Nella giornata di oggi, martedì 28 gennaio, i dirigenti di Costa Crociere sono stati per la prima volta ascoltati in aula nell’ambito del processo per il naufragio della Costa Concordia.
Nella giornata di ieri, martedì 27 gennaio, il capo della Polizia Municipale dell’isola del Giglio, ha intanto testimoniato presso il Teatro Moderno di Grosseto che per ben due volte chiese al capitano Francesco Schettino se volesse tornare a bordo della nave che stava adagiandosi sulle secche di Punta Gabbianara. Entrambe le volte, ha spiegato il comandante, Schettino rifiutò. Sulla nave – ha spiegato Carlo Galli – c’erano ancora circa 700 persone e nessun ufficiale di bordo. Era un mondo completamente rovesciato – ha proseguito Aquilino. Schettino era seduto su uno scoglio e rispose a chi gli chiese di risalire sulla nave che doveva controllare la situazione.
Ennio Aquilino, capo dei Vigili del Fuoco, ha invece spiegato di essersi affidato a Santa Barbara. Non sapendo più – davvero – a che santo votarsi, chiese un aiuto divino che, a suo modo di dire, non tradì le aspettative.
Il dirigente di Costa Crociere Paolo Mattesi, ascoltato oggi in aula, ha spiegato che fu proprio lui ad ordinare a Schettino di non risalire a bordo. Il capitano della Concordia – ha raccontato – era provato e gli venne detto che sarebbe salito sulla nave il safety manager Martino Pellegrini. Mattesi ha ripercorso le fasi dell’emergenza, ricostruendo le informazioni – frammentarie – che dal Giglio arrivavano all’unità di crisi allestita a Genova da Costa Crociere per fronteggiare il naufragio del 13 gennaio 2012.
Cristina Porcelli, ascoltata come testimone, è avvocato di Costa Crociere. A lei i giudici maremmani hanno chiesto cosa disse Schettino ai dirigenti di Costa a seguito del naufragio. Schettino – ha raccontato – disse di aver udito un urto a poppa della nave e che lo scoglio contro il quale era andata a sbattere la Concordia non era segnalato sulle carte nautiche. La mia manovra, avrebbe detto Schettino a chi gli chiedeva della dinamica dell’incidente, ha salvato delle vite umane. Il comandante, ha proseguito la Porcelli, non ha mai fatto cenno alle vittime della tragedia del Giglio. Questo, almeno non nelle ore immediatamente successive al naufragio. Casomai, ha concluso, ci tenne a ribadire che, come capitano di nave, aveva una grande esperienza.
“La mia carriera è finita”, avrebbe detto invece Schettino ad Andrea Bongiovanni, ufficiale di coperta della Costa Concordia. “Ora pensiamo all’emergenza, lei stia tranquillo”, avrebbe risposto il teste al capitano mentre la nave si inclinava e veniva dichiarata l’emergenza.
In tutto ciò, Schettino era presente in aula. Presente come sempre, almeno per quanto riguarda il processo.