Con la mano ciao ciao: don Ghirelli in excelsis. Cartolina da Roma dopo il rito d’ingresso nel Capitolo dei Canonici

Don Tiziano Ghirelli in excelsis: la Domenica delle Palme segna l’ingresso del primo sacerdote reggiano nella storia del Capitolo dei Canonici di San Pietro (di stretta nomina papale, Leone IX dal 1053) in vista del Giubileo del 2025. Cronaca semiseria con retropensiero vendicativo di una giornata che pare suggellare “scientificamente” la presenza di una giustizia divina senza attendere i tempi escatologici

E così don Tiziano (mons.Ghirelli) saluta la sua Reggio e diventa il primo Canonico reggiano della Madre di tutte le Basiliche cristiane, quella di San Pietro, chiamato dallo stesso Papa soprattutto in vista del Giubileo del 2025. Ma non solo. Dicono che lo stesso Bergoglio, o più probabilmente il sopraffino clero del suo staff chiamato a selezionare, tema per tema, il meglio del presbiterato sparso qua e là per il mondo e invitarlo caldamente a Roma per concorrere a dare una certa immagine della Chiesa cattolica davanti all’opinione pubblica del pianeta, sia rimasto strabiliato dalla di lui (don Tiziano) opera omnia “Ierotopi cristiani. Le chiese secondo il magistero”. Ovvero il più importante compendio internazionale sullo spazio liturgico della Chiesa Cattolica dopo il Concilio Vaticano II. Non propriamente un tascabile della linea pruriginosa Harmony da leggere sotto l’ombrellone un giorno d’agosto in quel di Riccione.

Don Tiziano coi reggiani in piazza san Pietro

Eppure un’opera fondamentale nata sulla scorta della più importante operazione ecclesiastico-culturale di casa nostra andata in scena dal secolo scorso: la creazione dell’Ufficio diocesano dei Beni ecclesiastici appunto ed il relativo Museo diocesano con annessa e connessa la storia dei simboli e delle icone della cristianità reggiana. Dal proto al prossimo cristianesimo. Ed il rinnovamento liturgico della Cattedrale reggiana poi arenatosi diciamo così per forze inerziali interne dedite loro sponte a qualsiasi controriforma automatica anche solo in odore di una possibile riforma. Operazioni che in un contesto non necessariamente di illuminati sarebbero valse a mons.Ghirelli ben altri percorsi. Ma che nella micragnosa Reggio gli sono costate, diciamolo pure apertis verbis, la carriera. Mentre altri sacerdoti, meno esposti mediaticamente e più a loro agio nei meandri di quella gioiosa macchina da protocollo che è la Curia, diventavano Vescovi a destra e a manca.

Osanna in excelsis si diceva. Sì perché proprio la Domenica delle Palme, che segna il ricordo dell’ingresso del Nazareno a Gerusalemme nel tripudio della folla sventolante ramoscelli d’ulivo, prima della Settimana Santa e della morte e resurrezione di Gesù (per chi ci crede) don Ghirelli è stato accolto nel Capitolo di San Pietro (istituito da Leone IX nel 1053, altissima onorificenza papale, con compiti altrettanto rilevanti, che veniva attribuita anche ai futuri Imperatori romani e futuri Imperatori del Sacro Romano Impero tanto per dimensionare ciò di cui parliamo). Con una cerimonia sobria e suggestiva presso l’Altare della Cattedra. La sua personale e, mutatis mutandis, piccola via crucis però don Tiziano l’aveva già subita. Il Golgota l’aveva già scalato con una certa nonchalance, perdonato chi di dovere, dai due ladroni alle pie donne piagnucolanti fino ai centurioni che si sono giocati le sue vesti e financo il Longino di turno la cui lancia del Destino pareva aver deviato irreparabilmente il suo percorso umano e spirituale. Pareva appunto.

Il Canonico ed il caotico: mons.Ghirelli col gianpar

Ma il 10 aprile, peraltro in anticipo di sette giorni, non c’era più nessuna lastra tombale da scoperchiare: la Chiesa si sa, come la società d’altronde è fitta da sempre di sepolcri imbiancati duri a morire ed allora mons.Ghirelli con la modestia e la disponibilità che lo caratterizzano, dopo la funzione, ha condotto il ricco codazzo di amici, parenti e collaboratori nel bel mezzo della piazza vaticana circondata dal colonnato del Bernini salutando quasi uno ad uno i tanti presenti che non hanno voluto mancare al solenne rito d’ingresso. Professori, imprenditori, artisti, artigiani, studiosi, sacerdoti, coordinatori del volontariato, ex politici e amministratori di professione che hanno condiviso con lui il recente percorso, una delegazione della parrocchia reggiana di San Pietro e i familiari. Tra i più provincialotti, eccitato come una puerpera in vista del ballo delle debuttanti, anche il qui presente scrivente gianpar che è onorato dell’amicizia del neo Canonico sanpietrino da quasi un quarantennio. E che chiosa in tal modo da par suo, ovvero con un’autocitazione meschina (come a dire subdolamente “a buon rendere…”) il resoconto romanzato il giusto di una giornata che suggella, anche se una tantum, la possibilità di una giustizia terrena senza necessariamente attendere la fine dei tempi.

 

 

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