Firenze – “La Consulta, chiamata a decidere sulla costituzionalità dell’ergastolo ostativo, una misura del regime penitenziario previsto dal nostro ordinamento che esclude dall’applicabilità dei benefici penitenziari gli autori di reati di mafia, nel caso in cui il soggetto condannato non collabori con la giustizia, ha dichiarato la norma contraria al dettato costituzionale, ma nelle stesso tempo ha stabilito di rinviare la trattazione delle questioni a maggio 2022”. Di conseguenza, la Fondazione Caponnetto ha deciso, dando seguito a ciò che aveva annunciato, di andare in piazza Duomo, sotto la sede della Presidenza regionale, per mettere un punto, come spiega il presidente Salvatore Calleri: “Questo è un passo, importante, per smontare il sistema della normativa antimafia e temiamo che seguano altri passi, che magari vadano a intaccare norme fondamentali come la 41bis”.
Il punto infatti, come spiega Renato Scalia della Fondazione Caponnetto, è che l’ergastolo ostativo è una pena inappellabile per chi non si pente e non collabora con la giustizia. dunque, una pena che consente di combattere, sempre secondo Scalia, terrorismo e mafie fino al momento in cui il soggetto non decide di collaborare con la giustizia.
“In realtà, la sentenza della Corte Costituzionale – spiega Calleri – è salomonica, nel senso che lascia il cerino in mano al Parlamento. Un po’ più di anno, la decisione della Suprema Corte è del 15 aprile, per ‘consentire al legislatore gli interventi che tengano conto sia della peculiare natura dei reati connessi alla criminalità organizzata di stampo mafioso, e delle relative regole penitenziarie, sia della necessità di preservare il valore della collaborazione con la giustizia in questi casi”.
Per quanto riguarda l’ultima, dolorosa inchiesta toscana che riguarda le infiltrazioni delle ‘ndrine e la loro prossimità con imprenditoria e amministrazione regionale, oltre alla classe politica, il presidente della Fondazione commenta: “Ci avessero dato retta, si possono dare incarichi e costituire tutti gli Osservatori possibili, se non si mastica quotidianamente il territorio, non serve a niente. Noi siamo radicati sul territorio, abbiamo capacità di analisi, predniamo atto del fatto che abbiamo fatto segnalazioni che si sono puntualmente avverate. Purtroppo. Noi siamo a disposizione delle istituzioni. La Toscana felix non esiste più”.
“Tutto nasce dal fatto che la mafia non è più considerata un tema, e qui si unisce la questione toscana con la Corte Costituzionale. Si abbassa la guardia: chi parla di mafia è un rompiscatole, e si verifica questo corto circuito”.
