Il Piano Regolatore Consortile che in Toscana ha dichiarato di pubblica utilità, indifferibili e urgenti, gli impianti e gli insediamenti previsti per l’area dell’ex GKN, ha messo un paletto importante all’uso di un’area di circa 40.000 mq. Una semplice formula di stile o qualcosa di più, che identifica un passaggio nell’approccio del pubblico verso aree industriali dismesse e oggetto di conflitto sociale oltre che economico?
Giriamo la domanda ad Andrea Puccetti, presidente del Consorzio di Sviluppo Industriale della Piana Fiorentina. Ricordiamo che la decisione ha di fatto determinato la cornice entro cui si inserisce ogni strumento del Piano, che si tratti del parere di conformità obbligatorio ai meccanismi di salvaguardia e premialità, fino agli spazi riservati al Consorzio. Partendo da questi presupposti, il 24 settembre scorso l‘Assemblea dei Soci del Consorzio di Sviluppo Industriale della Piana Fiorentina ha adottato il Piano Regolatore Consortile.
Presidente, molto si è giocato su un presupposto su cui non avete mai indietreggiato, ovvero la vocazione industriale dell’area. Perché era così importante?
“Intanto mi lasci dire che, dopo più di un anno in cui abbiamo tenuto il punto sulla vocazione industriale dell’area in oggetto, finalmente con l’adozione, quelle indicazioni sono diventate un atto formale del Consorzio: il Piano è stato adottato. Un passo importante, che ora apre la fase di pubblicazione e raccolta delle osservazioni, prima dell’approvazione definitiva da parte della Regione Toscana. Il fatto che l’adozione sia stata votata all’unanimità, la dice lunga anche sul grado di compattezza che abbiamo raggiunto, confermata da un altrettanto unanime atto di indirizzo del Comitato Direttivo. Del resto, gli obiettivi che il Consorzio si è prefissato sono frutto di mesi di lavoro serrato tra i Soci. Ricordiamo che il Consorzio è partecipato al 100% da enti pubblici: Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze e i Comuni di Campi Bisenzio, Calenzano e Sesto Fiorentino,. Si sta parlando di un lavoro proseguito senza interruzioni anche nel mese di agosto, per recuperare il ritardo di partenza. Un grazie di cuore va proprio ai tecnici incaricati, in primis gli architetti Fabio Nardini e Lorenzo Paoli che hanno lavorato con noi gomito a gomito lungo tutto agosto per stare dentro il cronoprogramma, e altrettanto ai Soci, ai loro delegati e alle Direzioni che ci hanno accompagnato in questi mesi in un lavoro sempre avvenuto nel massimo confronto”.
Qual è la soluzione contenuta nel Piano?
“Il Piano impone su tutta l’area una destinazione produttiva e industriale. Ma non è solo un vincolo “in negativo”: all’interno dell’area più ampia, è prevista una porzione ritagliata e messa a disposizione del Consorzio, che diventa così soggetto attivo e non solo garante delle regole. Su questo spazio ricavato nel più ampio spazio complessivo, nascerà un’area insediativa articolata in due parti, una per le attività produttive, una per un polo tecnologico a supporto delle imprese e dell’industrializzazione con priorità a quanto previsto dallo Statuto del Consorzio, ovvero ai percorsi di reindustrializzazione da crisi aziendale, alle ricadute occupazionali che ne derivano e anche alle nuove start up. Proprio per dare sostanza a questa vocazione, ed è anche qui che si è visto il lavoro dei Soci e dei loro delegati, il Consorzio ha aperto già da inizio agosto un avviso pubblico di ricognizione delle manifestazioni di interesse industriali per l’area, presente sul proprio sito istituzionale, pensato per far emergere i progetti industriali già esistenti o in via di maturazione sul territorio, con termine per la presentazione delle manifestazioni fissato al 5 ottobre. Sarà allora il momento di tirare le fila tra i Soci per gli eventuali passi successivi, in un ventaglio di opzioni che restano tutte aperte”.
Quali sono gli obiettivi e i meccanismi per raggiungerli?
“Il Consorzio, oltre ad avere le idee chiare sulla reindustrializzazione dell’area, si è dotato di strumenti concreti per perseguirla. Non si tratta solo di strumenti di salvaguardia, ma anche di vera e propria attuazione industriale. Un punto importante è che nessun progetto può entrare nell’area senza un parere preventivo del Consorzio e una porzione di superficie è messa a disposizione del Consorzio stesso, affinché resti parte attiva nella sottoscrizione delle convenzioni attuative. Si tratta di clausole pensate per dare al Consorzio un controllo effettivo, non solo formale, e per rendere verificabile, passo dopo passo, la vocazione industriale che l’area prenderà realmente, con un percorso di gradualità e progressività pensato per favorire le condizioni di sviluppo di un’area ferma da oltre cinque anni. Restano naturalmente ferme, in questa cornice di pubblica utilità, tutte le facoltà previste dallo Statuto e dalla legge regionale, nessuna esclusa”.
S potrebbe dire che il Piano ha messo in piedi una sorta di meccanismo armonico di pesi e contrappesi?
“In un certo senso sì. Il Piano prevede un meccanismo che è una sorta di fisarmonica tra gravami e incentivi: chi realizza interventi coerenti con gli obiettivi di sostenibilità energetica e di reindustrializzazione, in cambio ottiene anche margini edificatori aggiuntivi. In altre parole, più un progetto chiede al Piano, più deve restituire alla collettività. Un meccanismo che lega la premialità edilizia alla sostanza industriale e occupazionale dell’intervento, verificata caso per caso attraverso il parere di conformità del Consorzio. Il percorso proseguirà ora secondo il cronoprogramma condiviso dai Soci: pubblicazione e raccolta delle osservazioni, controdeduzioni, e infine approvazione definitiva regionale”.