Elezioni: a Reggio Emilia nasce un nuovo modello

La geopolitica cambia e si aggiorna anche in un paese come l’Italia dove il potere si è concentrato sull’asse Roma-Milano, considerando “romani” tutti coloro che hanno acquisito nella capitale un’idea comune sulla gestione del governo della cosa pubblica come punto di incontro fra vassalli, valvassini e valvassori, dove la spartizione mostra tutte le caratteristiche di un affare privato.

Oggi quest’asse passa sempre lungo la linea dell’alta velocità, ma le stazioni principali sono diventate Firenze e Reggio Emilia, un binomio che prende il volto di Matteo Renzi e Graziano Delrio, numero uno e numero due di Palazzo Chigi. E attenti a quei due, perché stanno per l’appunto cercando di cambiare quel modo di governare che ha portato l’Italia sull’orlo del precipizio.

La creatività e la tradizione toscana e il pragmatismo emiliano possono diventare la miscela propulsiva di un cambio di passo di questo benedetto Paese dove un tipaccio come Genny detto a’carogna può assumere le vesti di un condottiero con il quale lo Stato è costretto a venire a patti? A poco più di 70 giorni dall’avvio del duumvirato è prematuro fare anche soltanto un bilancio di previsione ma, osservando con un minimo di attenzione quanto si muove in queste settimane di vigilia elettorale, si percepiscono i segnali di un cambiamento interessante del modo in cui si muovono le forze in campo.

Cominciano a saltare i  vecchi schieramenti e si affacciano nuovi soggetti sostenuti dalla società civile che mettono in gioco la loro voglia di una svolta decisa della politica come arte di governo che media gli interessi di parte per raggiungere decisioni che vengano riconosciute come bene comune dalla più ampia maggioranza possibile dei cittadini.

Non c’è da stupirsi che uno dei segnali più interessanti venga da Reggio Emilia, uno dei capisaldi del consenso del Partito democratico per il segretario Renzi (72%), per anni laboratorio privilegiato del sindaco Delrio. Tra le liste che sostengono il candidato sindaco del centrosinistra Luca Vecchi, ce n’è una del tutto anomala perché non è solo uno dei tanti simboli costruiti a tavolino per una mera questione di ingegneria elettorale. La lista si chiama “SvoltaRe” e si presenta agli elettori reggiani con lo slogan : “Con Renzi in Italia, con Vecchi a Reggio”.

Nel simbolo compare stilizzata l’immagine della stazione dell’alta velocità progettata da Calatrava, in bianco su sfondo azzurro: “La stazione Mediopadana, sta proprio a dimostrare il forte sguardo verso le opportunità di innovazione che la città ha davanti a sé per i prossimi anni”, affermano i promotori.  E tra queste opportunità vi è “l’importante cammino di riforme intrapreso dal premier Matteo Renzi,  stimolo per portare il proprio contributo di semplici cittadini, molti dei quali alla prima esperienza politica, con trasparenza, passione ed onestà”.

Ma più che nel messaggio, la novità sta nella storia delle persone che ne fanno parte o che la sostengono. I promotori  provengono da esperienze diverse,  al di fuori del centrosinistra.  Vanda Giampaoli, per esempio viene da Forza Italia, Filomena De Sciscio, assessore al bilancio uscente dell’Idv, Mario Poli è consigliere provinciale dell’Udc ed Emiliano Malato è un ex consigliere comunale del centrodestra, esperto di sicurezza. I 28 candidati sono rappresentanti della società civile, per lo più giovani e senza precedenti esperienze politiche, fra cui molti liberi professionisti, che operano in diversi settori, dall’architettura alla comunicazione.

Un gruppo politicamente eterogeneo, definibile genericamente “di centro/centrodestra”, che non rinnega le proprie origini per andare là dove ti porta il vento, ma che lancia un messaggio che potrebbe essere raccolto da tante altre città italiane.  Proviamo a riassumerlo: in un momento di gravi difficoltà economiche, politiche e istituzionali alle quali qualcuno ha deciso finalmente di porre mano, occorre creare un movimento per sostenere questo qualcuno al di là della vecchia dialettica politica che ha portato alla paralisi, e che dunque è stata un fattore cruciale dell’aggravarsi  della crisi economica.

La città guarda al di fuori delle sue mura e cerca di agire all’interno come all’esterno, localmente ma con uno sguardo alla comunità nazionale, per diventare soggetto del cambiamento e dare un contribuito perché questo avvenga nell’interesse di tutti.  Così Reggio diventa un laboratorio che sta mettendo a punto un modello che potrebbe presto avere una valenza bel al di là della via Emilia.

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