Solitamente parlo di cose che non ho avuto modo di conoscere in prima persona adducendo a balordissima scusa l’esempio del buon Salgari che descrisse con dovizia di dettagli vicende e luoghi malesiani senza uscire mai di casa. Potendo vantare per sovramercato di essermi allungato almeno fino a Vetralla, tratterò questioni cipriote senza vergogna. Ho letto molto.
Ritengo sia necessario smitare alcune fate. Prima fra tutte la favola del paradiso fiscale. Sebbene sia comprensibile che a un italiano medio qualsiasi forma di tassazione altra rispetto alla nostra possa apparire come paradisiaca, va detto che Cipro, come altri paesi europei gode semplicemente di una pressione fiscale definibile come umana, nella misura in cui umano è ciò che tiene lontano da un marciapiede e una bottiglia di unicum dentro a una busta di carta.
Un’altra leggenda farlocca vedrebbe orde di magnati oligarchi russi (per quanto bizzarra possa sembrare un’orda di oligarchi) riversate nell’isola pronte a sfruttare i suddetti favolosi paradisi. La massiccia presenza di ex sovietici a Cipro è dovuta alle conseguenze della crisi del rublo di fine millennio scorso, che spinse molti russi verso una vera e propria odissea nello spazio (il rublo di kubrick). All’epoca pochissimi paesi erano disposti ad accettare l’ingresso di cittadini russi senza visti o permessi lavorativi. Uno era Cipro (gli altri credo fossero Dysneyworld, Paperopoli e il Qualkestan). Non pensate quindi che Cipro sia una sorta di Isole Cayman e che ciò che sta accadendo ora non sia altro che la giusta distruzione di una nuova Sodoma, anche se per i ciprioti Sodoma si sta declinando male. A Cipro vivono cittadini normali a cui un sistema governato da oligarchi e banchieri, ha “espropriato” parte dei loro averi per sanare debiti fatti da altri oligarchi e banchieri meno sexy dei primi.
Il problema semmai è capire a chi sia venuto in mente di far entrare Cipro nel sistema Euro. E la mente torna a chi diceva dell’Islanda che facile per voi, siete quattro gatti indecisi tra caldo e freddo, sai che ci vuole ad opporsi a questo sistema a statalizzare le banche a cambiare la costituzione su facebook e giocare a beach volley sul pack. Cipro non mi sembra la Cina eppure si è sottomessa al sistema e l’effetto domino tanto paventato per il gran rifiuto degli islandesi (e mai verificatosi) partirà ora per la genuflessione coatta dei ciprioti. E si parla di un reale effetto domino. Mentre noi cerchiamo di capire a chi si riferiva Battiato e quali siano le tariffe, le multinazionali estere cominciano a sfilare le liquidità finanziarie dalla banche italiane, che sì siete simpatici pizza e mandolino ma piuttosto i soldi li uso per comprare consonanti alla ruota della fortuna. Quindi è probabile che tra un po’ ci si chiederà anche chi ha fatto entrare l’Italia nell’Euro, e il Portogallo e la Grecia e via discorrendo. Fino ad arrivare ad una Europa forte, unita, competitiva. Formata dalla Germania.
Sia chiaro, non c’è un’entità informe e mefitica che vuole il male di ciprioti, italiani o portoghesi senza biglietto. Il bel paese deve ringraziare in primis una classe politica grassa e inutile e una cultura del lavoro che ci ha portato a lavorare più di tutti e produrre meno di tutti. Non può esistere un’Europa a due o tre velocità, non può esistere un’Europa zoppa, al di là del conclamato fallimento del progetto Euro (fallito nella sua realizzazione non nell’idea), ci sarà solo un’Europa fatta da chi accetterà il germanismo economico e da chi andrà a genio alla Merkel (e anche qui Sodoma si veste da etimologia). Uscire dall’Euro? è possibile che non ci siano alternative. Il punto che tendiamo a tralasciare è che abbiamo sbagliato completamente l’ingresso. Abbiamo fatto i fenomeni transnazionali quando non sapevamo risolvere i problemi di casa nostra (di casa e di cosa) e abbiamo silentemente sperato che l’Europa non fosse un’occasione di crescita su cui lavorare ma un affidare ad altri i problemi nostri. E ci stupiamo che l’Europa invece di aiutarci ci punisce perché non sappiamo nemmeno rispettare le regole che abbiamo sottoscritto con la spocchia del fondatore.
Anni di alleanze internazionali con il nemmeno tanto celato intento di combattere il comunismo in nome della proprietà privata, ed ora il capitalismo ci ha privato delle proprietà.
