di Anna Pireddu e Enrico Catassi
Il climate change è talmente impattante da rimodellare i modelli meteorologici del Pianeta. Effetti diretti, oltre alla minaccia per gli ecosistemi, sono riscontrati anche nel sociale. Dove a caduta inficiano sulla qualità della vita, dalla salute alla conflittualità. Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite (UNDRR), che coordina le strategie per il rischio disastri a livello mondiale, il caldo estremo probabilmente causerà il 370% di morti in più negli anziani entro il 2050, se le temperature dovessero salire di 2° C. Lo studio prospettico si basa sull’analisi compiuta a partire dal ’90, rilevando una crescita dell’85% dei decessi, negli adulti in età superiore ai 65 anni. Parallelamente, nel corso del tempo, studi hanno evidenziato le reazioni psicologiche nelle persone in conseguenza del calore. Mostrando un legame tra temperature elevate e criminalità. Il giudizio empirico è che il fattore del cambiamento climatico aumenta i tassi di criminalità o, se vogliamo leggere il dato su doppia prospettiva, ne rallenta la diminuzione. In Finlandia, dal 2017, è stato riscontrato che un aumento della temperatura di un grado ha inciso per l’1,7% in più dei crimini.
Conseguenze epidemiologiche per l’intensità e la durata delle ondate di calore anche su lavoro e produzione. In base alle statistiche si stima che il 35% di coloro che lavorano sotto stress termico sperimenta problemi di salute. Ed il 30% riporta invece perdite di produttività nel lavoro. La World Meteorological Organization ha osservato che il rendimento dei lavoratori diminuisce del 2–3% per ogni grado sopra i 20°C. E che le patologie cliniche diffuse e più o meno gravi sono: colpo di calore, disidratazione, disfunzione renale e disturbi neurologici. Per la metanalisi il 15% dei pazienti o vittime da caldo soffre di malattia renale. Nel complesso circa metà della popolazione mondiale subisce conseguenze negative a causa delle alte temperature.
In Italia la curva dell’esposizione al malore sul lavoro identifica alcuni segmenti occupazionali specificamente coinvolti: “agricoltura, florovivaismo, edilizia e settori affini, con estensioni in alcuni casi a cave, logistica, rider, cantieri stradali, forestale e manutenzioni”. Ad esempio, il settore dell’agricoltura ha mostrato un rischio di infortunio maggiormente elevato per giovani ed occasionali. Incidenze sanitarie che non sono solo limitate a coloro che lavorano all’aperto, ma anche all’interno degli edifici.
Importante monitoraggio ci arriva dal Worklimate 3.0, progetto sviluppato dal Dipartimento di Dimeila dell’Inail, in partenariato con aziende sanitarie, università, centri di ricerca, laboratori ambientali e del servizio meteorologico. Iniziativa dedicata alla misurazione e prevenzione dell’impatto dello stress termico sulla salute dei lavoratori. Inoltre, Worklimate 3.0 implementa la piattaforma previsionale di allerta, disponibile su tutto il territorio nazionale, con scenari differenziati per esposizione al sole o all’ombra, intensità dello sforzo fisico e caratteristiche individuali del lavoratore, nelle 72 ore.
Nel 2024 nel mondo ci sono stati 22 milioni di incidenti caldo-correlati con quasi 19 mila decessi. In Italia ogni anno si contano circa 4.272 casi. Il costo assicurativo del danno viaggia a 50 milioni di euro. Nell’estate del 2026 ben 18 regioni italiane hanno emanato provvedimenti di chiusura di aziende. Campania, Lazio, Piemonte, Sicilia e Toscana, hanno prorogato il periodo di validità delle ordinanze volto a tutelare i lavoratori, attraverso la sospensione delle attività nelle ore più calde, la rimodulazione degli orari ed una maggiore attenzione alla prevenzione: “Il caldo estremo è diventato un vero problema di salute, sicurezza ed economia, e richiede una prevenzione strutturale nel mondo del lavoro, passando dalle ordinanze temporanee a una strategia strutturale e a controlli realmente efficaci”. Adattamento e contrasto all’esposizione occupazionale a temperature estreme possono contribuire sia a contenere gli infortuni, che a evitare la perdita di produttività (-6,5%), “in un’ottica di co-benefits”. La ricerca su temperature e mortalità compiuta in 854 città di 30 stati europei, prospetta uno scenario di netto aumento di morti legate al caldo nel futuro. Spagna, Francia e Italia sarebbero tra le zone più colpite.
Il tema dell’adattamento, però, non riguarda soltanto l’esposizione diretta delle persone. Nei sistemi agricoli mediterranei caldo, siccità, scarsità idrica e degrado dei suoli agiscono come pressioni concomitanti. E si trasferiscono sulla resa delle colture, sui costi e sulla tenuta economica delle attività agricole. L’European Environment Agency individua proprio nell’Europa meridionale una delle aree esposte agli effetti combinati di caldo e siccità sulla produzione agricola e sulla disponibilità di acqua. Una pressione che nell’estate 2026 è emersa anche nei monitoraggi del Joint Research Centre della Commissione europea.
In questo quadro si inserisce anche MedRESOURCE, finanziato dal Programma Interreg NEXT MED, che affronta criticità strettamente connesse nel perimetro del Mediterraneo, con l’obiettivo di trasformare materiali oggi gestiti come residui in risorse utilizzabili nei sistemi agricoli. Recuperare nutrienti da flussi significa intervenire su uno dei fattori che condizionano la capacità dei sistemi produttivi di assorbire gli shock e mantenere nel tempo la propria funzionalità.
Immagine: https://www.fpcgilemiliaromagna.it/caldo-estremo-lavoro-come-tutelarsi/