Si chiama Banca di Parma, ed è stata inaugurata nei giorni scorsi, la prima banca di credito cooperativo aperta in Emilia-Romagna da 20 anni a questa parte. L’obiettivo dichiarato dalla governance del neonato istituto di credito è dare vita ad una banca locale nel vero senso della parola, che resti legata per sempre al territorio in cui nasce e opera. Un’impresa in tutti i sensi, che arriva nel bel mezzo della discussa trasformazione delle Popolari in spa e di una crisi economica i cui effetti sono stati amplificati da una stretta creditizia che solo oggi – con grande lentezza e a fatica – dà qualche segnale di allentamento.
«Ci siamo – ha dichiarato Alfredo Alessandrini, presidente di Banca di Parma, al momento del taglio del nastro – dopo tanti anni abbiamo portato a termine un progetto che è stato in certe fasi difficile e in altre entusiasmante, ma oggi è un giorno di festa in cui dobbiamo ringraziare tutti coloro che con noi ci hanno creduto e che hanno contribuito a raggiungere questo risultato. L’obiettivo per il futuro è crescere: dobbiamo aumentare i soci, i clienti e la penetrazione nel territorio cittadino e provinciale senza dimenticare di mettere al centro le persone e dimostrare così che nell’intermediazione finanziaria si può operare con un elevato tasso etico e di rispetto per la gente».
L’apertura di questa tipologia d’istituto di credito per Parma è un’assoluta novità in quanto – allo stato – non ci sono bcc con sede legale nella provincia. Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, che ha tagliato il nastro con il presidente Alessandrini, ha commentato: «Questa banca rappresenta uno dei segni della rinascita della città, dopo una fase decadente in cui abbiamo perso tanto, penso sia un bel segnale. Inoltre è un progetto che parte dal basso, dalla gente, dai soci, con molta partecipazione: c’è tanta Parma dentro a questa banca». Al momento dell’apertura il capitale sociale versato è di oltre 6,3 milioni di euro e i soci sono 1600.