Confindustria Firenze riguardo al progetto delle nuove aree metropolitane è perentoria: “La città metropolitana deve essere al primo punto della prossima campagna elettorale amministrativa: per uscire dalla crisi ci vuole una grande Firenze, come ci vogliono una grande Milano, una grande Bologna o una grande Bari” ha affermato il presidente Simone Bettini all'inizio del convegno ‘Le città metropolitane: una riforma per il rilancio del paese’ tenuto a Palazzo Vecchio in mattinata.
La riforma deve essere attuata al più presto, quindi, dopo anni di incubazione e di dibattito, perché l'Italia non può più aspettare. Firenze in tutto questo si trova in una posizione avvantaggiata "grazie all'officina diffusa del manifatturiero", continua Bettini nel corso del successivo intervento, "lo dimostrano i dati delle esportazioni". Ma ancora riporta carenze nelle infrastrutture: "è l'unica città metropolitana a non avere un aeroporto: questa è una battaglia che Confindustria porta avanti da tempo per abbattere gli ostacoli che fanno sì che siamo ancora a discuterne senza successo". In Toscana si sono verificate le prime fusioni di comuni, non sono sufficienti per stare al passo con il progresso. "Spero che per le aree metropolitane non succeda come avviene spesso in Italia, cioè che i bei sogni li abbiamo rinchiusi in un cassetto".
Non è più della stessa idea il presidente nazionale di Confindustria Giorgio Squinzi che inizialmente aveva condiviso l'impostazione della riforma per le aree metropolitane, nell'ottica di un'abolizione parallela delle province e di un considerevole snellimento della burocrazia. Ma sembra che a questo punto le province e le aree metropolitane siano realtà destinate a convivere se non addirittura a sovrapporsi. Ne consegue la proliferazione di una miriade di piccoli e medi amministratori, un ulteriore livello di governo che rappresenterebbe un inspiegabile processo di complicazione della gestione della vita pubblica. "Le imprese hanno bisogno di interlocutori certi – continua Squinzi – non di nuove complicazioni amministrative". Il rischio è quindi una duplicazione di funzioni che complicano e frammentano invece di semplificare. Il testo della riforma "lascia disorientato il mondo dell'impresa" e resta carico di incertezze, con il timore di doversi rivolgere a enti diversi con esiti contrastanti a seconda del territorio in cui si opera.