Firenze – Se ne stanno andando, alle 18 circa, i lavoratori del Collettivo di Fabbrica dell’ex Gkn, che oggi hanno “occupato” la sede di Confindustria in via Valfonda a Firenze entrando nel cortile, dopo aver deciso il blitz a sorpresa scattato nel pomeriggio. I lavoratori non hanno mandato giù l’ennesima diserzione al tavolo di crisi convocato oggi dal Mise presso la Regione Toscana da parte di Qf. Manca anche Confindustria. E allora, eccoli qua, i lavoratori. Entrano dentro il cortile della sede di Confindustria.
“Azienda assente a incontro con Regione, Confindustria anche – si legge nel post pubblicato sulla pagina Facebook del Collettivo di Fabbrica – un territorio intero raggirato, offeso, umiliato. Una cassa integrazione, soldi pubblici, che si vogliono ottenere sotto minaccia. Uno stabilimento sull’orlo del baratro, forse portato a questo punto deliberatamente. E allora, vi piace minacciare e ricattare? Vi piace giocare con la disperazione e il logoramento psicologico di oltre 300 famiglie? Uomini in giacca e cravatta, che forse prendono in un anno quanto noi in dieci anni di lavoro, che minacciano padri e madri di famiglia impegnate a contarsi i dieci euro in tasca. E allora eccoci qua, Confindustria. Con la faccia, con il corpo. Vi piace ricattare e minacciare? Siamo qua. #insorgiamo”.
In sintesi, l’occupazione nasce dunque dal tavolo ministeriale del Mise in Regione a cui Qf non si è presentata, “per l’ennesima volta, lasciando dall’ultimo tavolo al Mise del 31 agosto il “boccino” in mano a Confindustria nazionale”. Che, a sua volta, dicono i lavoratori, “minaccia per ottenere la firma alla cassa integrazione, adombrando, se non si firma, anche la messa in liquidazione della fabbrica”. L’occupazione di Confindustria, sottolineano i lavoratori, nasce da questa situaiozne. “Vogliamo un tavolo serio – dicono – non sotto minaccia e sotto ricatto”.
In una nota stampa, Simone Marinelli, coordinatore nazionale automotive per Fiom-Cgil e Stefano Angelini della Fiom-Cgil di Firenze parlano di “atto scellerato”, in riferimento all’assenza di Borgomeo al tavolo convocato dall’unità di crisi regionale.
Un atto che, secondo i sindacalisti, sommandosi a quanto avvenuto “o meglio non avvenuto” negli ultimi mesi, “dimostra la chiara volontà di far fallire ogni possibile opportunità di rilancio dello stabilimento ex Gkn di Campi Bisenzio. Una mancanza di rispetto verso i lavoratori e le istituzioni”. Per Marinelli e Angelini “Qf è uscita, o è stata allontanata, dal Consorzio costituito, come più volte dichiarato dallo stesso Borgomeo anche in sede istituzionale, per la reindustrializzazione. Modalità subito contestata in quanto non prevista nell’accordo quadro, poiché il Consorzio è un entità che non garantisce il percorso e la tutela dei lavoratori. Da quello che ci risulta non ha mai presentato documenti e domande per l’avvio della richiesta ad Invitalia di attivazione del contratto di sviluppo, ritenuto dallo stesso Borgomeo essenziale per il progetto”.
L’incontro di oggi, come dicono i sindacalisti, doveva servire, a fronte dell’apertura da parte dell’azienda della procedura per la cassa integrazione e della “minaccia a lavoratori e sindacati, in caso di assenza di un accordo condiviso”, di procedere unilateralmente, a fare chiarezza “sulla effettiva volontà di Borgomeo e su come andare avanti per trovare soluzioni concrete, anche alternative”.
Ricordando che domani 28 ottobre “la Fiom parteciperà all’incontro convocato dal ministero del Lavoro per la procedura della cassa integrazione con una posizione chiara: gli ammortizzatori devono servire a tutelare i lavoratori e dare tutto il tempo necessario a trovare una soluzione concreta al rilancio industriale” i rappresentanti sndacali concludono: “Chiediamo al Mise e di convocare immediatamente un tavolo, è necessaria la responsabilità di tutti e l’individuazione di ogni strumento idoneo a salvaguardare l’occupazione e a trovare investitori solidi e credibili”.
Dalla Regione intanto arriva una nota: “Questo pomeriggio Qf non si è presentata alla riunione da noi convocata d’intesa con Mise e Ministero del lavoro, si è detta impossibilitata a partecipare – si legge – L’incontro voleva mettere le basi per la riapertura di un dialogo fra le parti, che come noto è mancato in queste settimane”. Così Valerio Fabiani, consigliere per lavoro e crisi aziendali di Eugenio Giani, che aveva convocato un incontro in palazzo Strozzi Sacrati per offrire una sede istituzionale di mediazione fra azienda, organizzazioni sindacali e Rsu; fare il punto sulle attuali situazioni di Qf e soprattutto agevolare l’incontro delle parti, essenziale alla procedura per la cassa integrazione straordinaria. Una procedura avviata il 6 ottobre con richiesta formale dall’azienda agli organi competenti (istituzioni, organizzazioni sindacali e Rsu) ma anche un percorso complicato dalla formulazione stessa della richiesta di ammortizzatori, ritenuta dalle organizzazioni sindacali non rispettosa degli impegni assunti da Qf a gennaio per la reindustrializzazione. “Domani è già convocato dal Ministero del lavoro il tavolo procedurale per il ricorso alla cassa integrazione; auspico che almeno domani l’azienda si presenti e risponda alle domande che non abbiamo potuto fare oggi -conclude Fabiani -; il nostro obiettivo rimane comunque la reindustrializzazione del sito”.
Intanto, un gruppo dei lavoratori permane dentro la sede di Confindustria fin verso le 18, quando viene presa la decisione di concludere la protesta.