La pubblicazione su un quotidiano nazionale di un documento dei servizi segreti Usa sull’esistenza a Reggio Emilia, nel 1949, di una forza paramilitare capace di oltre 3000 uomini, armata e organizzata dal Partito Comunista Italiano e con al comando i più noti comandanti comunisti, non sarà una rivelazione, ma merita qualche commento e riflessione, che può essere utile a capire anche il mondo dei nostri giorni.
Comunisti armati dopo il ’45? Non è una rivelazione
A prima vista la vicenda sembra scontata: gli Americani, anticomunisti, spiavano i comunisti reggiani e durante la guerra è risaputo che gli Alleati aiutavano le Fiamme Verdi democristiane, mentre i “rossi” dovevano armarsi strappando le armi ai “nazifascisti”.
L a storia, la nostra storia, è tutta un altra, più complessa e tanto scomoda da venire subito scartata da coloro che, vecchio mestiere, devono fornire una versione utile alla politica ed al potere.
Per capirne di più non è necessario andare al Pentagono o al Cremlino, basta appoggiare sul tavolo il Iibro “Gli Alleati e la Resistenza italiana” di Tommaso Piffer, edito da Il Mulino nel 2010.
A pagina 127 troverete il capitolo più importante di tutto il libro “L’accordo tra Oss e Pci”.
Durante la guerra non c’era la CIA, ma l’Office Strategic Services – Oss. Leggiamo: “Con il Partito comunista l’Oss stipulò un accordo ad hoc, in base al quale i comunisti avrebbero fornito uomini esperti da arruolare nelle file dell’Oss, e in cambio il partito avrebbe potuto utilizzare le radio dei servizi segreti dietro le linee per comunicare con i propri dirigenti. Ideatore e gestore dell’operazione fu Irving Goff, agente Oss, reduce della guerra di Spagna. (…) Gli agenti comunisti facendo forza sull’autorevolezza che derivava loro dall’essere comunque parte di una missione alleata, erano in grado di imporre agevolmente agli avversari la linea d’azione del partito, con tutto ciò che questo comportava”.
Con sorpresa si apprende che dove questo accordo tra servizi segreti USA, Pci e partigiani comunisti raggiunse l’apice fu proprio a Reggio Emilia.
Continua Piffer: “Nell’agosto 1944 l’Oss inviò sull’Appennino Emiliano la missione Appomatox, con a capo il comunista Ferruccio Trombetti. Questi si collegò con il comando garibaldino di Reggio Emilia raggiungendo livelli di confidenza tali da indurre i comunisti reggiani a dimenticare che <Ferruccio> era pur sempre un agente Oss”.
Ma chi erano questi comunisti entusiasti complici dei servizi segreti americani? E qui un altra sorpresa: Eros Didimo Ferrari, il più noto comandante e commissario politico comunista reggiano. E con lui ci colleghiamo al documento della Cia (creata nel 1947) che lo indica come uno dei responsabili della struttura paramilitare del Pci a Reggio.
Quei pochi brani che ho riportato descrivono una classica covert operation statunitense.
Al tempo del Vietnam il termine era più conosciuto: gli Usa attraverso i loro servizi segreti mettevano in campo o aiutavano guerriglie dietro le linee nemiche. In Laos arruolarono i montagnard contro i vietcong, in Iran i curdi contro Saddam, in Angola Savimbi, in Nicaragua gli indios Miskitos contro i sandinisti, in Angola Savimbi, ecc.. Davano aiuti, armi, consiglieri e poi, quasi sempre, venivano abbandonati, perchè cambiavano le alleanze e le politiche.
Nulla di tanto strano: in fondo erano gruppi e fazioni filo-occidentali.
Il problema sorge quando la Covert Operation arruola soggetti che con gli Usa ed i suoi modelli nulla hanno a che fare: rivoluzionari islamisti per esempio, oppure … comunisti stalinisti.
Nel 1944, in Italia, i servizi segreti americani avevano messo in campo un accordo con una guerriglia stalinista.
Scrive Piffer: “questo accordo oltre a causare infinite polemiche nel dopoguerra e alimentare un reciproco scambio di accuse all’interno degli stessi servizi americani, avrebbe avuto conseguenze importanti nei rapporti tra resistenza ed Alleati.”
Una delle più importanti rimozioni nella storia della Resistenza è che i partigiani legati al Pci erano stalinisti. Togliatti era in Urss dagli anni Venti, aveva superato indenne le Purghe, ed era tornato in Italia nel 1944 su indicazione di Stalin (diario Dimitrov Segretario Comintern – Repubblica 28.3.2004).
I Servizi Segreti americani appoggiavano formazioni staliniste. Gli stalinisti già nella guerra in Spagna, ma anche in Jugoslavia (Tito era fedele a Stalin nel 194445), in Grecia. ecc…., avevano costanti pratiche di guerre che costellavano il territorio di stragi ed esasperavano la guerra civile come tecnica di propaganda armata e di conquista dell’egemonia.
I Comandi militari e politici USA non potevano non saperlo. Durante la guerra gli Alleati dicono di non sapere della Shoa, ma sapevano dell’Holodomor, il genocidio per fame in Ucraina all’inizio degli anni Trenta (quando Togliatti era Segretario del Pci “residente” in Urss). E in effetti anche qui da noi il massacro stalinista ci fu: il Triangolo della Morte. Con la “connivenza degli alleati”, come è scritto in un bel capitolo del Martirologio reggiano.
Una delle tante Covert Operation scappate di mano, come vediamo al giorno d’oggi? Servizi segreti che inseguendo la logica del “nemico del mio nemico è mio amico” e mettono le armi in mano ai propri giurati nemici?
Forse la più gigantesca Covert Operation di tutti i tempi: “The decision to Aid Russia 1941”, di Dawson Raiymond, l’aiuto a Stalin, esamina un passaggio che ha cambiato il potere sull’umanità. Alla fine anche nella nostra piccola terra si capì che c’era del metodo in questa follia. La violenza, scappata di mano o lasciata fare, dei partigiani stalinisti portò nelle braccia Usa la Nazione italiana, come tutta quell’Europa che aveva visto la triste fine delle altre Nazioni consegnate ai sovietici.
Quel documento del 1949, di Reggio Emilia con le armi pronte, un anno dopo il Ponte aereo su Berlino ed a pochi mesi dalla firma del Patto Atlantico, è la foto di una Italia non più padrona del proprio destino. Verremo tenuti così, sull’orlo della guerra civile, per decenni.
E ancora oggi troviamo più comodo non capire cosa ci è successo.