
L’aveva già lasciato intendere ma in un’intervista al quotidiano locale Prima Pagina Reggio è stato perentorio e senza peli sulla lingua, un po’ come l’immaginario prete che l’ha preceduto almeno nei film che hanno reso (ancor più) celebri Guareschi e Brescello, ovvero don Camillo.
Don Evandro Gherardi s’è schierato, tonaca e crocifisso, col sindaco Marcello Coffrini al centro di una via Crucis, assieme alla sua giunta, al consiglio comunale tutto o quasi e soprattutto assieme all’intera comunità del paese rivierasco reggiano, dopo l’improvvida “battuta” sui Grande Aracri buttata giù in un’intervista ad una allora sconosciuta web tv di studenti. Non l’avesse mai fatta.

Da allora il tritacarne politico-mediatico ha cominciato a stritolare lui e tutti coloro che osassero dissentire mettendo in moto i ben oliati meccanismi che, una volta innescati, non è più possibile fermare, pena lo scardinamento stesso della dolorosa macchina da sputtanamento mafioso. Fino ad arrivare alla vigilia della (scontata) richiesta di scioglimento del consiglio brescellese e del commissariamento municipale. Naturalmente per comprovata ed inaudita mafiosità.
Don Gherardi però ha detto basta e, a nome della stragrande maggioranza dei cittadini di Brescello, ha dichiarato che si sta usando Brescello per fare carriera antimafia. Insomma una caccia alle streghe (e come sacerdote se ne intende) in un contesto sociale in cui non ci sarebbe il pizzo, non ci sarebbe condizionamento mafioso e la criminalità organizzata sarebbe “infiltrata” non più della grande maggioranza dei comuni reggiani.