Giovedì 12 marzo al Lyceum di Firenze conferenza di Francesca Fiorelli Malesci su Leo Mattioli e il mondo degli illustratori di Pinocchio, intervento del figlio Giovanni Mattioli e mostra delle illustrazioni per la storica pubblicazione di Vallecchi, riedita quest’anno da Clichy, e dei disegni inediti. Infine anteprima di una collezione di pendenti di Anna della Torre per OroMatto ispirata alla marionetta di Collodi. Iniziativa a cura di Francesca Ambrosi. Ingresso libero.
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Un appuntamento con al centro il «Pinocchio serioso e malinconico, dalla silhouette guizzante e spigolosa, quasi tagliente», del grande disegnatore fiorentino Leonardo Mattioli (1928-1999), nell’anno in cui la casa editrice Clichy pubblica una riedizione delle sue celebri illustrazioni per le Avventure di Pinocchio di Vallecchi del 1955 (disegni completati nel 1954). Così la presidente del Lyceum Club Internazionale di Firenze Donatella Lippi introduce l’evento che giovedì 12 marzo, alle 17,45, lo storico club culturale femminile dedica a “Leo Mattioli e lo straordinario mondo degli illustratori di Pinocchio”, come recita il titolo della conferenza iniziale di Francesca Fiorelli Malesci, coordinatore scientifico del Museo di Casa Martelli. Subito dopo, l’incontro di giovedì, curato dalla vicepresidente del Lyceum fiorentino Francesca Ambrosi e a ingresso libero, prevede un intervento di Giovanni Mattioli – figlio di Leonardo a sua volta impegnato con successo nella grafica e curatore della riedizione Clichy – che completerà il profilo del padre tracciato dalla relatrice con alcuni ricordi, pensieri e aneddoti familiari.
Fiorelli e Mattioli guideranno poi gli ospiti nella visita dell’esposizione di tavole originali delle illustrazioni che Leonardo Mattioli disegnò fra il 1953 e il 1954 per la storica edizione Vallecchi delle Avventure di Pinocchio del 1955 (forse l’unica fra le edizioni storiche che non era stata ancora ripubblicata). Non solo, in quest’occasione saranno in mostra per la prima volta anche gli schizzi inediti per un secondo progetto su Pinocchio mai realizzato, ma di estremo interesse.
E non è tutto. L’evento di giovedì prevede anche un finale con la presentazione in anteprima assoluta di una serie di monili della collezione ‘Pinocchio’, realizzati per quest’occasione, in esclusiva per OroMatto di Anna Gazzi, da Anna della Torre, fashion designer che lavora da oltre 30 anni tra Londra e Firenze come creatrice di gioielli e stilista di accessori di moda. Le sue creazioni, realizzate a mano e spesso in pezzi unici, combinano i più diversi elementi e materiali, antichi e contemporanei.
La serata, che ha avuto il patrocinio della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, si concluderà con un vin d’honneur nella Galleria del Lyceum. Le attività del Lyceum Club Internazionale di Firenze hanno il sostegno dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e il patrocinio del Comune di Firenze.
Per informazioni, Lorenzo Sandiford
333-3459187, lorenzo.sandiford@gmail.com
Abstract della conferenza di Francesca Fiorelli Malesci
“C’era una volta … un re! No ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno. Leo Mattioli e lo straordinario mondo degli illustratori di Pinocchio”
“Eppure quel burattino … rappresentò le mie speranze, la mia utopia”. Leonardo Mattioli, che così descriveva il suo sentire sul Pinocchio pubblicato da Vallecchi nel 1955 – che oggi possiamo ammirare attraverso molti dei disegni e tavole originali esposti presso il Lyceum Club di Firenze- chissà se aveva in mente le semplici parole di Carlo Lorenzini, autore del libro che si apprestava ad illustrare.
Settanta anni prima così raccontava Collodi “erano un centinaio di foglietti, tutti sparpagliati qua e là, come se il vento ci si fosse baloccato. Un bel giorno, tanto per non star lì con le mani in mano, mi saltò l’estro di raccoglierli, di numerarli e di cucirli insieme. Quando li ebbi cuciti, m’accorsi che avevo fatto un libro.” (da Macchiette, 1880). Certo quello che sarebbe poi diventato il libro più illustrato al mondo, non sembrava nella mente del suo autore fonte di cotanta ispirazione!
Il Pinocchio di Mattioli, con i suoi fondi colorati, le tecniche e gli strumenti -matite, acquerelli e tempere stese con i polpastrelli- con i quali Leo ha dato vita alle sue “tavole”, e alla silhouette del burattino, testimoniano, nell’edizione Vallecchi oggi riedita da Clichy, il mondo poetico dell’artista, illustratore disincantato e grafico per necessità.
Dai rapidi tratti a penna di Enrico Mazzanti (è sua la silhouette del burattino ripresa da Mattioli) e Carlo Chiostri (del 1883 la prima edizione Paggi e del 1901 quella Bemporad), alle tavole in quadricromia di stampo internazionale dipinte da Attilio Mussino (medaglia d’oro all’esposizione di Torino del 1911), fino a quella tradizione toscana, equilibrata, moderata ma sagace a cui chiaramente fa riferimento il “figurinaio” Bernardini nel 1930 (artista a cui Mattioli dice di non voler avvicinarsi), il viaggio delle illustrazioni delle Avventure di Pinocchio è lungo e fantastico, viste le innumerevoli espressioni grafiche che, fin da subito, ne hanno decretato il successo. Ma prima di arrivare al nostro Leo non si può non ricordare la versione cinematografica, realizzata nel 1940, del capolavoro di Collodi a opera di Walt Disney. Coloratissimo e sostanzialmente reintepretato, il Pinocchio Disney fa grande concorrenza, a livello mondiale, a quella che era la produzione italiana, imprimendo nell’immaginario collettivo un’impronta piacevole ma astratta
Parte del suo successo internazionale il libro lo deve anche a questo suo essere rappresentazione perfetta degli italiani: bugiardi e opportunisti, sentimentali e poetici, disincantati e ingenui. Proprio per questo piace a noi, perché vi ci riconosciamo, e al mondo perché, un poco, almeno qualche volta, pure gli altri vorrebbero essere italiani.
L’immagine che Mattioli propone, nella sua edizione del ‘55, restituisce Pinocchio alla sua storia otto-novecentesca, un’immagine questa che è tutta italiana e toscana, non a caso vicina, nell’arte e nella vita, al pittore Ottone Rosai.
Francesca Fiorelli Malesci
Nata a Firenze nel 1952 si è laureata in Lettere con Mina Gregori discutendo una tesi di Storia dell’Arte su La chiesa di Santa Felicita a Firenze.
Ha collaborato a partire dal 1973 con la Soprintendenza fiorentina per numerosi anni svolgendo attività professionale nell’ambito della catalogazione di opere, anche notificate, e oggetti d’arte, conducendo ricerche bibliografiche e archivistiche che hanno portato al ritrovamento di materiale inedito.
Dal 1991 è nel ruolo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed ha lavorato presso l’Ufficio Restauri della Soprintendenza e il Museo di Casa Martelli (2000).
Nel 2006 ha conseguito la seconda Laurea magistrale in Storia dell’Arte discutendo una tesi di Museologia con Cristina De Benedictis Una collezione settecentesca: dalla casa al museo. Marco Martelli e la quadreria di famiglia fra due inventari (1771-1813).
Dal 2000 svolge la propria attività presso la direzione del Museo delle Cappelle Medicee e del Museo di Casa Martelli, del quale ha contribuito a curare l’allestimento e l’adeguamento funzionale in occasione dell’apertura al pubblico (2009). Si occupa in modo permanente dello studio e della cura delle collezioni di Casa Martelli.
Ha fatto parte di comitati scientifici per la cura e l’organizzazione di numerose mostre in Italia e all’estero fra cui si ricordano: Pinocchio dalla nascita al presente (Giappone, sei sedi espositive, aprile 2004 – marzo 2005); C’era una volta… Pinocchio a Palazzo Pitti. Da Paggi a Giunti disegni e libri del suo editore (Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, 25 novembre 2006 – 24 marzo 2007). Inoltre, fra le più recenti, Viaggio in Oriente. Fotografie dall’Africa a Casa Martelli, (Firenze, Museo di Casa Martelli, 2013); L’altra metà del cielo. Sante e devozione privata nelle grandi famiglie fiorentine nei secoli XVII-XIX, (Firenze, Museo di Casa Martelli, 2014 – 2015); Voyage en Orient. L’Égypte du photographe Émile Béchard vers 1870-1880, (Pau-France, Musèe national et domaine du chȃteau de Pau, 2014-2015).
È autrice di numerose pubblicazioni fra cui La chiesa di Santa Felicita a Firenze, Giunti, Firenze, 1986; L’Arte nella chiese di Firenze, Scala-Silvana editoriale, Firenze; Hazan, Parigi; Hirmer, München, 2003; L’Avventura delle avventure, in “Art e Dossier”, n. 228, 2006; Palazzo Martelli a Firenze. Dalla casa al museo, in Governare l’arte. Scritti per Antonio Paolucci, Firenze, Giunti Editore-Sillabe, 2008; La donazione Vermehren: non solo strumenti ma anche lastre e stampe fotografiche, in Quaderni di restauro …, Livorno, Sillabe, 2012; Il Rinascimento a Firenze. Capolavori e protagonisti, catalogo della mostra Beijing – Pechino, Gangemi Editore, 2012; Il Museo, una comunicazione difficile, in Scritti di Museologia e di Storia del collezionismo in onore di Cristina De Benedictis, Firenze, Edifir, 2012; Una casa che diventa museo. Una famiglia e la sua storia, Firenze, Polistampa, 2013.
Le Avventure di Pinocchio illustrate da Leo Mattioli (Clichy S.r.l. Ed i z i o n i d i L i b r i)
Sono passati 60 anni da quando l’allora giovanissimo illustratore Leonardo Mattioli (Firenze 9 luglio 1928 – Firenze 11 luglio 1999) pubblicava per l’editore Vallecchi il suo Pinocchio. Un’edizione nazionale già allora molto importante in quanto promossa dal “Comitato per le onoranze a Carlo Lorenzini”, entità che in seguito sarebbe divenuta la “Fondazione Collodi”.
Tra gli illustratori ‘storici’ della fiaba collodiana, ovvero quelli inclusi nella grande mostra “Pinocchio e la sua Immagine” del 1981 (Giunti Marzocco, Firenze), il Pinocchio di Mattioli è probabilmente l’unico a non essere mai stato ripubblicato finora.
Il lavoro è caratterizzato in primis da un uso emotivo ma mai retorico del colore: azzurro carta di zucchero, arancione, rosso spento, marrone e ocra, che vengono alternati in una sorta di solo apparente monocromatismo per costituire in realtà un raffinato sovrapporsi di piani che alimenta e sottolinea le suggestioni della narrazione.
Assoluta e ben riconoscibile è poi l’ambientazione in una Toscana popolare, artigiana e contadina: dalle architetture ai paesaggi, passando per i dettagli secondari (i panni stesi, il fiasco di vino, la botte, le coperture a ‘onduline’), con uno stile compositivo a cavallo tra Ottone Rosai e il cubismo di Braque e Picasso, che si nota ad esempio nell’uso frequente del lettering, compresa la “L” che firma ogni tavola. Lo stesso burattino è sempre rappresentato nella sua geometrica silhouette di mazzantiana memoria ma l’estrema e dinamica leggerezza con cui è tratteggiato sembra sottolineare l’inafferrabilità della sua essenza tra bambino e giocattolo, di automa ribelle e dall’inarrestabile esprit vital.
Il volume comprende in appendice i contributi di Carlo Lapucci, Livio Sossi e Fabian Negrin ed è a cura di Giovanni Mattioli, figlio di Leo, che ha realizzato l’impaginazione grafica e l’editing elettronico delle illustrazioni.