La notizia è stata anticipata dalla Gazzetta di Reggio ma non confermata del tutto dagli ambienti curiali e diocesani: il seminario vescovile di Reggio, che il vescovo Massimo Camisasca ha ufficialmente messo in vendita tempo addietro per dare un po’ di ristoro alle casse della Chiesa locale, sarebbe nelle mire di una cordata coop-comunale. L’interesse è stato manifestato ma nessun documento od offerta scritta sono stati esplicitati.
La mini cordata è composta esattamente di Coopselios ed Fcr che vorrebbero farci un polo sanitario per la post degenza. I due partner avrebbero già ottenuto dai vertici del clero un diritto di prelazione, secondo il quotidiano locale, ma sulla strada dell’affare fatto ci sarebbero ancora una certa distanza tra le cifre offerte e richieste. La Chiesa reggiano-guastallese vorrebbe sul piatto 10 milioni di euro per questo complesso progettato e realizzato quando le vocazioni sacerdotali superavano le malattie (negli anni ’50 per ospitare circa 500 aspiranti preti) ma la coppia in cordata per ora è su quote assai più basse. Per questo potrebbe servire la vendita attraverso un bando e 5 milioni di euro, della struttura residenziale Le Mimose. Dagli ambienti vescovili invece si precisa che il quadro economico non è mai stato affrontato.
Certo la struttura di viale Timavo lungo la circonvallazione è appetibile per strategie di lungo respiro e dalle solide spalle economico-finanziario; pubblico e privato, Fcr (partecipata dal comune di Reggio al 100%) e coop appunto, puntano a dare risposte a quel crescente bisogno di servizi sanitari con degenze brevi e recuperi medi oggi demandati alla socio-assistenza privata o mista, buttandosi dunque su un mercato fiorente. In vendita, ufficializzata circa un anno fa, ci sono i 3/4 del seminario, all’incirca 15mila mq perché nella restante ala insistono i pochi sacerdoti rimasti.
La volontà della curia è quella di vendere ma negli ultimi mesi già altre offerte sono evaporate davanti alla destinazione iniziale del seminario ed al progetto finale prospettato dai possibili acquirenti, pressoché irrealizzabile considerando che il polo un tempo luogo della formazione delle vocazioni resta ancora nella mente e nei cuori degli ecclesiastici che hanno mosso tra quelle quelle mura i loro primi passi verso una fede consacrata.