Firenze – Le scuole toscane riapriranno i battenti sotto il segno del caos. È quanto denuncia la CGIL Toscana, che stamattina ha dato i numeri dell’emergenza docenti, oltre che una convincente idea del disagio serpeggiante nel mondo del precariato. Una vecchia storia, quella del sistema di reclutamento degli insegnanti della scuola pubblica. Vecchia e irrisolta, complicata, anzi – a dire dei sindacati – dalla coesistenza di differenti criteri di assunzione.
Un fiume i docenti da piazzare nelle scuole della Regione (in tutti i gradi di istruzione, dalla scuola dell’infanzia alle superiori), a fronte di una situazione compromessa dalla mancanza di un unico, chiaro, meccanismo di impiego. Sul banco degli imputati, il continuo balletto di riforme e controriforme nel mondo della scuola (speculare a quello dei governi degli ultimi anni) e l’indizione di concorsi pubblici a fronte di graduatorie sature. Italiani popolo di insegnanti? Si direbbe di si, ma meglio specificare che di aspiranti tali si tratta, fermi al palo del precariato – moltissimi – da quasi dieci anni. Tocca alla Toscana il fanalino di coda delle regioni più a rischio stasi. “Qui si è creato un imbuto – ha dichiarato Alessandro Rapezzi di FLC Toscana – per effetto di alcune coincidenze che esaltano i disagi più gravi. Prima fra tutte il ritardo nella formazione delle graduatorie del concorso indetto dall’allora ministro Profumo nel 2012, graduatorie slittate a quest’anno (cosa che peraltro ha comportato il blocco nelle assunzioni nel 2013) e, in seconda battuta, il trasferimento in massa di docenti da altre province, a causa del rinnovo delle graduatorie a esaurimento. Se a questo si aggiunge il numero non adeguato di immissioni in ruolo, si fa presto a vedere la Toscana al centro del dibattito”.
Le regole di formazione della graduatoria dell’ultimo concorsone sono di fatto cambiate al passaggio di dicastero. “Non si possono cambiare le regole del gioco a gioco in corso”, denuncia Rapezzi, che rivendica anche la contrarietà del sindacato all’indizione di nuovi concorsi. “Ci siamo opposti al nuovo concorso fin dall’inizio – tuona – perché riteniamo che prima vada risolto il problema delle graduatorie ad esaurimento nate nel 2007”. Istituite dal governo Prodi, prevedevano un piano di 150.000 assunzioni a esaurimento. “Peccato poi che la Gelmini abbia tagliato 130.000 cattedre e riformato gli ordinamenti senza cambiare le classi di concorso”. L’ultimo concorso risulta quindi plasmato su nuove regole ma vecchie classi.
Altro problema in cima alla lista dello stagnamento, il sistema binario degli organici. “Abbiamo l’organico di diritto – prosegue Rapezzi – stabilito ad aprile, e l’organico di fatto che viene stabilito nel periodo estivo per garantire il funzionamento delle scuole. Questo significa che gli spezzoni delle cattedre sotto le 18 ore vanno tutte nell’organico di fatto, senza toccare quello di diritto, dove i precari non si contano. Dalle tabelle si vede che la differenza tra organico di diritto e organico di fatto, in Toscana, corrisponde a oltre 3000 posti. Tutti gli anni si assegnano tra le 3000 e le 35000 supplenze ai precari della Toscana e non capiamo perché questi posti non si possano stabilizzare”. Non solo. “I posti di ruolo assegnati non coprono tutti i posti vacanti ma solo il 58%, quindi quei posti che da domani si daranno vanno a convivere con il 58% di quello che lo Stato ritiene essere la base dell’organico. Superiamo questa logica e stabilizziamo i 5000 posti. In questo modo si andrà verso la progettazione di un nuovo sistema di reclutamento”.
Prima, però, va sciolto anche il nodo degli spezzoni di cattedra sotto le 6 ore, ad oggi lasciate alla discrezione dei dirigenti scolastici, che naturalmente attingono al personale della scuola. “Anche quelle vanno date ai precari”, tagliano corto i sindacati, che insistono sulla liquidazione delle liste nate nel 2007 per permettere a ai precari storici di lavorare. “Le procedure concorsuali dovrebbero fermarsi; se continuiamo a fare concorsi, continuiamo a produrre precariato”.
Qual è, in definitiva, la situazione del corpo docente in Toscana al prossimo 15 settembre? Non molto distante da quella degli anni scorsi, a fronte di una crescita proporzionale di insegnanti e ragazzi. Si parla di oltre 5000 supplenze su un organico di circa 42-43.000 unità, tra il 5 e il 10% di posti che servono a far funzionare la scuola, che il 15 settembre difficilmente saranno occupati. “Questi 5000 vengono dopo i 2000 che vengono assunti, per concorso, questa settimana – chiarisce Rapezzi – a cui viene data la provincia per il ruolo. La prossima settimana i chiamati saranno riconvocati in ogni provincia insieme a quelli delle graduatorie ad esaurimento, verranno assegnate le 2000 sedi di ruolo, poi si partirà con le 5000 supplenze. Immaginatevi, provincia per provincia, la complessità di queste operazioni.”.