E’ passata anche Rosy Rosaria Bindi a benedire, tra una Madonna dorata in piazza Prampolini e una Grissin Bon platinata in piazza Martiri 7 luglio, l’ultimo fuoco di fila, da resa dei conti, all’indirizzo del paese ormai additato come il più mafioso del mondo. Che però non si trova al Sud bensì in provincia di Reggio Emilia. L’ex comune di Peppone e don Camillo, o come sottotitola oggi il Fatto Quotidiano “Dal mondo piccolo al mondo marcio” riferendosi al trionfo della ‘ndrangheta sulle rive del Po, “la terra di Guareschi dove dilaga la criminalità organizzata”.
Rosy Bindi ha esultato con una “era ora” (prima di rintanarsi in una deserta e assonnata sala del Tricolore per la millesima riunione antimafia) all’iniziativa del Prefetto di Reggio Raffaele Ruberto di nominare una commissione per valutare la “mafiosità” di Brescello al culmine di un crescendo prima mediatico poi istituzionale contro il sindaco Marcello Coffrini. Dopo la sua intervista agli studenti di Cortocircuito e alla castroneria di commento riferito a Francesco Grande Aracri (che abita a Brescello ed è stato condannato per associazione mafiosa): “uno composto ed educato…”.

Non l’avesse mai detto; Coffrini da quel dì è sotto processo un giorno sì e l’altro pure ed i suoi colleghi (notato da chi scrive durante una recente assemblea dei primi cittadini reggiani in Provincia) non lo salutano manco più. Particolarmente inferocito contro il suo collega della bassa, il sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini. Il “suo” partito (il Pd a cui però non è iscritto) in una riunione pantomimica l’aveva “defenestrato” ma solo verbalmente. Ed ultimamente (qualcuno comincia sospettare che si stia un tantinello esagerando) ne hanno pure “salvato” l’immagine in consiglio comunale. Lui continua a ribadire che con la malavita non c’entra nulla e tutti in paese lo difendono. Compreso il parroco don Evandro Gherardi con una decisa rilettura degli scontri epici tra Fernandel e Gino Cervi nei film degli anni ’60.
Da ultimo anche il “caso Catia Silva”, la leghista brescellese che sarebbe stata minacciata dalla mafia per aver sollevato il problema nel suo comune.
Il tiro al Coffrini comunque ha un’altra faccia della medaglia: vale decine e decine di briefing contro la malavita, premiazioni giornalistiche, cittadinanze onorarie agli studenti (quella per esempio del comune di Bibbiano) e un numero difficilmente calcolabile di comunicati, prese di posizione, dichiarazioni e ordini del giorno più o meno scandalizzati.
Quelli del museo nel centro del paese stanno già pensando di cambiare insegna, che comunque il filone tira ancora di più. Da “Peppone e Don Camillo” a “Pappone e Don Ciccio”.