Cronaca di una campagna elettorale al tempo della crisi

E' il momento delle proposte che parlano alla pancia degli elettori. Quelli che si fanno guidare dalla testa hanno già scelto oppure, pur ancora indecisi, stanno approfondendo la loro propria personale analisi.
Quelli che invece votano per impulso o che magari fanno dipendere la loro scelta da proposte su problemi singoli, a volte marginali o del tutto slegati da una visione organica, sono lì in attesa di essere impressionati. E sceglieranno, senza porsi troppi problemi di coerenza generale, sulla base di questa capacità di impressionare del singolo leader o del singolo partito politico.

Non c'è alcun giudizio moralistico su questo tipo di scelta. Spesso chi sceglie in questo modo, possiamo dire così “istintivo”, vive una propria realtà oggettiva, oppure del tutto soggettiva, abbastanza indipendente dall'esito elettorale e dal tipo di Governo che verrà. E quindi non è mosso da alcun interesse “strutturato” di gruppo  o collettivo,  ma piuttosto da un semplice interesse individuale  o da una adesione impulsiva ad una visione di cui si sente emotivamente partecipe.

L'interesse individuale, diciamo così immediato e spicciolo, e l'adesione emotiva ad una data visione chiamano in causa temi abbastanza noti e praticati nelle campagne elettorali.  Sono il fondamento primo di proposte lanciate come “sassi in piccionaia” all'ultimo minuto. Cioè quando si tratta di “catturare” indecisi e distratti e non di convincere aree di pensiero e di cultura politica di fasce sociali di elettorato. I temi più gettonati sono appunto il lavoro, le tasse, gli immigrati e la piccola criminalità urbana. Tutte cose di cui bisogna discutere in campagna elettorale. Che hanno ovviamente un peso importante nella decisione degli elettori. Ma che diventano invece “ballon d'essai” quando vengono tirati fuori, senza alcun collegamento con una proposta generale, come conigli bianchi dal cappello del prestigiatore.

Cioè prendiamo le tasse. Sono e dovrebbero essere, e lo sono in tutti i paesi a democrazia avanzata, uno degli elementi principali di dibattito politico. Rappresentano uno degli elementi fondamentali del patto che si instaura fra lo Stato e il cittadino. Ma un conto è parlare di tasse come sistema, ed inserirle nel contesto della spesa pubblica e di come, perchè e quanta ne deve essere finanziata. Oppure di come calibrare certi tipi di tasse (spostando pesi fiscali ora su quello ora su un altro gruppo sociale) o come distribuire certi tipi di spesa (anche qui, privilegiando ora l'una ora l'altra funzione pubblica). Un altro conto è invece sparare la diminuzione di una tassa, di una aliquota o di un contributo completamente avulso dal sistema generale e dalla sua eventuale copertura con altro introito e, cosa ancora più spiacevole, completamente slegata dalla corrispettiva, necessaria, modifica della spesa pubblica.

Lo stesso discorso potrebbe essere fatto per temi importanti, e complessi, come il lavoro, l'immigrazione e la piccola criminalità urbana. Problemi che scuotono l'emotività delle persone e che, se usati come “teste di ariete” per cercare di entrare nei fortilizi dell'avversario generano soltanto un abbassamento generale del dibattito politico e, alla lunga, una degenerazione culturale della coscienza sociale e collettiva di una comunità.

Bella o brutta. Disdicevole o no. La campagna elettorale è entrata in questa fase. Ci sono riti che si ripetono ad oltranza, Che so, candidati di partiti che incontrano freneticamente, magari saltando pasti e serate di riposo o di divertimento, piccoli gruppi di iscritti o di persone strutturalmente decise a votarli. O candidati che inventano cene o aperitivi, diciamo qualcosa di più innovativo delle riunioni di sezione, ma dove incontrano immancabilmente loro sostenitori che hanno fatto già da tempo la loro immodificabile scelta. Ed invece c'è chi si lancia sull'elettore indeciso o distratto e lo fa con capacità, impegno e dovizia di risorse.  Meglio spendere cento euro per avvicinare un indeciso che spendere cento euro per avvicinare cento sostenitori che hanno già deciso.

Maestro in questo tipo di campagna, lo ha dimostrato ancora una volta di più, è l'inaffondabile Silvio Berlusconi. E' probabile che, come dicono ora molti commentatori, se il leader del centrosinistra fosse stato il dinamico e giovane Renzi, il Cavaliere si sarebbe fatto da parte. Troppa sarebbe stata la differenza, anche di età, fra i due contendenti. Ma questa discussione appare oggi, dopo l'esito delle primarie del PD, del tutto fuori tempo e fuori luogo.  Il fatto è che Berlusconi è tornato sulla scena e, come era già accaduto nelle precedenti tornate elettorali, sta dando il “meglio di sè” per rimontare quella che oramai sembrava a tutti una “battaglia persa”.

E cosa è il meglio che Berlusconi offre? Principalmente, anche se non esclusivamente, due cose. La prima è la “vicinanza” al popolo. Berlusconi è un milionario, cioè è ricco al di fuori della portata dei suoi concittadini, ed è un uomo da tempo in politica. Cioè sta da tempo nei palazzi del potere.  Ma nonostante questi due fattori di “oggettiva diversità” con il popolo, lui si sente ed è oggettivamente “uno di noi”, direbbero gli ultras di una qualche curva da stadio. I suoi comportamenti, il suo modo di pensare, le sue visioni nel bene e nel male (tanto, anche nel male!) ricordano i tratti inconfondibili dell'uomo della porta accanto. E questo avvicina Berlusconi alla gente comune. Qualunque cosa dica e qualunque cosa faccia. Anche la più imbarazzante, se vista dal punto di vista dei gruppi di “elite” del paese.

La seconda è la sua mancanza di visione globale. Non è solo un problema di cultura generale e di cultura politica nello specifico. E' che Berlusconi si muove con agilità fra le diverse visioni del mondo e si sposta con prontezza sulle diverse opzioni politico strategiche senza alcun problema di tenuta generale. Può passare da una impostazione liberale ad una socialdemocratica ad una corporativa senza neppure accorgersi del cambiamento di strategia. E dando quindi risposte parziali e temporanee che dipendono più dall'emozione e dall'istinto del momento che da una attenta analisi e da una precisa strategia. Questa agilità gli permette di muoversi senza pesi allorquando, come succede in una campagna elettorale e ancora meglio nella sua parte conclusiva, si deve rispondere alle pulsioni piuttosto che ai pensieri.

E allora che fare, da parte dei suoi competitori? La cosa da non fare è inseguirlo nella sua impostazione. Non si può essere vicini al popolo e essere così flessibili come Berlusconi senza avere la sua “naturale costituzione”. E' inutile provarci. Lì è il leader indiscutibile. Non si può studiare tutta la vita da palombari, approfondire, andare dentro le cose, e poi far finta di essere dei surfisti. E non si possono amare i difetti del popolo, in maniera così naturale, se in fondo non li condividi come fa Berlusconi. E allora bisogna trovare un modo diverso di stare vicino al popolo e di aderire alle pulsioni senza venir meno ai caratteri tipici del palombaro e ai tratti inconfondibili,  e un po' esclusivi, da “elite” del paese.

Cioè bisogna rispondere alle esigenze, anche minute del popolo, cercando di capire l'importanza di queste esigenze  e di inserirle in un contesto  che richiami la strategia generale senza per questo doverla continuamente “recitare”. Si può rispondere a singole domande, a singole e isolate apprensioni del popolo, aderendo quindi anche a pulsioni immediate e parziali, senza perdere per questo il collegamento con una visione generale. E poi si deve rispondere non cercando di camuffarsi, in maniera un po' truffaldina, da “uomo del popolo per il popolo” . Ma piuttosto da guida del paese. Da maestro in un paese in cui  i maestri si sono ovunque ritirati. Con una legittimazione che deriva dal procedimento democratico di selezione ex ante e di valutazione ex post piuttosto che da una fantomatica, e populistica, investitura popolare.

Insomma seguire Berlusconi sul suo campo non serve a nessuno. Né ai suoi competitori e tantomeno al paese. Ci vuole ben altro per uscire dalla crisi del paese. Chi è interessato a questo problema si faccia avanti e lasci stare l'illusionismo del Cavaliere.

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