Nuovo Conventino, quando si sveglia il Caos

Firenze – Di fronte al murales del Nuovo Conventino, a quella formica gigantesca che si accanisce con ferocia sopra le spoglie rosa di uno stilizzato nudo umano, in un folle peana di sangue e membra che saltano ovunque, qualcosa da chiedersi c’è. Ad esempio, quali sono gli incubi che strisciano nelle viscere della città contemporanea, solo occasionalmente portate alla luce del sole da un artista inquieto, forse anche lui addentato dalle tenebre del caos rappresentate dalle zanne dell’insetto predatore. Predatore come una società folle che preferisce non vedere, non sentire, non guardare: guerre come spot elettorali, sgozzamenti umani come fila di agnelli che ormai non fanno più torcere nessuno, mari di sangue che sembrano solo scene di film, un continuo infierire d’orrore che non fa più ne’ caldo ne’ freddo, come ben sa un autore ispirato come Quentin Tarantino o il cantore dell’innominabile caos, in anticipo su tutti, tal Kafka di Praga.

Invece, proprio quando nella nostra indifferenza tutto sembra essere digerito e assorbito, capita che uno sconosciuto autore, probabile figlio di vite precarie e della metropoli più buia, sbatta qualcosa sulla parete di cemento armato di un relitto di vecchi poteri risalente ormai agli anni 80 del secolo scorso, e provochi uno sconquasso salutare.

Addirittura, cittadini inferociti si dichiarano nemici dell’abominevole insetto che divora la figura umana smembrata fra una pioggia di sangue, quasi idolo primitivo di culti noti solo a Lovercraft; inferociti al punto che invocano la mano dell’amministrazione pubblica, del potere, per rimandare il predatore antropofago nell’invisibile mondo del nulla. Cancellare il mostro, quel mostro: inquietante, messaggero di violenza, squartamento, uccisione, sangue. Rivolta istintiva di qualcuno che tale si sente, insetto, e che forse sogna confusamente di essere grande, enorme, temuto, antropofago. Non più cancellabile. Non più invisibile.

Questo sconosciuto autore ha avuto la mano felice: il “mostro” sembra pronto, finito il “fiero pasto” a gettarsi per le strade a caccia di altri umani. Rivolta cieca, viscere che si rigirano, caos che prende forma, realizzato con una mano straordinariamente sicura ed espressiva. Particolari da brivido, come le zampe pelose dell’insetto, l’addome sproporzionato e sicuramente ribollente di succhi gastrici corrosivi. E chi lo dice che l’arte deve solo consolare? ….

Alla fine, sicuramente il mostro che ha turbato l’ordine verrà ricacciato nel buio. Ma non nell’oblio: perché chiunque l’ha vergato sulla parete di quella lurida stamberga, rimanenza di chissà quali antichi accordi, ha messo dentro quell’immagine la consapevolezza di tutti noi, quella che sa che un giorno, finita l’indifferenza, la formica diventerà terribile cacciatrice.

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