Europee: Lista Tsipras, prove d’Europa

La prova sul campo è favorevole: i cittadini si fermano, chiedono, molti già la conoscono. Ieri mattina, alla passerella dell'Isolotto, con il mercato sull'altra sponda, nel via vai di gente, in molti si sono fermati per firmare. Una lista che è una novità assoluta: lista europea, candidato europeo. Un greco, simbolo della sinistra in Grecia, che raccoglie le firme che serviranno per candidare la lista in Europa e lui al posto di guida, per iniziare il dopo Barroso. Un esperimento che ha visto unirsi la sinistra italiana, più o meno, perché, per citare l'osservazione di Paul Ginsborg, uno dei volti di questa campagna per la prima volta europea in tutti i sensi, “quando si parla di sinistra è veramente difficile dire tutti”. Quasi tutti, allora.

Ma al di là di chi c'è, chi ci sta e chi manca, il vero spirito di questa lista, come spiega lo stesso Ginsborg, è quello di prospettare una via alternativa all'Europa. Cosa significa? “Non certo essere antieuropeisti – spiega il professore – anzi, noi siamo profondamente europei, anche perché riteniamo che l'Europa sia una grande e forse obbligatoria chance da afferrare in un mondo di mercati globali e che la battaglia per tornare indietro sia innanzitutto antistorica. Dunque, siamo per l'Europa. Ma per l'Europa autentica, un'Europa che possegga strumenti di democrazia reale e capacità di prendere decisioni e applicarle”.

Insomma, la lista L'Altra Europa con Tsipras, che nasce  dall’appello di Barbara Spinelli, Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais (ancora nel movimento nonostante le polemiche degli ultimi tempi), Luciano Gallino, Marco Revelli e Guido Viale, vuole imboccare una strada che sembrerebbe non aver nulla da spartire con l'Europa, per intenderci, dell'austerity. A cominciare dalla serrata critica che ne fa Ginsborg, dell'algida e feroce Europa che fa tremare l'Italia e in generale i paesi mediterranei (sorvolando sulla Grecia dalle note vicende, ma anche Portogallo, Spagna, e che qualche sudorino freddo fa venire anche alla Francia) : una critica che al primo punto porta un rilievo di qualche peso, l'accusa di non essere democratica. La riprova?  L'assoluta inefficacia dell'unico strumento di democrazia elettiva che esiste nel sistema politico amministrativo europeo, vale a dire il Parlamento europeo. Un istituto che ricorre al voto dei cittadini ogni cinque anni, e che è stato svuotato di prerogative e contenuti. “Non è democratico il sistema attuale dell'Europa – spiega il professore – in quanto le decisioni vengono prese in gruppi ristretti, chiusi, in comitati che sono commissioni, banche, circoli”. Si potrebbe forse aggiungere autoreferenziali. Del resto, la situazione si comprende anche attraverso un altro dato: “Al Parlamento europeo si trovano 15mila lobbisti – dice Ginsborg – di questi, solo il 5% si riferisce a gruppi preoccupati o che si occupano di ambiente o per esempio sostenbilità”.

Del resto, ciò che non funziona, secondo la lista Tsipras, è la democrazia non solo nella sua forma partecipativa, ma anche solo nella sua forma rappresentativa, quella che scaturisce, insomma, dalla comune elezione popolare. I guasti, segnalano i sostenitori di Tsipras, almeno due: da un lato, i paesi membri tendono a seguire il modello europeo (forzati anche dalle leggi e regole europee, aggiungiamo noi) costruendo governi che non hanno più “bisogno” di ricorso al voto popolare; in secondo luogo, esemplifica Ginsborg, “in vent'anni che svolgo la mia attività di professore negli Atenei, è la prima volta che sento i ragazzi interrogarsi sulla validità o meno della democrazia”.

Ma se questo è il punto fondante, quello da cui si dipartono le conseguenze per le popolazioni europee, prima quella di vivere l'Europa non come madre ma come matrigna origine di  regole incomprensibili o punenti, quali sono le proposte per cambiare la casa europea? Ne parla Tommaso Fattori, altro volto della lista nella sua declinazione fiorentina e toscana, che qualche voce dava per possibile candidato alla corsa per sindaco, settore “sinistrissima”. Di fatto l'obiettivo dichiarato della lista è quello di “porre fine all'austerità e alla crisi”. Come? Tre le priorità politiche indicate, che riguardano lavoro, ambiente, tecnologia. Gli investimenti europei devono andare in questa direzione. E' questa la risposta che permette di ribaltare la crisi. In secondo luogo, sospensione del patto europeo sul bilancio, che è una vera e propria “catena” che non permette ai paesi europei di dar luogo a quegli investimenti pubblici che servono come antidoto al “veleno” rappresentato dalla crisi stessa. In quest'ambito si situa la proposta di una conferenza Europea sul debito pubblico, che guardi a quella che nel 1953 aiutò la Germania a ricostruire la nazione dopo la guerra. Inoltre, il programma per porre fine all'austerità prevede anche ciò che è auspicato da più parti, la creazione di una banca europea che non si limiti a fornire denaro alle banche nazionali, ma sorvegli sull'erogazione di prestiti da queste alle piccole  e medie imprese. Inoltre, tassazione dei guadagni delle operazioni finanziarie.

Settore ambiente, tutto ruota attorno alla trasformazione ecologica della produzione. Una vera e propria rivoluzione che conduce alla creazione di posti di lavoro. Il terzo punto riguarda la priorità sociale, con la riforma delle politiche dell'immigrazione in Europa. Sulla base del rispetto dei diritti umani  e del diritto d'asilo, oltre ad altre misure come quelle studiate per salvare i migranti in mare aperto. Se queste sono le priorità commenta Fattori, “l'obiettivo è quello di creare un'alternativa credibile, per cambiare il mercato. Non è possibile fare un ritocchino marginale. E' necessario creare un forte polo sociale europeo, in cui si innesta con naturalezza anche una misura come la regolamentazione della finanza”.

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