Con un libro di racconti Benedetto Catalini svela i segreti della “felicità”

La nuova vita da scrittore dell’ex notaio reggiano. Un esordio narrativo avvincente e convincente. “Ho già pronto un romanzo musicale”

“Quanto durerà?” chiese lei facendosi più seria.
“Cosa importa? Quanto avremo ancora da vivere?” rispose lui.
“Non eri tu a scrivermi che le gioie della vita bisogna prenderle
quando arrivano, senza preoccuparsi del domani?
Alla nostra età cosa possiamo ancora chiedere?”

Da notaio a scrittore. Benedetto Catalini posa con il suo libro nella piazza centrale della sua Albinea

Un debutto letterario a 81 anni (portati benissimo) quello del notaio Benedetto Catalini, molto conosciuto a Reggio nonché a Scandiano e Albinea, le zone dove per 40 anni ha svolto la sua professione. Un’opera narrativa in quattro grandi capitoli, o meglio: quattro racconti con al centro l’amore romantico (com-passione e ri-scoperta, desiderio e morale, idealizzazione e drammaturgia), la grande pittura italiana, la musica classica, le storie famigliari – e non – ambientate tra l’Emilia Romagna e le Marche aventi come sfondo la gioventù e la guerra.

Il titolo del libro è “Una felicità tardiva (e altri racconti d’amore)“, 246 pp., edito dalla casa editrice reggiana Edizioni thedotcompany. I titoli dei quattro racconti invece sono: “Una felicità tardiva” (la storia che dà il titolo al libro: quella di un amore che dal lontano passato bussa a un complicato presente, come a scombussolarlo), “La controllora” (la storia di un’infatuazione platonica nata su un treno), “Signora Contessa” (una storia che si svolge attraverso un epistolario sofferto) e “Der Hauptmann” (una storia di italiani e tedeschi ambientata nel 1945 nella campagna reggiana… e non diciamo altro per non togliere curiosità al lettore). Nella breve, poetica prefazione, Luisa Codeluppi parla di “descrizioni accurate e precise di volti e di scorci”, di passioni che si fortificano “nella distanza e nella prigionia”, di strappi che restituiscono l’essenza netta della nostra umanità”. In esergo, invece, una frase di Paul Valéry: “L’amore è l’arte di essere stupidi insieme“. L’autore, infine, ormai posseduto dal demone benigno della scrittura, ci ha rivelato: “Ho appena terminato un romanzo che ha per protagonisti un pianista e una violoncellista. Se lo volete, facciamo il bis…”.

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L’AUTORE

La copertina del libro, dove in uno dei risvolti si legge: “La tua è la classica cotta del buon samaritano. Probabilmente andrà spegnendosi da sola, col tempo – neanche tanto. C’è troppa poesia in questa storia, una storia che è il frutto acerbo dell’incontro di due solitudini mature. Nella vita di ciascuno ci sono alti e bassi, come succede a tutte le coppie: quindi, non dannarti a combattere contro i mulini a vento. Le emozioni e i sentimenti non sono controllabili, lascia fare al destino. Accetta che le cose siano così come sono, che vadano così come debbono andare”.

Benedetto Catalini è nato a Reggio Emilia il 24 luglio 1939 da padre marchigiano (di Ponzano di Fermo) e madre reggiana, e vive ad Albinea. Ha due figli e tre nipoti. Ha studiato al liceo classico Ludovico Ariosto con ottimi risultati in italiano e storia dell’arte.
Ha vinto insieme a Romano Prodi, suo compagno di banco alle medie e al liceo, una borsa di studio al Collegio Augostinianum della Università Cattolica di Milano dove si è iscritto alla facoltà di giurisprudenza. Avendo perso la borsa di studio per un 18 in Diritto privato si è trasferito nella piccola università di Modena dove si è laureato nell’autunno del 1961. È stato dirigente nazionale nel movimento studenti dell’Azione Cattolica e nel Centro Turistico Giovanile, passando lunghi periodi a Roma con la prospettiva di entrare nel giornalismo e nella politica.
Ha avuto il primo grande amore a 16 anni con una ragazzina fermana di 15 anni: un amore epistolare durato un anno, con un tenerissimo breve incontro all’inizio di novembre e il primo straziante dolore del cuore quando lei un anno dopo lo ha lasciato. Si è sposato nel 1964 con Anna, la sua fidanzatina da quando aveva 17 anni, e anche su sua insistenza ha lasciato i sogni romani e si è avviato verso la professione del padre, il notariato, vincendo il concorso nel 1968. È sempre stato appassionato di letteratura, poesia, scrittura, arte e musica. Durante i 40 anni di notariato la vena si è inaridita, per riprendere a scorrere – dopo la pensione – quando ha ripreso a scrivere. Grazie all’amico gallerista restauratore Giorgio Zamboni è riuscito a realizzare una bella collezione di pittura emiliana del Seicento.
È un grande appassionato di montagna, ove ama effettuare lunghe escursioni in solitaria con il suo passo sempre più lento e faticoso e soste sempre più lunghe per fare fotografie.

Il libro è in vendita sugli store online nazionali, ma anche sul sito della casa editrice e, in anteprima locale, all’edicola Venturi in centro ad Albinea.

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