Firenze – Alla vigilia dei ballottaggi che anche in Toscana avranno luogo nella giornata di domani e che daranno i nomi dei sindaci in sei Comuni con popolazione superiore a 15milaa abitanti, alcune riflessioni sono tuttavia d’obbligo per quanto riguarda l’evoluzione che negli anni ha subito non solo il concetto di di partecipazione politica, ma anche lo stesso partito egemone della nostra regione, vale a dire il Pd. questa endiadi è particolarmente significativa per la Toscana, capofila delle cosiddette “regioni rosse”, in cui da sempre partecipazione politica e partito sono stati considerati quasi sinonimi. Approfittando di quest’ultima tornata elettorale, abbiamo rivolto alcune domande al politologo MassimoCarrai, che da tempo segue l’evoluzione della Sinistra in Toscana e in particolare del Pd.
La prima domanda è una semplice constatazione, quasi d’obbligo: cosa si può dedurre dalla proliferazione di liste cui ci siamo trovati davanti, in questa campagna elettorale per le comunali, che arriva a 75 liste in 26 comuni toscani al voto?
“La prima considerazione da fare è la seguente: tanta “polverosità” sul lato dell’offerta elettorale, che rende difficile per chiunque, tranne forse ai diretti interessati, collocare a colpo d’occhio liste e candidati sull’arco destra/sinistra ci parla di come sul territorio la tradizionale funzione di aggregazione e rappresentanza degli interessi svolta dai partiti, nel caso toscano il pensiero va ovviamente al Pd, sia sempre più in caduta libera. Quasi che i partiti stessi siano stati sospinti ai margini della competizione politica locale. Basti pensare che nei 20 comuni toscani inferiori ai 15 mila abitanti dove si è votato il 6 giugno soltanto a Chiusi il Pd è corso con la propria bandiera”.
Il che significa che i partiti sono stati estromessi dalle liste civiche, che spesso sono votate in quanto avvertite come “diverse”, alternative rispetto ai primi?
“Apparentemente sì, ma in realtà la questione è più sfumata. Semplificando si può dire che tranne qualche eccezione, mi riferisco a quelle liste che possiamo chiamare civiche-civiche, nel senso di una loro reale autonomia dai partiti, nella stragrande maggioranza dei casi i partiti usciti dalla porta, grazie alle liste civiche, rientrano dalla finestra, ma lo fanno in sordina, sotto copertura, con candidati sotto copertura”.
Si tratta di un fenomeno riscontrabile solo nel centrosinistra?
“No, lo stesso meccanismo si riscontra anche nel centrodestra, ma nel centrosinistra la presenza del Pd, per la sua stessa storia politica lo rende ancora più evidente. Anzi ci parla di notevoli difficoltà che il Pd stesso sembra avere a tenere unito il proprio elettorato. Quello che traspare, guardando alle cronache locali della recente campagna elettorale è una sorta di malessere interno al maggior partito di centrosinistra, una sorta di balcanizzazione della sua capacità di rappresentanza, spaccata dalla convivenza al suo interno di tradizioni e individualità diverse. Mi riferisco al fatto che, laddove il Pd ha trovato avversari a sinistra, si è quasi sempre trattato di liste formatesi attorno a gruppi di fuoriusciti, che hanno trovato poi aderenze più vaste ad esempio in Sel e/o in vari movimenti, gruppi, “partititini” derivati dall’infinita diaspora della sinistra extra Pd”.
Si sta riferendo a Sesto Fiorentino?
“Sesto, per ovvie ragioni, è il caso più conosciuto e significativo. Ma Sesto non è l’unico caso, anzi, in almeno altri quattro comuni toscani: Scansano, Santa Luce, Anghiari e Trequanda nel PD si sono avute spaccature profonde. A Scansano la rottura si è consumata attorno alla figura e alla storia politica stessa del candidato sostenuto dal PD, Francesco Marchi, consulente, e con un passato nella giunta Tosi a Verona . Qui un nutrito gruppo d’iscritti al Pd locale ha presentato una lista alterativa a quella sostenuta dai vertici del partito. Ad Anghiari, un altro piccolo “fortino” del vecchio PCI-Ds- Pd della Val Tiberina, la conflittualità interna al Pd ha portato alla vittoria del candidato della destra Alessandro Polcri. Un altro esempio interessante per la cronaca può essere quello del comune di Santa Luce, dove avviene lo “scandalo” diPomaia, con circa 23 sospette nuove tessere del Pd sottoscritte dai vertici del locale ed importante istituto buddista, registrate direttamente in Federazione a Pisa e non nel circolo locale. Alcuni dei nuovi iscritti hanno poi trovato posto nella lista della candidata ufficiale del partito Giamila Carli, cui si è contrapposta una lista dissidente in appoggio del vecchio sindaco uscente di centro sinistra, eletto nel 2011, Andrea Marini”.
Ma aldilà delle dispute locali come si potrebbe spiegare questa lotta fra anime del Pd, osservando il fenomeno dei fuoriusciti dal partito che se ne vanno a fare nuove liste concorrenti allo stesso Pd?
“L’ipotesi che si potrebbe avanzare è che, a livello locale, dentro al Pd sia in corso una rottamazione non per età, ma per appartenenza, che si stia, cioè, cercando di rottamare quel che resta dell’anima di sinistra del Pd, quella non renziana”.
Però la partecipazione è tornata a salire ….
“Direi di no, la partecipazione nel complesso non torna a salire. Sale rispetto alle regionali del 2015 quando in molti dei comuni che hanno votato di recente, ma non solo in quelli, si andò sotto la barriera psicologica del 50% dei votanti, ma se si confrontano gli ultimi dati della partecipazione alle comunali del 6 giugno con quelli delle precedenti elezioni comunali del 2011 e ancor di più con quelle del 2006 è più che evidente come la partecipazione elettorale continui inesorabilmente a scendere. Se nelle precedenti comunali del 2011, ad esempio, la percentuale dei votanti nella maggioranza dei comuni che hanno votato il 6 giugno si collocava ancora ampiamente sopra il 70%, nel 2006 dell’80%, adesso siamo al 60% con arretramenti importanti un po’ dappertutto”
Ma chi sono gli elettori che stanno a casa?
“Posto che l’astensionismo è un fenomeno diffuso, mi sentirei di dire che in Toscana questo fenomeno sembra colpire soprattutto l’elettorato di sinistra. Non è un caso, peraltro, che oltre alla partecipazione, nei comuni sopra ai 15 mila abitanti, quelli per i quali è possibile stabilire un confronto con i voti alle liste, a scendere sensibilmente è anche il Pd, indipendentemente dai voti ricevuti dai candidati. A Grosseto e Montevarchi, ad esempio, nelle elezioni comunali del 2011 il Pd ottenne circa il 28% dei voti, il 6 giugno in ambedue i comuni si è arrivati al 19,9%. A Cascina, il Pd è sceso dal 42,2%, sempre del 2011, al 30% del 2016; a Sesto Fiorentino si è passati 48,5% al 28,6%”.
Tornando all’analisi di queste comunali, prima del ballottaggio di domani, come possiamo sintetizzare?
“Il primo punto su cui metterei l’accento è la marginalizzazione della forma partito dalla vita politica locale. Il secondo è che comunque i partiti, cacciati dalla porta, rientrano dalla finestra con la gestione dei candidati delle liste civiche cui danno l’ “appoggio” (i candidati sotto copertura). Andando poi all’analisi del maggior partito toscano, vale a dire il Pd, prende piede, di fronte ai fuoriusciti e alle nuove liste di sinistra concorrente, il dubbio che sia in corso una seconda fase della rottamazione interna, stavolta basata sull’appartenenza piuttosto che per età. Infine, la considerazione che una componente forte dell’elettorato di sinistra continua a mantenersi fuori dal voto a sentirsi non rappresentata”.