Etichetta d’origine delle carni: obbligo di trasparenza

Tre prosciutti su quattro sono stranieri e il consumatore non ne è a conoscenza, in quanto l’origine non è assolutamente evidenziata in etichetta, salvo per le Dop. L'etichettatura trasparente sull'origine delle carni che vengono commerciate deve essere un obbligo per consentire ai consumatori di scegliere in modo consapevole e agli allevatori di difendere e valorizzare le loro produzioni di qualità. E' quanto osserva la Cia Confederazione italiana agricoltori, precisando che "la trasparenza sull'origine degli alimenti è una scelta che non ha alternative". ll Parlamento europeo a fine gennaio 2014 adottando la Proposta di risoluzione sul Regolamento di esecuzione (UE) n.1337/2013 della Commissione del 13 dicembre 2013 (che fissa le modalità di applicazione del regolamento (UE) n. 1169/2011 per quanto riguarda  la origine obbligatoria per le etichette delle carni fresche, refrigerate o congelate di animali della specie suina, ovina, caprina e di volatili), ha invitato la Commissione a ritirare questo Regolamento e a predisporre una versione modificata che preveda l’indicazione obbligatoria in etichettatura del luogo di nascita, nonché dei luoghi di allevamento e di macellazione dell’animale per le carni non trasformate di animali della specie suina, ovina, caprina e di volatili, in conformità alla legislazione vigente in materia di etichettatura di origine delle carni bovine. La Commissione viene inoltre invitata a eliminare le deroghe previste per le carni macinate e le rifilature.

"Del resto, anche per quanto riguarda i problemi operativi e gli adeguamenti della catena alimentare – sottolinea Cia – non pensiamo che, ad esempio, etichettare un prosciutto crudo o cotto comporti grandi maggiorazioni di costo. Ecco perché, come indicato anche dal Parlamento europeo, bisogna arrivare – conclude la Cia – all’etichettatura d’origine di tutte le carni sia fresche che trasformate.

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