Fino al 1940 – circa 70 anni fa – l’Europa ha svolto un ruolo egemonico, durato più secoli, sul piano planetario.
Con la fine della seconda guerra mondiale questo ruolo ebbe termine. A partire dal 1948, la contrapposizione tra i due vincitori della seconda guerra mondiale: USA e URSS, portò: alla costituzione del Patto Atlantico, da parte degli USA, del Canada e dei paesi dell’Europa Occidentale, ed alla costituzione del Patto di Varsavia da parte dell’URSS e dei paesi dell’Europa orientale. Iniziò il periodo della guerra fredda. Nell’ambito del Patto Atlantico, nel marzo 1957, Francia, Germania, Italia Belgio,Olanda, Lussemburgo, costituirono a Roma la CEE: Comunità Economica Europea. Lo scopo dei sei Paesi era di elaborare
congiuntamente politiche nei settori economici, sociali, doganali, etc.
Dal 1972 alla CEE aderirono progressivamente altri paesi dell’Europa occidentale. Nel 1979 ebbe luogo la prima elezione a suffragio universale dei componenti del Parlamento europeo. Il fatto che i nove paesi aderenti allora alla CEE (nel 1997 la Comunità Economica Europea prenderà il nome di “Unione Europea”) si siano recati alle urne per eleggere il loro Parlamento, costituì una svolta nella storia del Continente.
Nel periodo 2004-07 aderirono all’ Unione molti paesi che avevano fatto parte del “blocco sovietico”. Nel 2013 aderì la Croazia. A livello planetario l’Unione Europea – frutto dell’adesione progressiva dei singoli stati membri (attualmente sono 29 dei quali 18 impiegano la stessa moneta)- si configura come unità “originale”, che consente la riappropriazione da parte dei popoli del controllo dell’economia e della sicurezza. La riappropriazione, cioè, dei problemi di fondo che ormai hanno perduto la dimensione nazionale, per assumere quella internazionale.
Sono Paesi, per altro, che provengono oltre che dalla esperienza democratica, anche da quella fascista: Spagna, Portogallo,Grecia; e da quella comunista: i paesi satelliti dell’URSS, dell’Europa centro-orientale. E’ naturale quindi che l’ evoluzione istituzionale, in senso federale, ha bisogno di un processo di maturazione il cui sviluppo non può essere nè semplice né di breve periodo.
Si tratta di coniugare formazioni, comportamenti e prassi sociali determinate da esperienze particolarmente diverse tra loro.
Il fatto che in questa prima fase, i 29 paesi aderenti all’U.E. appaiano operare nella realtà, più come un mercato che come un modello di comunità multinazionale, non deve sorprendere. Il processo d’integrazione è in atto e costituisce un esempio di alto significato per il contesto internazionale. Il limite più vistoso della democrazia nel mondo contemporaneo, infatti, è determinato dal fatto che le istituzioni e le procedure democratiche operano solo entro i confini nazionali.
Per il ventunesimo secolo, che è il tempo in cui viviamo, questo è il limite più vistoso, inadeguato e preoccupante. Il processo di globalizzazione che caratterizza questo tempo: controllo dell’ambiente, sviluppo dell’economia, etc. può avere sviluppo solo a livello internazionale. I singoli stati , perso il controllo delle decisioni strategiche, si limitano a governare aspetti secondari della vita politica.