Ex Gkn, lanciata la consultazione popolare dall’1 all’11 dicembre

Firenze – Lunedì scorso l’assemblea pubblicata convocata dal Collettivo di Fabbrica ha riempito i grandi spazi della fabbrica con centinaia e centinaia di persone, che insieme agli operai hanno non solo dato testimonianza della volontà di non arrendersi all’opacità della situazione, non solo hanno riconfermato il ruolo di baricentro delle lotte sociali del territorio che riveste la ex Gkn, ma hanno anche detto sì a una modalità nuova di  protesta che potrebbe segnare una svolta nella storia dell’occupazione; ovvero una consultazione popolare sulla fabbrica sociale integrata nel territorio.

Cosa significa? E’ quello che il sindacalista Fiom, componente “orgoglioso” del Collettivo di Fabbrica, Dario Salvetti a spiegarlo. Davanti a un pubblico attento, che sente le parole di Salvetti come carezze di speranza per le proprie lotte in difesa di diritti, lavoro, equità sociale,  parla di fabbrica sociale integrata, che significa anche impiego degli spazi di fabbrica, in attesa del ritorno delle attività, ad esempio per dare spazi di ricovero per coloro che sono senza casa nel Comune di Campi o per continuare le attività culturali, i gruppi di lavoro, la costruzione di una reindustrializzazione dal basso, la riaffermazione della conquista concretizzata dallo Statuto dei lavoratori del diritto di avere spazi ricreativi e culturali in fabbrica.

Non c’è nessuna illusione, nella posizione dei lavoratori e delle centinaia di cittadini che, partecipando all’assemblea, portano con sé le loro lotte quotidiane. La sensazione, messa i luce dalle parole di Salvetti, del Collettivo, ma anche di chi parla all’assemblea con interventi che riguardano altre storie e lotte, è quella di un assedio. Un assedio particolarmente concreto per quanto riguarda la fabbrica, che vede tre passaggi, come spiega Salvetti all’assemblea e come si legge nei post della pagina Facebook del Collettivo: “farci terra bruciata attorno con la calunnia dell’assemblea permanente, prenderci per stanchezza logorandoci con tavoli che rimandano a tavoli, la presa per fame degli assediati”.

Quanto a quest’ultimo punto, il 7 dicembre sta arrivando. E il 7 dicembre, secondo quanto spiegano i lavoratori, “sarà la seconda finestra senza stipendi”. E non pagare gli stipendi singifica, secondo gli operai ” indurre l’Inps ad autorizzare una cassa integrazione a babbo morto, per la quale l’azienda non sa fornire causali e piani industriali chiari, e far licenziare lentamente i lavoratori con dimissioni volontarie. Insomma il 7 dicembre sarà come mandarci nuovamente una lettera di licenziamento. Una lettera di licenziamento subdola ma pur sempre un modo per farci andare via”.
Una situazione che viene respinta in nome, spiegano i lavoratori, della “dignità collettiva, orgoglio, lotta e mobilitazione sociale a favore di tutte e tutti”.
Dalla partecipazione al consiglio comunale di lunedì pomeriggio, deriva l’ordine del giorno approvato dal Comune di Firenze che invita “tutte le reti creditizie esistenti a fare una operazione semplice: anticipare buste paga che prima o poi avremo. Niente di più, niente di meno. Da canto nostro, non stiamo a guardare, continuiamo a creare la cassa di mutuo soccorso, affiancandola alla cassa di resistenza esistente”.
Infine, vengono lanciati i prossimi passi: il 4 dicembre, giornata in fabbrica “per continuare a progettare reindustrializzazione, mutualismo dal basso”; dall’ 1 all’11 dicembre, consultazione popolare autogestita, con urne anche presso le realtà che vorranno contribuire al percorso; “Un modo – spiega Salvetti – di ripetere con una modalità diversa” il fenomeno partecipativo delle migliaia di persone scese in piazza per dare solidarietà alla fabbrica; il 7 dicembre, “attivare tutte le reti creditizie per mettere a sicuro almeno il pezzo più in difficoltà della fabbrica”.

 

 

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