Titolo originale: The Martian
Regìa: Ridley Scott
Top star: Matt Damon
USA 2015
Ridley “Il gladiatore” Scott non ne azzecca più una: 2010 Robin Hood, 2012 Prometheus, 2013 The Counselor, 2014 Exodus, ora questo The Martian, per il quale naturalmente si vocifera di candidatura all’Oscar in nome di una cifra artistica incomprensibile a noi spettatori da bar.
Si scordano Matt Damon su Marte, credendolo morto, e mentre lui per sopravvivere si mette a coltivare patate (lasciamo stare, va…), la Nasa che fa? Organizza una missione di recupero, non lesinando su dollari spesi e vite umane a rischio. Siamo in un mondo migliore, in universo migliore, in cui anche la Cina rinuncia a un vantaggio tecnologico, rivelando l’esistenza di un propulsore di ultimissima generazione, per concorrere al recupero del contadino spaziale. I mesi passano e Damon, in attesa dell’operazione di salvataggio, non ha mai un momento di sconforto, forse perché sa che di lì a poco si trasformerà in Iron Man (no comment sul salvataggio), forse perché ricorda di averla già sfangata in “Salvate il soldato Ryan”, dove se l’erano dimenticato (sempre lui) nelle retrovie dello sbarco in Normandia. Come dite, abbiamo rivelato il finale di “The Martian”? Beh, ma per quello basta leggere il titolo italiano. Complimenti a tutti: sceneggiatore, regista, attori e traduttori.
Titolo originale: Black Mass
Regìa: Scott Cooper
Top star: Johnny Depp, Kevin Bacon
USA 2015
Finalmente una prova convincente dell’iper incensato Johnny Depp. Ma nell’ambito del filone “gangster-movie”, Black Mass non ha nulla da aggiungere. Le uniche novità sono la calvizie di Depp (ma non avranno un po’ esagerato col trucco del viso? Sembra il Conte Dracula…) e l’inatteso ringiovanimento di Kevin Bacon. Per carità: film ben fatto, ben recitato, logico sul piano narrativo. Però tutto già visto. Del resto da “The departed ” in poi ha senso misurarsi con questo genere, se non si ha in mano una sceneggiatura da Oscar?
Titolo originale: Beyond The Reach
Regìa: Jean-Baptiste Léonetti
Top star: Michael Douglas
USA 2014
A proposito: si può fare un film se non si ha nulla da raccontare? Sì, certo, basta prendere un attore famoso, tipo Michael Dougles, e mettere il suo nome in bella vista sulla locandina. Così stai pur sicuro che qualcuno il dvd lo noleggia. Tipo noi, ad esempio.
Douglas e una giovane guida vanno a caccia. Douglas è un po’ tanto suonato. Fine.
Titolo originale: Dying of the Light
Regìa: Paul Schrader
Top star: Nicolas Cage
USA 2014
Ma chi consiglia Nicolas Cage sulla scelta dei ruoli e dei film da interpretare? O è lui che attua l’infallibile metodo del “va bene tutto, pecunia non olet”?
Proprio un brutto film: Cage, agente della CIA vecchiotto e malato, dà la caccia a un terrorista, vecchiotto e malato pure lui. Inquietante l’attore che interpreta il partner di Cage, che dovrebbe essere un buono e un giusto ma ha l’espressione rassicurante di un serial killer in un asilo di bambini sedati con le maestre in pausa caffé.
Ma fermarsi agli attori non sarebbe giusto. I dialoghi sono roba forte. Per stomaci forti. Chiedono a Cage perché non ha parlato sotto tortura. E lui: “Non volevo parlare, come invece fanno tutti, sotto tortura”. Ah però… Che dire poi del terrorista che filosofeggia di giustizia sociale e afferma che l’unica speranza per l’Islam è Marx? Disarmante, come l’intero film, che si conclude molto americanamente con un discorso grondante retorica sui valori. Come nel caso di “The Martian” siamo in un modo migliore. Un attimino cinematografico, ad essere pignoli, ma migliore.



