Firenze – Ieri venerdì 13 maggio, alle ore 17.00, allo Spazio QCR, Via degli Alfani 101 rosso, Firenze, la direttrice de “La Nazione” ha intervistato, con l’editorialista di QN Gabriele Canè, il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana Antonio Patuelli, in un incontro moderato dal presidente della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli, Valdo Spini.
Circolo Rosselli, Patuelli: “Inflazione, allarme per risparmiatori, pensionati e salariati”
Tema forte della conversazione è la fine probabile, come ricorda Spini, del ciclo del “denaro a buon mercato” e a misura illimitata, e la necessità connessa di prendere provvedimenti a lato dei tassi di interesse che probabilmente alzeranno il costo del mercato. Viceversa, sul piatto anche l’altro problema di politica economica che, dice Spini, “è quello di evitare che, come conseguenza economico-sociale della guerra, ci sia una recessione”. Dunque, come contemperare queste due tendenze, combattere l’inflazione con manovre che saranno di rialzo del tasso di interesse, conciliando la necessità di mantenere aperto il flusso finanziario nei confronti dell’economia.
“Chiaro che le banche, che raccolgono il risparmio e determinano l’impiego, sono un elemento strategico nel quadro delle nuove regole” stabilite dalla Banca europea. Come evitare una recessione è un tema senz’altro fondamentale.
Il presidente dell’ABI riporta il tema sul timore di entrare in recessione, affrontando due punti: la svolta dei tassi di interessi e l’inflazione. La svolta dei tassi, con la prospettiva certa del loro rialzo, diventa un tema fondamentale anche per le banche. Del resto, “non era pensabile che si potesse pratrarre la stagione dei tassi così bassi come da circa nventennio eravamo abituati ad avere, tranne la punta del 2011-2012. Basti pensare che il miracolo economico italiano avvenne con tassi che erano di un multiplo maggiori rispetto a quelli attuali”.
Ma la grande, vera preoccupazione che esprime Patuelli è l’impatto dell’inflazione sui risparmiatori, sui pensionati, sugli impiegati e sui salariati.
“Cominciando dai risparmiatori, coloro che hanno soldi liquidi e in Italia ce ne sono tanti, 1.800 miliardi abbondanti in liquidità nelle banche, e 370 miliardi, quasi 400, alle Poste. Quindi siamo a 2.200 miliardi di liquidità – dice Patuelli – Ed è liquidità che ha già superato le forche caudine della tassazione, perché è liquidità messa da parte da privati, imprese, cittadini e famiglie che hanno già pagato le tasse. Quindi, attenzione: che a nessuno venga in mente di far pagare un’altra volta le tasse su ciò che è già stato tassato, onestamente lavorato, dal momento che chi ricicla quattrini non va in banca a depositarli. Per quanto riguarda i risparmiatori, questo è il momento non di scelte avventate, ma di non tenere la liquidità ferma, perché tenendola ferma, non c’è tasso di interesse che possa in sicurezza garantirne la conservazione. E’ il momento di pensare alle necessità della famiglia: chi ha necessità di comprare una casa al mare, una casa ai figli, una seconda casa, non aspetti a lungo, perché i prezzi degli immobili non possono calare ulteriormente, e quando c’è inflazione diventano beni rifugio e crescono. Per quanto riguarda gli andamenti azionari, c’è molta speculazione però oggettivamente è economia produttiva. La Repubblica ha inserito nella propria legislazione i Pir, che sono piani di risparmio investito con degli incentivi fiscali che per fortuna si sono ampliati con la recente legge di bilancio, venendo incontro a ciò che ho predicato tutta l’estate scorsa. Di conseguenza, dobbiamo cercare di incoraggiare l’opinione pubblica e le istituzioni a far sì che incentivino fiscalmente gli investimenti stabili e non speculativi della liquidità. Questo è il punto. Chi ha liquidità non deve essere costretto a far nulla, ma deve essere incoraggiato a fare un’azione non speculativa, a fare investimenti produttivi, perché altro che Pnrr e piani marshall di memoria, qui abbiamo un giacimento di ripresa formidabile da mettere in un circuito positivo”.
“L’altra preoccupazione è per i pensionati e coloro che vivono di salari e stipendi, in quanto noi avevamo sistemi di aggornamento di fronte all’inflazione, abbiamo avuto anche la fase del punto unico di contingenza, ma da quando abbiamo l’euro, avevamo un’assenza di inflazione – continua il presidente dell’ABI – L’obiettivo della BCE, ancora un anno fa, era raggiungere il 2% di inflazione, perché quello è un punto di equilibrio. Adesso siamo, purtroppo, nettamente sopra. Quindi, la tematica che si affaccerà è quali istituti, innanzitutto i contratti nazionali di lavoro, potranno maturare delle formule di aggiornamento degli stipendi e dei salari, e conseguentemente anche delle pensioni a mio avviso, che non alimentino a loro volta l’inflazione. Questo è il punto. Strumenti che producano un aggiornamento dello stipendio-salario che avevano negoziato, ma che non alimentino il fattore inflattivo”.
Bisogna cercare un difficle punto di equilibrio. “Non esiste più l’inflazione programmata, che era una contraddizione in termini, siamo in un periodo di inflazione sostantivata, in cui bisogna cercare in quali forme aggiornare stipendi, salari e pensioni, forme che però a loro volta non divengano elementi che aumentanola spinta inflattiva”.
Foto: il presidente ABI Antonio Patuelli