
Se si tratta di un truffatore o di un benefattore lo stabilirà il processo, ma Davide Vannoni ha almeno una cosa in comune con Wanna Marchi: l’avvocato. Il noto legale reggiano Liborio Cataliotti, già difensore della teleimbonitrice condannata a 9 anni e 9 mesi, insieme all’avvocato Pasquale Scrivo fa parte del collegio difensivo del fondatore del controverso metodo Stamina. Proprio oggi si è aperto a Torino il processo a carico di Vannoni per il reato di tentata truffa ai danni della regione Piemonte. Le accuse sono legate in particolare a un finanziamento regionale di 500mila euro chiesto da Vannoni – secondo l’accusa sulla base di falsi elementi – e mai concessogli.
Il fondatore di Stamina Foundation questa mattina non si è presentato. ”Gliel’ho sconsigliato io – ha dichiarato Cataliotti all’Asca – per concentrarci esclusivamente sugli atti del processo, visto che si tratta di un’udienza preliminare e evitare quindi, che si sovrapponessero elementi estranei a questa vicenda”.
Vannoni sarà comunque presente il prossimo 22 maggio quando il processo entrerà nel vivo con l’esame dei testimoni in relazione alla richiesta di un finanziamento per 500 mila euro accordato e poi revocato, alla Regione Piemonte. Tra questi sono previsti l’ex presidente Mercedes Bresso, il suo assessore la bilancio Paolo Peveraro, l’ex consigliere regionale del Psi, Riccardo Nicotra, oltre – ha annunciato la difesa – alcuni pazienti sottoposti al metodo stamina. Come anticipato ieri, la Regione Piemonte oggi non si è costituita parte civile: ”Ci mancava solo questo”, ha commentato Cataliotti, ”è paradossale – ha aggiunto – la Regione ha stanziato il finanziamento sulla base del quale Vannoni ha contratto debiti pesantissimi. Il finanziamento è stato poi revocato del tutto immotivatamente. Il danneggiato è tutt’al più Vannoni”.
Il legale difende quindi la buona fede del suo assistito: ”Aveva testato su se stesso nel 2011 questo metodo – spiega Cataliotti -, avendo avuto una semiparesi. Si convise della sua efficacia e chiese un finanziamento alla Regione Piemonte per portare in Italia quegli stessi studiosi che lo avevano curato (in Ucraina, NdR). Una prova clamorosa di buona fede”, ha aggiunto il legale che ha ricordato che il finanziamento chiesto alla Regione riguardava solo una parte del progetto Stamina del valore complessivo di 3,5 milioni e per il quale il suo assistito aveva dovuto chiedere un prestito bancario per acquistare gli strumenti necessari alla ricerca.