Firenze – Teatro stracolmo di ragazzi delle Scuole superiori alla prima giornata di replica del Falstaff ( quella del 2 dicembre), al nuovo Teatro dell’Opera di Firenze. Disertare le “prime” può essere utile per seguire il cambiamento generazionale in atto nel pubblico della classica. Ragazze scosciatissime con altrettanto superlativi tacchi a spillo svolazzavano nel Foyer per poi riunirsi in bagno in piccoli gruppi davanti allo specchio. Vocìo desueto per un teatro d’opera, sennonché quando entra il Maestro tutti si tacciono e applaudono festanti. Zubin Mehta sceglie la strada dell’eleganza e dell’equilibrio con una direzione sorvegliata e morbida, acconsentendo solo all’intimo lirismo dei due innamorati interpretati dal Yijie Shii (Fenton) e da un’ eccellente Ekaterina Sadovnikova che ha un timbro cristallino e una duttilità vocale giuste per disegnare la freschezza del personaggio.
Tutto il cast è, del resto, di caratura, il Ford di Roberto de Candia carico di vitalismo, e le comari crudeli e vezzose allo stesso tempo di Eva Mei (Alice) e Laura Polverelli, (Meg) mentre Elena Zilio (Mrs. Quickly ) molto inclina, come da tradizione, sul lato più umoristico dello scherzo ‘pesante’, ordito dal gruppo delle donne. Ma il re del palcoscenico è lui Sir John Falstaff ovvero Ambrogio Maestri che ha già passato in questo ruolo il traguardo delle 200 recite in giro per i grandi teatri del mondo. La scena se la conquista con un physique du rôle: quasi due metri d’altezza e una taglia extra extra large, ma soprattutto per una voce calda e autorevole oltre alla dizione chiarissima e impeccabile che rende vane anche le didascalie proiettate sopra il palcoscenico.
E’ il più grande interprete del momento, una certezza. La sua età, ben al di sotto della presunta età anagrafica di Falstaff, conferisce al personaggio delle sfumature che esulano dal cliché consueto delle bizze caricaturali e del pancione posticcio. Maestri è tutto natura e il suo personaggio si arricchisce di umanità e realismo, quello del Verdi più autentico che traccia un percorso psicologico ed umano nei suoi ruoli più riusciti. La regia di Luca Ronconi è un capolavoro di modernità e rigore. Via orpelli e oggetti scenici; solo un grande letto troneggia in mezzo al palcoscenico intorno al quale si recita la commedia umana tra illusioni amorose e rocamboleschi inganni perpetrati ai danni di un uomo non più giovane, tanto velleitario quanto squattrinato. Alla fine ovazioni per tutti. Non di rito.