Un delitto choc che sconvolse l’opinione pubblica reggiana: don Amos Barigazzi, parroco del Santuario di Montericco di Albinea, venne assassinato con due colpi di lupara la sera del 17 ottobre 1990, dopo aver parcheggiato la sua autovettura nel garage dietro la chiesa, dove oggi sorge una sala oratoriale a lui dedicata. Capo delle indagini di allora, su cui si spesero mille ipotesi per un nulla di fatto, il Procuratore Elio Bevilacqua.
23 anni dopo, in un mattino di pioggia battente, sulle colline appena sopra la città, la squadra romana della polizia scientifica “Crimini irrisolti” è tornata sul luogo del delitto per fare una serie di accertamenti disponendo oggi di attrezzatture molto più precise: uno scanner 3 d per ricostruire la scena del crimine e rilevamenti audiometrici per capire a quanta distanza, la notte del delitto, i colpi di fucile si potevano udire. Il sostituto Procuratore Maria Rita Pantani ha infatti riaperto il caso alcuni mesi fa e sul suo taccuino sarebbero finite indagate quattro persone.
Tra le ipotesi di cui si diceva 23 anni fa quelle di un delitto maturato dopo cattive conoscenze nell’ambito della vita personale di don Barigazzi, o legate alla sua attività di cappellano dell’Opg o ancora proveniente da non meglio chiarite vicende legate alla parrocchia o chissà cosa altro. Nessuna però sembrava convincere più di tanto gli inquirenti. Forse dal sopralluogo odierno nuove prove per costringere qualcuno a dire qualcosa di utile alle indagini.
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