Firenze – La felicità del corpo che si mette in relazione senza filtri, infingimenti, senza sensi di colpa. La vergogna è un sentimento indotto dalle convenzioni. Il corpo è invece un gioco, un’idea, uno strumento per comunicare la gioia dello stare insieme e ridere, ridere, ridere. La risata è liberazione dalla nebbia degli obblighi. Coglie il ritmo della vita.
La poetica della coreografa e danzatrice Silvia Gribaudi, una carriera costellata di riconoscimenti nazionali e internazionali che si richiama alle grandi pioniere della danza Pina Bausch e Isadora Duncan, sta nel rendere visibili i processi che rendono la danza espressione di bellezza e di leggerezza. Che poi è il filo che collega gli spettacoli dell’edizione 2026 della Democrazia del corpo, la rassegna ideata da Virgilio Sieni direttore del Centro nazionale di produzione della danza.
Chi più di una performer come la Gribaudi, 52 anni, non esattamente il fisico asciutto di una danzatrice ventenne, con una straordinaria vis comica capace di impegnare gli spettatori per un’ora di voce, danza, musica con pochi strumenti luminosi e due microfoni (uno appeso al soffitto, l’altro affidato a una volontaria della prima fila), può ottenere la levità dalla pesantezza, l’arte dall’ordinario, il teatro dal dialogo spontaneo con il pubblico?
Il meccanismo della pièce presentata nei giorni scorsi a Cango Suspended Chorus (Coro sospeso) funziona proprio perché fin dall’inizio il pubblico è chiamato a intervenire e la sua reazione diviene parte dello spettacolo. Le situazioni appaiono quasi casuali ,ma sono in realtà parte di una trama ben gestita, è continua. Alla richiesta per esempio di sostenere il tuffo della performer fra le braccia degli spettatori, come una rock star che si lancia fra i fan in visibilio durante un concerto. Oppure il mettersi a cantare (egregiamente) l’Ave Maria di Schubert: la musica esalta le potenzialità di estrarre bellezza che si nasconde.
Una sorpresa continua suscitano anche le forme che la performer scopre fino a restare in una sorta di bikini modulare disegnato dallo styling Ettore Lombardo. Un corpo che nell’ideologia dominante viene visto negativamente, per Silvia Gribaudi “diventa un gioco di luci e ombre della pelle”.
Ciò che rende lo spettacolo ancora più intenso e originale è la partecipazione attiva degli spettatori (“quelle 107 persone che respirano insieme”): il secondo protagonista (deuteragonista, nella tragedia greca) , il “coro sospeso” e sorpreso. Alla fine l’artista chiede agli spettatori di dire al microfono i loro nomi e lo spettacolo finisce tra sommessi suoni maschili e femminili, come una giaculatoria che chiude una liturgia.
In foto Silvia Gribaudi (ph Andrea Macchia)