Ccpl evita il crac, le banche congelano 230 milioni di debiti

Il colosso della cooperazione reggiana, sull’orlo del tracollo, raggiunge l’intesa con 15 istituti bancari: confermate le linee di credito fino al 31 dicembre. Ma la vera exit strategy è la creazione di una fondazione e una holding

Assemblea-Soci-CCPLCome un salvataggio, sull’orlo del precipizio. Il Consorzio Cooperativo di Produzione Lavoro, che dopo la chiusura dell’esercizio 2013 con 101 milioni di debiti ha raggiunto un’esposizione comlessiva di 230 milioni, ha evitato di mettere la parola fine alla propria storia attraverso un’intesa con le 15 banche presso le quali ha accumulato il monte debiti.

Un accordo illustrato quest’oggi, in sede di conferenza stampa, dall’amministratore delegato Lino Versace e dal direttore generale Andrea Imbriani, e che tecincamente può definirsi di standstill: un blocco del processo di rientro dai debiti concesso dagli istituti di credito coi quali Ccpl si trova pesantemente esposto. In questo modo al consorzio viene lasciato più tempo, se non altro per operare manovre come l’implementazione del piano industriale per la quale occorrono 20 milioni, ricavabili dalla cessione di una quota del pacchetto azionario del fondo immobiliare Namibia 7 e che senza lo standstill non sarebbe stata possibile.

Come specificato dallo stesso Versace, non si tratta di un’operazione risolutiva, anche perchè il consorzio dovrà vedersela con una multa di 45 milioni di euro che la commissione antitrust dell’Unione Europea le comminerà per la vicenda Coopbox. Se non altro, afferma lo stesso amministratore delegato: “Le banche hanno giudicato credibile lo sforzo di rendere il gruppo sempre più leggibile all’esterno, e ci hanno dato fiducia”.

E mentre il personale della sede centrale reggiana scende da 80 a 60 unità (la trattativa col sindacato per la ricollocazione degli esuberi è ancora aperta), il colosso reggiano della cooperazione studia la sua exit strategy. L’idea è quella di passare al contrattacco, in un certo senso. All’orizzonte ci sarebbe infatti un progetto di aggregazione, attraverso il quale il consorzio – unendosi con Boorea – diverrebbe una specie di fondazione rivolta a gestire gli interessi di tutta la cooperazione a livello provinciale. Al contempo l’azienda dovrebbe operare una fusione con Par. co, per la creazione di una holding delle partecipazioni del mondo cooperativo, “per dotarci di una strumentazione completa – ha concluso Versace – da affiancare al Consorzio Cooperativo Finanziario per lo Sviluppo la cui funzione è quella di erogare prestiti”.

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