. Le montagne che lo circondano gli conferiscono una rara potenza evocativa. Tutto il sito è immerso in un’atmosfera immobile come se il tempo si fosse fermato e la bellezza fosse rimasta immutata.
Tornati ad Atene non poteva mancare la visita all’Acropoli, luogo in cui ci siamo nuovamente immersi nel mondo dell’antica Grecia fatto di storia, di miti e di leggende.
Siamo saliti al Partenone in compagnia del Santuario di Asclepio, del teatro di Dioniso e dell’Odeon di Erode Attico, che si succedono in tutto il loro splendore. Una volta raggiunta la parte più alta della città, il nostro sguardo è stato subito attratto dal Partenone, sovrano indiscusso di Atene.
Ormai eravamo alla fine. Consapevoli e dispiaciuti abbiamo deciso di trascorrere l’ultima sera per le vie del centro. Così abbiamo avuto modo di salutare per l’ultima volta, o forse no, la città di Atene che ci ha lasciati con lo scorcio del Partenone illuminato.
Per la prima sera siamo stati davvero coinvolti nella movida greca ed il ritorno in albergo ci ha resi un po’ malinconici. Quindi il viaggio di ritorno in Italia.
Foto di Sofia Di Giovanni
————————————




