Vaglia (Firenze) – “Il dato oggettivo è uno solo: lì dentro ci sono rifiuti speciali pericolosi che non ci dovrebbero essere. Per quanto riguarda il chi, il perché e il come, i giudici faranno le loro indagini. A me, in quanto assessore all’ambiente mi interessano essenzialmente due cose: la messa in sicurezza e la bonifica di ciò che c’è”. E’ tranchant, il commento di Riccardo Impallomeni, assessore all’ambiente della giunta Borchi, quella, per intendersi, successiva alla giunta Pieri, l’ex-sindaco che ora si ritrova indagato insieme ad altre tre persone per reati ambientali a vario titolo.
La vicenda della ex-cava di Paterno non è nuova agli onori delle cronache. Non solo: anche la sua ventilata trasformazione da ex-cava in discarica di rifiuti capace di contenere anche risultanze con amianto, ha una lunga storia parallela alle vicende giudiziarie, che corre su atti amministrativi che ancor oggi restano del tutto validi.
La vicenda giudiziaria esplose grazie a un esposto alla procura firmato dalla cittadina Adele Carcassi (morta di tumore poco dopo, insieme al marito) che richiamava l’attenzione su ciò che succedeva in quella cava dismessa, proprio davanti al suo esercizio, su cui, specialmente in orari notturni, insisteva uno strano via vai di automezzi. L’inchiesta che prese il via doveva portare alla scoperta degli ormai famosi “sacchi bianchi”, pieni di quel “polverino 500 mesh” (nel 2013) vale dire di finissima polvere contenente metalli pesanti derivato da fanghi e impianti di filtraggio e abbattimento di polveri. Chiaramente non riutilizzabile. Linea d’indagine, questa, che trasmigrò a Genova per questioni di competenza territoriale, dal momento che stessa Procura di Firenze, che l’aveva avuta in carico, valutò che il reato di illecito traffico di rifiuti aveva avuto origine ad Aulla, in provincia di Massa, dove ha sede la ditta da cui provenivano i sacchi di polverino incriminati. E poiché l’area di Massa è sotto la giurisdizione della DDA di Genova, là fu trasferita l’indagine. Senza dimenticare che il primo sequestro riguardava la sola area industriale.
Per quanto riguarda il recente sequestro predisposto in questi giorni, attore di nuovo la procura di Firenze, l’area sotto “sigilli” si è estesa a tutta la cava, vale a dire ai quasi 5 (4,9 per l’esattezza) ettari che la compongono. Il che significa che sotto la lente del pm che coordina l’indagine, Luigi Bocciolini, vi sono parte dei capannoni col loro contenuto, il fronte di scavo di cava, tutto ciò che è stato deposto alla base del fronte di scavo. Fra i rifiuti rinvenuti, ci sono scarti di salamoia Solvay, copertoni, fanghi di scavo del tunnel di Vaglia dell’Alta velocità ferroviaria, scarti di fanghi delle pelletterie di Santa Croce. Sequestro (considerata l’area discarica abusiva, quindi corpo del reato da acquisire al processo per motivi probatori) che avrebbe anche lo scopo di impedire che il luogo possa essere alterato prima di arrivare all’appuntamento processuale.
Attendendo che la giustizia faccia il suo corso, alcune precisazioni sulla questione hanno carattere squisitamente politico. “A differenza di tutto ciò che può essere la fantasia ricostruttiva che equipara Paterno alla Terra dei fuochi, la prima fondamentale frattura è che tutto ciò che è stato rinvenuto arriva dalle industrie del territorio, da aziende toscane – spiega l’assessore all’ambiente del comune di Vaglia – un bello schiaffo in faccia a chi rimane tutt’ora attaccato al mito della Toscana Felix, dove certe cose non accadono”. Non solo. L’altra questione, dice ancora Impallomeni, “è la sostanziale esattezza di ciò che i cittadini di Paterno denunciavano da tempo, spesso ritenuti non credibili da parte di chi avrebbe dovuto ascoltarli. Ora, nero su bianco, tutti i dubbi e i sospetti di cui quei cittadini si sono fatti portatori non creduti sono giunti a verità: la procura segue le indicazioni della popolazione, e così le indagini, i rilievi e le analisi confermano ciò che, non ascoltati, si paventava”.
Inoltre, al di là degli sviluppi giudiziari, è la vicenda amministrativa che riguarda sempre la ex-cava ad apparire comunque interessante. Era il 2010 infatti quando l’ex-sindaco Pieri scriveva una lettera alla Provincia di Firenze e all’allora assessore all’ambiente provinciale Renzo Crescioli (predecessore dello stesso Pieri nella poltrona di prima cittadino di Vaglia) affinché la ex-cava di Paterno, cambiando la destinazione d’uso, divenisse una discarica interprovinciale pronta ad accogliere rifiuti speciali (anche resti con amianto). Interprovinciale, perché al servizio di tre province: Firenze, Pistoia e Prato. Un cambio di destinazione che venne addirittura previsto nel piano interprovinciali dei rifiuti, dove tuttora si trova. Inoltre, nel concordato fallimentare si stabiliva che titolare fosse la società “Produrre pulito” di Sesto Fiorentino. “Per precisare – conclude Impallomeni – è necessario ricordare che vi furono varie prese di posizione contrarie alla realizzazione della discarica per rifiuti speciali a Paterno, fra cui l’allora assessore regionale all’ambiente Bramerini e lo stesso Presidente Enrico Rossi, in particolare con riguardo alle ben note e tristi vicende che la riguardarono, la riguardano e continuano a riguardarla”. Tuttavia, la previsione, almeno a livello formale, sulla carta, rimane.
Foto: Comitato ambientale Vaglia https://comitatoambientalevaglia.wordpress.com/