Dialoghi di Pistoia per i giovani: il bisogno di narrare

Pistoia – Tutto è sempre uguale, ma tutto cambia quando il soggetto di attenzione è lei, l’umanità con le sue sfumature di congruenze e contraddizioni che ne caratterizzano la quotidianità, sempre uguale e sempre diversa per la perenne mutevolezza del proprio essere.

E dietro i poliedrici aspetti di questo incessante divenire, gli esseri umani hanno sempre cercato di appagare il loro bisogno di socialità, andandosi a inventare multiformi modi per comunicare con i propri simili, generando modalità di narrazione che ne contraddistinguono atteggiamenti, abitudini, modalità di vita. Ecco riassunto in poche e scarne parole il senso di “Narrare humanum est… la vita come intreccio di storie e immaginari”, direzione verso cui si muoverà la prossima edizione dei Dialoghi di Pistoia, il festival dell’antropologia arrivato alla tredicesima edizione, in programma dal 27 al 29 maggio prossimi.

La nuova edizione è stata presentata venerdì 18 marzo al Piccolo Teatro Bolognini di Pistoia (e in diretta streaming per la modalità remoto), dove la Fondazione Caript ha invitato gli studenti delle scuole secondarie perché potessero conoscere nei dettagli il progetto proposto per questa edizione.

L’assessore Margherita Semplici ha portato i saluto dell’amministrazione comunale, manifestando il compiacimento di essere nuovamente insieme: «È un piacere vedervi tutti in sala, perché ci siamo disabituati alla condivisione degli eventi culturali.» Ha poi ricordato che «Come avvenuto negli ultimi 13 anni, i Dialoghi sono l’evento che caratterizza la primavera di questa città» concludendo con un ringraziamento per tutti coloro che sono impegnati nell’organizzazione dell’evento, in primis la Fondazione Caript e il suo presidente, e rivolgendo un affettuoso augurio di buon lavoro agli studenti.

Sono infatti loro, i giovani, i destinatari privilegiati di questa edizione, come ha spiegato il presidente della Fondazione Lorenzo Zogheri: «Ormai i Dialoghi non sono più un festival che si esaurisce nei 3 giorni egli eventi, ma sono diventati tante cose: una collana di libri, podcast e soprattutto una nuova modalità di contatto con i giovani, a cui teniamo molto. Siamo una Fondazione che si preoccupa di investire sul futuro della sua comunità, e la qualità del futuro dipende dai valori che oggi riusciamo a trasmettere ai nostri giovani e dal modo in cui sapremo valorizzarli.»

I Dialoghi si avviano, così, a diventare una modalità di costruzione narrativa attraverso un approccio creativo, ampiamente illustrato dalla direttrice dei Dialoghi Giulia Cogoli, e che passa dalla scuola in modo significativo. I ragazzi delle scuole sono stati coinvolti nell’intrigante sfida per diventare gli autori di un libro: un apposito tutorial online spiegherà loro il progetto, poi starà alla fantasia di ciascuno sbizzarrirsi sul tema “Guida affettiva di Pistoia e dintorni”. Con il supporto degli insegnanti saranno realizzate le loro storie, e la migliore selezionata per ogni classe farà vincere all’autore o all’autrice la partecipazione a un corso di scrittura creativa della durata di 2 ore, con uno degli editor di “Supereroi”, il centro di formazione insieme al quale è stato organizzato il contest: occasione eccellente per imparare, e anche per migliorare il proprio testo, che andrà a comporre la raccolta del libro.

Ed ecco che si torna alla narrazione, “Narrare humanum est… la vita come intreccio di storie e immaginari”: per i ragazzi un invito a scoprire se stessi attraverso l’emozione del ricordo evocata dalla città, da alcuni suoi scorci, dalla campagna o dal tetto di un edificio, oppure dal ricordo di momenti trascorsi in un luogo diventato per questo indimenticabile. Pistoia diventa il soggetto interattivo della narrazione.

Ma perché è così importante il “narrare”? A spiegarlo dettagliatamente l’antropologo Marco Aime, che ha introdotto non solo il tema ma anche le motivazioni al tema di questa XIII edizione dei Dialoghi.

La comunicazione è alla base di ogni rapporto dei Sapiens, che hanno avuto bisogno di organizzare i suoni, ordinandoli e usandoli come una lente attraverso la quale guardare, e di conseguenza comprendere, l’altro, sia questo un altro individuo o qualunque cosa del mondo lo circondi, un sistema di codifica che deve però essere compreso per risultare valido.

Ha portato un esempio, solo in apparenza banale, a dimostrazione che ogni lingua classifica secondo principi diversi: «Sedute su una spiaggia al tramonto ci sono una ragazza italiana, una francese e una tedesca. Tutte guardano il mare, per l’italiana il mare è maschile, per la francese è femminile (la mer), per la tedesca è neutro (das Meer).» Ciò che conta è la condivisione dei sistemi diversi, rappresentando narrazioni originali del mondo: e da qui inizia il bisogno di narrare, per comunicare informazioni.

Ogni individuo è il prodotto di storie vissute e ascoltate, che stabiliscono la nostra personalità e il nostro senso di appartenenza alla (o alle) comunità con cui abbiamo la capacità di convivere e di condividere. Stimolati dalla narrazione delle loro esperienze per avere la propria parte nella “Guida affettiva di Pistoia e dintorni”, gli studenti vengono incoraggiati a valutare il loro mondo, mettendo alla prova le loro capacità di ascolto ed elaborazione narrativa, che potranno aprirli a rapporti dialogici capaci di superare i pregiudizi.

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