Femminicidio: Codice rosso e buona politica per salvare le vittime

Roma – Nella sala di Palazzo Campanari a Roma, sede del Parlamento e della Commissione Europea, si è svolto nella mattinata del 2 dicembre un convegno promosso dall’associazione aps Senza Veli sulla Lingua per discutere delle politiche europee e nazionali sulla violenza di genere e metodi  di contrasto. Tra i relatori giudici, giornalisti, avvocati penalisti e civilisti, medici, politiche donne nelle varie Commissioni d’inchiesta sul Femminicidio alla Camera, unitamente ai rappresentanti delle Forze dell’Ordine che rivestono ruoli  chiave nel RaCis (raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche).

E se il Giudice Penale del Tribunale di Roma Valerio De Gioia ha sottolineato l’importanza della collaborazione con i Carabinieri e dell’introduzione in Italia del Codice Rosso (ma c’è ancora molto da fare perché le donne che muoiono per mano di un compagno, ex partner, fidanzato, o marito sono sempre tante), gli avvocati penalisti e civilisti hanno affermato come è necessario educare al rispetto le nuove generazioni, soprattutto con corsi di educazione sentimentale nelle scuole. Stefania Ascari della Commissione Giustizia ed Antimafia ha evidenziato l’importanza della buona politica che può far molto nel prevenire i crimini contro le donne attraverso le proposte di legge.

Ascari ha ricordato il caso di Samman Abbas, la giovane adolescente pachistana. In suo nome e per le donne straniere prive di permesso di soggiorno sta portando avanti in Parlamento “l’inserimento del reato all’induzione al matrimonio forzato” nel Testo Unico del Codice dell’Immigrazione, nonché la possibilità per la donna che denuncia di cambiare cognome a seguito di denuncia,entrambe sostenute dall’associazione.

Inoltre ha spiegato di aver impegnato il Governo in occasione del 25 novembre, con una mozione unica su due disegni di legge dell’avvocato dell’associazione Senza Veli sulla Lingua Alessia Sorgato, il Date-Base e l’eliminazione dello scopo di risarcimento del danno nella costituzione di parte civile della vittima.

Mentre Alessandra Moretti, deputata europea, a seguito dei dati sul lavoro riguardo le  donne in Europa ne ha marcato l’evidente disparità salariale  che è ancora discriminatoria in per le donne. Le lavoratrici in Europa guadagnano ancora il 14.1% in meno rispetto ai colleghi maschi a parità di mansioni. Tra le cause principali di questa odiosa discriminazione c’è il peso del lavoro di cura e dei carichi familiari che ancora grava tutto sulle spalle femminili.

Questa condizione impatta negativamente sulla carriera delle lavoratrici che sono appunto “rallentate” rispetto ai colleghi uomini, maggiormente liberi e disponibili a dedicarsi totalmente al lavoro. “In Europa ci stiamo occupando da anni di questa grave violazione dei diritti delle donne imponendo alle aziende di pubblicare per esempio le buste paga dei propri dipendenti per favorire la trasparenza e giustizia salariale, perché da quanto accade sembra che ci  rivogliono ai fornelli”.

Sul versante medico l’epidemiologa dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma, Marzia Montesano, ha invece parlato, oltre che del Codice Rosa a dieci anni dalla sua entrata in vigore, di un futuro protocollo di rete ospedaliero. Ha suscitato commozione, invece, la presenza in sala di Zakia Seddiki vedova dell’ambasciatore Luca Attanasio e presidente dell’associazione Mama Sofia che ha ricordato l’importanza del volontariato e l’impegno delle donne africane  nel portare avanti missioni di pace, mentre la giornalista Rajae Bezzaz ha raccontato la sua narrata in un libro, di donna araba e musulmana che sin da piccola si è ribellata a regole ed imposizione familiari.

A fine convegno sono arrivati i saluti accompagnati da una breve lettera dell’onorevole Isabella Rauti membro della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio impossibilitata ad intervenire per una votazione in Parlamento. Ha concluso infine i lavori  la presidente dell’associazione Ebla Ahmed, affermando che la violenza contro le donne si abbatte se si va oltre gli stereotipi culturali e religiosi e ha invitato tutti a ritrovarsi nella sede di Palazzo Campanari per il prossimo anno. In sala anche un alto rappresentante dello Yemen il paese d’origine di Ebla Ahmed.

 

Foto: il capitano Mariantonia Secconi

 

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