Ecomafie, Toscana sotto attacco, crescono di circa il 17% gli illeciti penali

Firenze – Ecomafia, la pandemia non ha fatto allentare la presa sul territorio da parte delle organizzazioni criminali.  A fotografare la situazione è il nuovo Rapporto Ecomafia 2021, realizzato da Legambiente con il sostegno di COBAT E NOVAMONT ed edito da Edizioni Ambiente. In Toscana continua l’attacco contro l’ambiente: ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, archeomafia, reati contro la fauna, ecco i settori più interessati dal fenomeno “ecoreati”. I numeri, i dati e le tante storie del Rapporto sono stati presentati oggi, nel corso di una conferenza stampa regionale organizzata da Legambiente, che ha visto la partecipazione di Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente Toscana,  della Gen. Marina Marinelli, Comandante della Regione Carabinieri Forestale “Toscana”, di Antonio Pergolizzi, Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente e di Don Andrea Bigalli, Referente di Libera Toscana.

In sintesi, la Toscana continua ad avere il ruolo di regione del centro-nord più esposta ai crimini di ecomafia, risultando stabile al sesto posto dopo le regioni di storica presenza della criminalità organizzata, ovvero Campania, Calabria, Sicilia Puglia e Lazio. I numeri che danno la dimesnione del fenomeno li espone il Presidente di Legambiente Toscana Fausto Ferruzza, e sono senz’altro inquietanti.

I numeri parlano chiaro – dice Ferruzza –  2000 reati (corrispondenti al 5,7% sul totale dei reati accertati su scala nazionale),  1786 persone denunciate, 2 arresti e 490 sequestri. Livorno risulta la città più colpita della regione con 477 reati, segue Firenze con 279 e Arezzo con 149 reati”.

“In Toscana i fenomeni principali non riguardano associazioni mafiose – spiega la Gen. Marina Marinelli, Comandante della Regione Carabinieri Forestale “Toscana” –  ma c’è un’ordinaria attività di controllo su ordinarie condotte illegittime di tipo amministrativo o penale che viene svolto con continuità dal personale dei Carabinieri forestali presenti sul territorio. Nel corso del 2021, sebbene non abbiamo ancora concluso le statistiche e comunque le attività non siano a tutt’ora terminate, abbiamo svolto circa 445mila e 500 controlli sia amministrativi che penali, di cui circa 3700 illeciti amministrativi e 1371 illeciti penali”. Il numero degli illeciti penali è significativo e soprattutto “in crescita rispetto al 2020 e nonostante si tratti ancora di dati provvisori, però da un esame del fenomeno, risultano il 17% di illeciti penali in più”.

Il rapporto Ecomafia, presentato in conferenza stampa alla Libreria Libri Liberi a Firenze, ha analizzato i dati frutto dell’intensa attività svolta dalla Magistratura, da tutte le forze dell’ordine, dalle Capitanerie di porto, unitamente al Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (SNPA) nato dalla sinergia tra Ispra e Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente e dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Il Rapporto è stato suddiviso in settori, che rendono significativa e immediatamente percepibile l’ampiezza dell’attività criminosa messa in atto dalle cosche. 

Ciclo dei rifiuti – La flessione più significativa, probabilmente riconducibile ai periodi di chiusura di molte attività produttive durante i lockdown, è quella relativa al ciclo dei rifiuti. Per quanto riguarda le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti, la nostra regione  migliora leggermente sul piano quantitativo rispetto agli anni precedenti: 380 reati accertati nel 2020 (4,6% su territorio nazionale), 422 denunce e121 sequestri. Su scala provinciale le maggiori criticità si evidenziano nella provincia di Firenze (76 infrazioni accertate, 1,4% su totale nazionale, 76 denunce), seguita da Arezzo (50 infrazioni accertate, 61  denunce e 32 sequestri) e da Siena (39 infrazioni accertate, 1% su totale nazionale, 46 denunce e 14 arresti). Sul piano qualitativo, l’inchiesta KEU balzata agli onori della cronaca nell’aprile 2021, e che quindi verrà ufficialmente conteggiata nel prossimo rapporto, si è articolata tra le province di Firenze e Pisa, interessando il cuore del distretto conciario della Toscana. L’indagine prende il nome dall’inerte finale che si ottiene dal trattamento dei fanghi prodotti dagli scarti della concia delle pelli. In teoria, un “esempio” di economia circolare che, secondo le indagini condotte dal Comando Regione Carabinieri Forestale Toscana, con la collaborazione del Nucleo Operativo Ecologico di Firenze, nascondeva in realtà un’intensa attività di smaltimento illecito di rifiuti, con alte concentrazioni di inquinanti, a cominciare dal cromo e dall’arsenico, finiti su terreni o come riempimento per rilevati stradali. 

Ciclo del cemento –  Il mattone selvaggio è servito, in alcuni contesti, per spalancare le porte alle ditte in odore di mafia. Quest’anno la Toscana sale dalla sesta posizione con 782 infrazioni accertate, (il 6,9 % sul totale nazionale), aumentano le denunce a 791 e i sequestri effettuati. Su scala provinciale le maggiori criticità si evidenziano nella provincia di Livorno con 103 reati, Firenze 88 e Siena 49 su  totale nazionale.

Aecheomafie – Aumentano i controlli (11.801, una media di 32 al giorno, con una crescita, rispetto all’anno precedente, del 32%) e diminuiscono i furti (-18%), le persone denunciate e gli arresti. Il Lazio, con il 14,7% del totale nazionale, è la regione dove si registra il maggior numero di furti, seguita da Puglia (11,6%), Toscana (10,6%) e Campania, con il 9%.

Delitti contro la fauna – La classifica regionale dell’illegalità contro la fauna nel 2020  sulla terraferma e a mare in Toscana vede 498 reati (6,1% su totale nazionale), 430 persone denunciate e 266 sequestri. Livorno con 310 reati è ottava nella classifica nazionale.

A questi temi, si aggiungono due tematiche degne, per la loro importanza, di essere segalate separatamente. In primis, gli shopper fuori legge, ovvero le buste di plastica, che  nel 2020, secondo i dati dell’Osservatorio di ASSOBIOPLASTICHE, vedono un quarto delle borse di plastica consumate in Italia non ancora a norma. Nello stesso anno, nonostante le restrizioni dovute al COVID-19 e i mercati per buona parte del tempo chiusi o ridimensionati, sono finite sotto sequestro più di 15 tonnellate di shopper prodotte con materiali non rispondenti ai requisiti di legge. Altro punto dolente, il commercio illegale dei cosiddetti F-gas, ossia i gas refrigeranti più utilizzati nel mercato, non pericolosi per l’ozono come i gas Cfc, da tempo ormai al bando, ma lo stesso dannosi per il loro effetto serra. Solo nell’ambito di due operazioni, svolte entrambe nel mese di febbraio 2021 dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, la prima a Varese, la seconda a Milano, sono state intercettate oltre 14,5 tonnellate di F-gas provenienti dalla Turchia ma prodotti in Cina. Secondo gli investigatori, l’Italia sarebbe al centro dei flussi illegali di gas refrigeranti introdotti in Europa, provenienti soprattutto dai corridoi dell’Est.

Sui dati esposti nel Rapporto, interviene con una riflessione il Presidente della Fondazione Antonino Caponnetto Salvatore Calleri, che apre un altro fronte: “Per quanto riguarda l’ambiente, la Fondazione, oltre a recepire quanto di interessantissimo emerso dal Rapporto di Legambiente, ritiene necessario che venga posta la massima attenzione al rischio riciclaggio/investimenti criminali collegato alle energie alternative”.

Di fronte a una situazione di belligeranza continua che vede l’impegno di tutti i soggetti istituzionali e delle associazioni per combattere una situazione che si sta trasformando in un vero e proprio conflitto a difesa dell’integrità dell’ambiente, Legambiente rilancia 10 proposte. Dieci punti che chiamano direttamente la responsabilità della politica nell’affrontare con strumenti adeguati la situazione.

Al primo posto, la richiesta è di completare quanto prima l’iter di approvazione della legge di riforma costituzionale che modifica gli articoli 9 e 41 della Costituzione, grazie alla quale vengono sanciti principi fondamentali di tutela dell’ambiente e degli animali, insieme al rispetto della salute e dell’ambiente nello sviluppo di qualsiasi attività d’impresa. Altro step, inserire, con il primo provvedimento utile, i delitti ambientali previsti dal Titolo VI-bis del Codice penale e il delitto di incendio boschivo (423-bis), considerata la loro gravità e complessità, tra quelli per cui non scatta alcun automatismo in materia di improcedibilità. Ripristinare, se necessario con una modifica legislativa, la corretta attuazione da parte delle prefetture di quanto previsto dall’articolo 10-bis della legge 120/2020, che ne stabilisce il potere sostitutivo in tutti i casi, anche antecedenti all’approvazione della norma, di mancata esecuzione da parte dei comuni delle ordinanze di demolizione di immobili abusivi; approvare il disegno di legge contro le agromafie, licenziato dal governo nel febbraio del 2020 e ancora fermo alla Camera; approvare il disegno di legge contro chi saccheggia il patrimonio culturalearcheologico e artistico del nostro paese, approvato nell’ottobre del 2018 alla Camera e ancora fermo al Senato; introdurre nel Titolo VI-bis del Codice penale sanzioni adeguate ed efficaci nei confronti di chi commette crimini contro gli animali (fino a 6 anni di reclusione e 150.000 euro di multa); rimuovere la clausola dell’invarianza dei costi per la spesa pubblica prevista sia nella legge 68/2015 sia in quella che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (la legge 132/2016); emanare, da parte del ministero della Transizione Ecologica, i decreti attuativi della legge 132 del 2016 che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (ancora non pubblicati al momento in cui scriviamo questo rapporto) e prevedere incrementi di organico per il Sistema nell’ambito del reclutamento di nuovo personale a cui affidare i controlli sulle opere da realizzare con il PNRR; garantire l’accesso gratuito alla giustizia da parte delle associazioni, come Legambiente, iscritte nel Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS) e impegnate di fronte a qualsiasi autorità giudiziaria in qualsiasi grado di giudizio nel perseguimento dei propri fini statutari; infine, inasprire le sanzioni per il delitto di traffico organizzato di rifiuti, ai sensi dell’art. 452-quaterdecies del Codice penale, innalzando le pene di reclusione da 3 a 8 anni (10 nel caso di rifiuti radioattivi) e introdurre nuove sanzioni penali in materia di smaltimento illecito di rifiuti.

Foto: Legambiente https://www.legambiente.it/

 

 

 

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