Due Feste in una, una pro ed una (come) contro la Repubblica. E ci sono associazioni che appoggiano entrambe con una sana schizofrenia di sinistra

Dunque, c’è la Festa della Repubblica, 76esimo anniversario, ed una specie di contro-festa, la Festa dell’Arepubblica. Dove in quell’alfa privativo è facile immaginare cosa non ci vorrebbero ci fosse (ad esempio l’esercito e le Forze di Polizia tutte), più difficile invece supporre cosa e quale forma di Governo possa loro piacere. Anche se un vago sospetto ci sovviene. Accadono entrambe a Reggio Emilia, pressoché contemporaneamente (una al mattino, l’altra poche ore dopo), peraltro una vicina all’altra. La prima nella piazza e nei luoghi istituzionali, la seconda al Parco Cervi, come a ribadire per l’ennesima volta, già dal nome evocativo, che la Resistenza come la intendono lorsignori, i compagni che a sinistra sbagliano e risbagliano ma si perdonano sempre, sarebbe lungi dall’essere conclusa.

Fin qui niente di male, la nostra Costituzione permette anche a costoro, venati di una identità un tantino schizofrenica, di esprimersi e far baldoria, nei limiti di legge, anche contro quella stessa (se non tutta in parte) Carta costituzionale che dà loro libertà quasi assoluta ma che utilizzerebbero volentieri, per interi capitoli, come carta igienica nei bagni della loro kermesse arepubblicana. Il bello si fa per dire poi è che, scorrendo le sigle che chiosano la manifestazione del Cervi eccepente sull’articolo 11 della Costituzione italiana, e dunque fortemente e ferocemente contrarie alla nostra difesa nazionale, ti accorgi che molte delle stesse si sono schierate in questi mesi di aggressione russa all’Ucraina, limpidamente contro America e Nato, assai meno contro Putin. Quindi, ricapitolando, sono contro il nostro esercito di difesa, di uno Stato repubblicano democratico, liberale socialdemocratico ma insomma non gli fa poi così schifo, anzi, quello d’offesa e d’invasione di un’Autocrazia sovranista, militarista ed imperialista come l’attuale Russia putiniana. Molto bene, andiamo avanti.

Purtroppo però, ed è qui la nota più dolente, ci ha fatto sobbalzare sulla poltrona leggere come associazioni così importanti storicamente ed i cui valoro sono stati determinanti nella stesura della Costituzione stessa quali l’Anpi, a Reggio almeno, abbiano apposto la loro firma di sostegno ad entrambe le manifestazioni, sia quella repubblicana che quella arepubblicana. Vedete, non è solo o tanto questione di cerchiobottismo utilitarista quanto di sostanza concettuale ed ontologia democratica. Questo continuo flusso di cortocircuiti storici e culturali, anche solo simbolici come questo del doppio appoggio a sit-in di fatto antitetici, e che bloccano lo sviluppo compiuto di una democrazia moderna almeno dalle nostre parti, è lo stesso che sta poi alla base della teoria di giustificazioni che costellano il passato ed il presente della comunità locale. Che hanno visto concertini filobierrini in circoli Arci (e vedrete che finirà tutto a tarallucci e vino) e manifestazioni “di sinistra” per la pace ma non esplicitamente per l’Ucraina, Paese libero e sovrano, selvaggiamente bombardato e devastato dalla Russia. Perché se le bombe piovono, per qualsiasi ragione da Ovest, si corre in piazza contro gli States e l’Occidente, ma se vengono sganciate da Est, ci si raduna con la bandiera arcobaleno (e magari si tifa pure per l’aggressore).

Non si può essere repubblicani al mattino e arepubblicani sul far della sera.

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