Clamore Manodori, silenzio Iren

Il Pd chiede giustamente un sostanziale cambio di rotta nella gestione Manodori ma tace inspiegabilmente sulla vicenda Iren. Il perché di questo doppiopesismo tutto reggiano

Alla faccia dell’invito al silenzio. La richiesta del presidente della fondazione Manodori Gianni Borghi, avanzata al mondo della politica locale il giorno dopo l’adesione alla ricapitalizzazione Unicredit, non è propriamente caduta nel vuoto. Anzi, ha dato la stura a prese di posizione sempre più urlate, sempre più esplicite. Specie di marca Pd. Ha in sostanza sradicato quei residui freni inibitori che, forse per le festività natalizie dove tutti hanno da essere più buoni, avevano calmierato le voci amministrative.

Ultima e più eclatante in ordine di tempo, l’odierna lettera dei primi cittadini dei comuni reggiani (Alì Graziano e i 40 sindaconi) capeggiati dal sindaco di Reggio, che chiede in modo diretto e accorato (e, aggiungiamo noi, anche giusto) la metamorfosi della fondazione “da bancaria a realmente di comunità“, dismettendo quote significative della partecipazione dal titolo azionario di Unicredit. Quello stesso costato in questi anni in Borsa un non meglio calcolato numeri di milioni di euro altrimenti destinati alla beneficenza cittadina (finalità precipua, guardacaso, dell’ente di piazza del Monte). Cuore del dibattito, la modifica dello Statuto nella specifica voce del principio di cooptazione.

Chiariamo senza peli, dal nostro punto di vista almeno,  l’intricata questione; hanno in questo caso ragione gli eponenti Pd? Sì, hanno ragione da vendere, anzi da quotare in borsa. Anche se gli intricati  (o sofisticati?) meccanismi che regolano l’ingresso negli organi della fondazione, l’avevano finora salvaguardata dal cadere in mano, sic et simpliciter, nella gestione diretta di un centro di potere politico (ieri di sinistra, oggi sedicente di centrosinistra) che dalle nostre parti è andato per la maggiore da una 70ina d’anni circa.  Ma la Manodori invece di restare “zona franca” o naturale luogo di incontro delle espressioni sociali cittadine, è diventata l’antro del braccio di ferro tra poteri non meno forti, quelli economici. Nel cda manodoriano ci sono le espressioni delle coop e della grande industria e non a caso nel Cda di Unicredit siede da parte manodoriana il Coopsette Donato Fontanesi e da parte loro (come soci più o meno importanti) Luigi Maramotti e Roberto Bertazzoni della Smeg.

Ciò detto del metodo, il merito è sotto gli occhi di tutti. Il capitale della fondazione e la stessa Manodori rischiano la lenta estinzione, per effetto soprattutto di un’esposizione monodirezionale testarda e pervicace. E con esse, un capitale i cui utili dovrebbero essere rigirati ai settori più meritevoli della comunità. Se dunque si giustifica il can can manodoriano, lascia letteralmente esterrefatti il silenzio ireniano.

L’ex Agac, oggi (con molti faraonici aggiustamenti societari) Iren è partecipata direttamente dai comuni, ovvero da noi cittadini. Se è vero che in un anno il titolo Unicredit ha perso circa il 76% del suo valore, quello Iren ha toccato quota -42%. Mentre la “posseduta” Edipower (che in un recente articolo di 7per24 spieghiamo “carrozzone di debiti”) ha lanciato a sua volta una bella ricapitalizzazione. Gli è che il dolce sprofondare di Iren si ripercuote direttamente sulle bollette di pensionati e cassintegrati e che gli stipendi dei manager multiutilistici (ma quante volte l’abbiamo scritto?) gridano vendetta agli occhi di Dio. Nel mutismo interessato della politica e dei suoi prezzolati intepreti.

Allora cari amministratori, le cui ugole si mobilitano doverosamente per la Manodori, vogliamo dire qualcosa sulla vicenda? Diciamo a voi, Delrio Graziano dal volto sempre più sovra-umano, super eroe fiscale Saccardi Pierluigi, “nomade” Barbieri Marco, segretario di quasi-tutti Ferrari Roberto e i 40 sindaconi, volete dirci qualcosa di centro-sinistra anche su Iren? Siamo tutto orecchi

Total
0
Condivisioni
Prec.
Clamore Manodori, silenzio Iren

Clamore Manodori, silenzio Iren

Il Pd chiede giustamente un sostanziale cambio di rotta nella gestione Manodori

Succ.
Manodori, la lettera dei sindaci Pd

Manodori, la lettera dei sindaci Pd

La Fondazione Manodori deve cessare di essere fondazione bancaria e diventare

You May Also Like
Total
0
Condividi