
Dopo mesi di campagna elettorale giocata su sondaggi più o meno farlocchi, scaramucce sui manifesti e poco altro, a meno di venti giorni dal voto si comincia a parlare di faccende serie e piuttosto spinose. Le cooperative ad esempio. Il tema è sì facilmente strumentalizzabile a fini elettorali, ma è senza dubbio un nodo cruciale per l’amministrazione che verrà. Ecco allora che a finire nel mirino delle opposizioni è il candidato Luca Vecchi, al quale si rimproverano conflitti di interesse, colpe antiche e nuove, responsabilità di un’intera classe dirigente. Il punto, però, è un altro: la situazione della cooperazione a Reggio Emilia, e in particolare in alcuni settori, è critica e rischia di trascinare in un gorgo un’intera economia. Se c’è una responsabilità della politica è quella di non avere detto in modo chiaro, netto e trasparente la verità sui conti. Il resto sono argomenti da campagna elettorale che rischiano di restare tali.
Ad aprire il fuoco, qualche giorno fa, è stata la candidata del centrodestra Donatella Prampolini che ha puntato il dito contro il buco da 30 milioni di euro nel bilancio 2013 del colosso cooperativo Ccpl. Un attacco non disinteressato, quello della Prampolini, ma che mette in evidenza un problema reale, che non è solo economico ma di governance: “(…)la fallibilità di un sistema che per troppi decenni è stato considerato solido dalla classe politica locale, che lo ha utilizzato per gestire il famoso sistema delle ‘porte girevoli’. Usare il sistema cooperativo, nato per tutelare i più deboli, come cimitero degli elefanti, preferendo l’appartenenza politica alla competenza, o come vacca da mungere per scopi ben meno nobili, ha prodotto tali effetti, ma siamo sicuri che a pagarne il prezzo, come sempre, non saranno i vertici ma la miriade di dipendenti o di piccoli risparmiatori che in questo sistema hanno creduto per decenni”. E la replica di Confcooperative e Legacoop, più che di entrare nel merito, ha dato l’impressione di essere una difesa corporativa.
Anche Cinzia Rubertelli, candidato sindaco dell’alleanza Progetto Reggio-Grande Reggio, ha sollevato il problema della meritocrazia: “Neppure la crisi ha spinto la cooperazione a scegliere la sua dirigenza con criteri meritocratici, o almeno a sostituire i gruppi dirigenti come nel caso di Coopsette e Unieco. Anzi, a dirigere la rinnovata Cooperativa muratori di Reggiolo è stato chiamato un ex politico come Luca Bosi, e l’ex assessore al Comune di Reggio Pasquale Versace ricopre oggi il ruolo di dirigente addirittura in tre gruppi: Ccfs, Ccpl e Parco”.
Ultimo in ordine cronologico ad attaccare sulle coop è stato il capogruppo di Progetto Reggio, Giacomo Giovannini, protagonista di un duro scontro con Luca Vecchi. Al di là delle poco eleganti accuse reciproche di conflitto d’interessi (pare che sia il refrain di questa campagna elettorale) Giovannini a sua volta il problema degli “operatori o dipendenti di cooperative che mischiano, coperti dalla legge, impegno istituzionale ed interessi professionali”.
Il punto centrale restano però i conti, soprattutto delle cooperative edili. Con la crisi dei colossi dell’edilizia l’intero comparto, che vanta ancora numerose imrese sane, rischia di andare in crisi. Sul modello che fino ad oggi ha retto le sorti di un sistema politico-economico è necessaria una profonda riflessione. E questo deve essere in cima alle priorità di chi vuole governale la città nei prossimi anni.