Economia sociale, il non profit toscano gode ottima salute. E punta al futuro

 
I dati sono quelli elaborati da ReteSviluppo, istituto ricerca Spin off dell'università di Firenze nato nel 2008 a Prato, secondo cui in Toscana sono circa 24 mila gli enti rilevati nel 2011, per un numero di occupati pari a 41.913, cui si vanno ad aggiungere quasi 19 mila lavoratori esterni ed oltre 432 mila volontari. Numeri importanti, che si pongono in linea con quanto rilevato dall'Istat nazionale. E che, in estrema sintesi, segnala l'economia sociale e il non profit come uno dei pochi settori ancora in crescita nonostante la crisi.
Tant'è vero che, rispetto al 2001,  il settore ha fatto registrare una crescita straordinaria sia per gli occupati (+37%) sia per il numero di volontari (+44%). Un dato in crescita che riassume l'importanza sempre più fondamentale  che il non profit sta assumendo, al fianco delle Pubbliche Amministrazioni, nell’erogazione di servizi pubblici e, in particolare, nel potenziamento di quel “welfare di prossimità” che rappresenta un vero valore aggiunto, in particolare per le realtà impegnate nei settori sociale, sanitario e dell’educazione; ambiti, d'altro canto, in cui si concentra circa l’80% dell’occupazione non profit nella nostra regione e che, nel periodo 2001-2011, hanno registrato: +158% per quanto riguarda i lavoratori esterni, +37% gli addetti, +44% i volontari, + 30%

 
Il quadro regionale rappresenta bene l'importanza del non profit : la Toscana, insieme a Trentino-Alto Adige, Umbria e Marche, risulta tra le prime regioni in Italia per numero di volontari impegnati. Inoltre il volontariato ha la funzione, per molte di queste realtà, di rappresentare un primo momento di contatto e formazione per giovani che poi trovano opportunità di lavoro in cooperative sociali, associazioni e altri enti non profit presso cui in precedenza hanno operato in veste di volontari. 

I numeri toscani segnalano un forte aumento dei volontari nelle province di Lucca (+59%), Siena (+62%) e Arezzo (+50%). I settori maggiormente interessati dalla crescita del numero di volontari sono quelli che riguardano le attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (+58%), l’istruzione (+104%) e le attività professionali, tecniche e scientifiche (+188%), seguendo un trend di crescita che rispecchia il dato nazionale. È interessante notare anche il boom di volontari impiegati nel non profit nelle province di Firenze, Prato e Grosseto in attività professionali, tecniche e scientifiche (con valori che nel 2011 triplicano o quadruplicano quelli del 2001).

Nel panorama nazionale la Toscana, secondo i dati analizzati da ReteSviluppo, si pone inoltre in una posizione di avanguardia per quanto riguarda il rapporto tra addetti, volontari e popolazione del territorio. Scomponendo il dato a livello provinciale, osserviamo che il maggior numero di occupati nei settori del no profit, rispetto alla popolazione di riferimento, si trova nelle province di Arezzo e Siena, seguite da Massa-Carrara e Pisa. Il quadro cambia lievemente rispetto al numero di volontari; se da un lato si conferma una quota elevata per la provincia senese, dall’altro vediamo una maggiore presenza di volontariato nelle province di Firenze e Lucca.
 
In sintesi, il settore del non profit toscano è non solo vitale, ma rappresenta un'importante risorsa, una potenzialità  già in grado di afferrare la sfida per esprimersi al meglio. E di occasioni di sfida si parla nell'ambito del governo centrale: secondo quanto affermato dal ministro del Lavoro Poletti l’economia sociale non deve essere più intesa “come un elemento che arriva a posteriori a riparare i danni sociali  prodotti, ma come un protagonista che  interviene dall'inizio ed evita che i problemi si producano”.  Del resto, è ormai dato acquisito che, nel corso degli ultimi anni, come ricorda l'analisi di ReteSviluppo, “le cooperative sociali, le associazioni e tutti gli altri soggetti del settore hanno svolto un fondamentale ruolo ‘cuscinetto’ rispetto alle forte tensioni presenti nel Paese e nella nostra regione a livello economico e all'interno del mercato del lavoro. L’economia sociale ha mostrato una maggiore resilienza all'attuale quadro congiunturale, coniugando crescita economica, occupazione e solidarietà”. Inoltre, alla fine dell’attuale crisi economica, è  molto probabile che sia avvenuta una sorta di “rivoluzione” nel modo di fare impresa e nel profondo delle strutture economiche rispetto a neanche un decennio fa. In questo contesto, l’impresa sociale potrebbe rappresentare, con il suo duplice aspetto di innovazione-attenzione alle fasce deboli, una via di crescita, per la Toscana e per l’Italia

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