Salta il grande inciucio. Sono andati vuoto il primo e il secondo scrutinio, con molti franchi tiratori che hanno affossato definitivamente la candidatura dell’ex presidente del Senato. Nella seconda votazione non ci sono state sorprese: oltre 440 schede bianche, e Stefano Rodotà in testa ma fermo a quota 226, bel lontano dal quorum necessario per l’elezione. Il risultato è frutto della decisione di Pd, Pdl e Scelta civica di votare scheda bianca.
“Bisogna prendere atto di una fase nuova – ha commentato il segretario del Pd Pierluigi Bersani-. Tocca al Partito Democratico la responsabilità di avanzare una proposta a tutto il Parlamento. Questa proposta sarà, come nostro costume, decisa con metodo democratico nell’assemblea dei nostri grandi elettori”. Adesso si aprono due strade per il Pd: o si trova un nuovo accordo con il Pdl in modo da fare convogliare i voti su un altro nome condiviso (D’Alema) o si cerca una convergenza con Grillo. In quest’ultimo caso potrebbe spuntarla Rodotà, ma sono in ascesa le quotazioni di Romano Prodi. E’ stato lo stesso leader del Movimento 5 Stelle ad aprire all’ipotesi del Professore al Quirinale. Le prossime ore saranno decisive, non solo per il Colle. La base del Pd è infatti in rivolta e il partito rischia seriamente una scissione.