Già da un po’ non si sentiva più parlare di femminicidio, complice la presenza di molti altri fatti degni di nota da riportare sui giornali – l’esodo verso le località balneari, il caldo, la mezza stagione – ed ecco che l’argomento torna di gran moda, specialmente su certo tipo di testate presso le quali le statistiche sono sempre un ospite gradito ma un po’ a sorpresa: Vale a dire: non sappiamo bene cosa offrirgli, però qualcosa ci inventiamo. Il termine “femminicidio”, che si presta così bene ad essere abusato e strumentalizzato, ci resta in gola come certi polpettoni di nonne volonterose ma poco dotate ai fornelli; poi, se a supporto di esso notiamo come i dati tendano ad auto perpetuarsi, stile generazione spontanea, il sospetto che si tenda un tantino a cavalcare la facile onda del livore popolare, come al solito, per vendere qualche inserzione pubblicitaria in più si fa strada in noi.
Peccato che questa pratica sia poi, nei fatti, una medaglia con un gran brutto risvolto: la facilitazione ad un contesto di pensiero (sdoganata col comodo concetto di sensibilizzazione) secondo il quale a questo mondo le donne vivono una sorta di inferno in terra, sottoposte a mostruose angherie, soprusi, calvari psicologici e, dulcis in fundo, alla fine vengono loro alleviate ulteriori sofferenze a coltellate. Le cifre, però: non soltanto i crimini contro la persona e in special modo gli omicidi sono in netto calo, ma anche quelli di genere stanno seguendo lo stesso percorso; i dati ISTAT, gli unici esistenti, parlano di un calo in dieci anni da 192 a 137. Sempre troppe? Indubbiamente; troppe anche una sola. O uno solo. Ma non è un buon motivo per inventarsi i dati.
E c’è già chi parla di facile ottimismo, che i dati rappresentano solo la punta di un iceberg già mostruoso anche se ridotto a termini minimi. D’accordo; pur non cantando vittoria, possiamo però prendere atto di un cammino efficace? Il momento in assoluto migliore è quello, chiarificatore, nel quale si proclama una Giornata di Sciopero contro il Femminicidio. Già risolto tutto, perbacco. Mai che qualcuno però proponga: visto che il 75% delle violenze avvengono in seno alla famiglia, eliminiamo la famiglia! Sarebbe una soluzione scientifica. D’altronde, nel clima che si è creato, se una qualunque donna si reca presso le autorità e dichiara “Tizio mi ha picchiata”, a prescindere dalle prove Tizio si vedrà sottoposto a provvedimenti limitativi, gli saranno tolti i figli e sarà ad un passo dalla galera, quindi forse all’eliminazione della famiglia non siamo poi così lontani. Ma queste, in fondo, sono notizie si e no da terza pagina.