Ogni volta che è stato dato per finito, Silvio Berlusconi è risorto come l’Araba Fenice. Per questo occorre essere prudenti prima di affermare che la parabola del Cavaliere è davvero giunta a conclusione per mano dei giudici. Di certo la situazione oggi è diversa: la Corte di Cassazione ha infatti confermato la condanna a 4 anni (3 dei quali coperti da indulto) inflitta in appello dai giudici del Tribunale di Milano ma ha annullato la pena accessoria, ovvero 5 anni di interdizione dai pubblici uffici ordinando il rinvio degli atti alla Corte d’appello per rideterminare la pena.
La sentenza si presta dunque a una duplice lettura: Berlusconi da oggi è ufficialmente condannato in via definitiva, ma è altrettanto vero che l’annullamento dell’interdizione dai pubblici uffici gli lascia ancora una certa liberta di manovra e potrebbe essere il filo che terrà in vita il governo Letta ancora per qualche tempo.
La sentenza è arrivata dopo sette ore di camera di consiglio, al termine di una giornata di attesa spasmodica da parte di tutto il mondo politico. Attesa che conferma ciò che molti si affannano a negare: le sorti del governo sono legate a doppio filo con le vicende processuali del Cavaliere.
Oggi la Cassazione se non altro ha contribuito a fare chiarezza su un punto: Silvio Berlusconi è colpevole di frode fiscale. La condanna è definitiva e anche i grantisti per opportunismo devono prenderne atto.
Ora la partita politica si giocherà sull’annullamento dell’interdizione. E più che il carcere Berlusconi temeva di essere messo fuori dai giochi, impossibilitato a fare telefonate e partecipare agli incontri. Una libertà di manovra sufficiente per dire che la parabola umana e politica del Cavaliere non è ancora finita.