Firenze – Questa mattina alle 11 presso il cimitero evangelico di Porta Pinti, detto degli inglesi, a Firenze, fortemente danneggiato dalla tempesta del 14 settembre 2014, è stato inaugurato il ripristino degli alberi allora caduti, ripiantati grazie alla sensibilità ed alla generosissima donazione ed al lavoro del Corpo Forestale dello Stato che oltre a regalare le piante ha anche provveduto alla loro messa a dimora.
Questo gesto ha coronato il ripristino del sito, di proprietà della Chiesa Evangelica Riformata Svizzera, ora presieduta da Francesca Paoletti, la quale ha provveduto a far rimuovere le piante cadute, a far valutare la sicurezza di quelle rimaste, a far riparare la cancellata crollata per diversi metri in seguito alla caduta degli alberi e a far restaurare le tombe, il tutto a proprie spese.
Nel cimitero, attivo come cimitero dei cristiani non cattolici dal 1827 al 1877, sono sepolti tra gli altri, Elizabeth Barrett Browning, Walter Savage Landor e Giampietro Vieusseux, appunto di famiglia ginevrina.
“Un pezzo di storia europea che viene così restituito alla città” , ha detto nel suo intervento Valdo Spini, ricordando l’importanza culturale di questo intreccio storico tra nazioni europee (ed americane) e la città di Firenze. “Un cimitero romantico, secondo la concezione protestante, dove la natura ha il ruolo di circondare ed avvolgere le tombe in modo che la sensazione complessiva non sia di tristezza ma di apertura alla vita”.
Spini ha ricordato come il cimitero sia nato su una montagnola addossata all’esterno delle mura, ma che dopo l’abbattimento di queste e della stessa Porta a Pinti nella risistemazione del Poggi, sia diventato come un’ isola all’interno dei viali. Per taluni il luogo avrebbe dato l’ispirazione per “L’isola dei morti” del pittore svizzero Arnold Boeklin, che aveva dovuto seppellirvi una figlia piccola, e che rappresenta un capolavoro del simbolismo europeo della seconda metà dell’ottocento.