Firenze – La risposta dell’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli all’interrogazione avanzata dagli esponenti di Sì Toscana a Sinistra in consiglio regionale Tommaso Fattori e Paolo Sarti circa la vicenda delle case di via de’ Pepi, si presta a poche interpretazioni.
Infatti, nonostante l’assessore si riservi di assumere altre informazioni sulla natura dell’operazione comunale e delle procedure adottate, afferma tuttavia che quegli alloggi sono da ritenersi Erp.
“La notizia è chiara e il dato oggettivo incontrovertibile. Se la direzione patrimonio del Comune di Firenze ha affermato che questi immobili sarebbero ‘beni alienabili non riconducibili a Edilizia Residenziale Pubblica (ERP)’, l’assessore regionale Ceccarelli, nel rispondere alla nostra interrogazione, ha inequivocabilmente chiarito che invece gli immobili in questione ‘sono senz’altro ascrivibili al patrimonio ERP’. Si tratta, infatti, di case popolari che hanno goduto di finanziamenti per l’edilizia pubblica e che sono stati utilizzati con questa finalità per almeno trent’anni, ospitando assegnatari ERP”, scrivono in una nota Fattori e Sarti.
Il punto non è di lana caprina, ma sostanziale: infatti, se gli immobili posti in vendita (13 in via de’ Pepi, ma sarebbero circa 60) risultassero appartanenti al patrimonio Erp senza se e senza ma, risulterebbero anche sottoposti a un regime particolare e a procedure che, pur non impedendone la vendita da parte del Comune, sarebbero molto stringenti, in primis nella destinazione dei ricavi dell’eventuale vendita (ricordiamo che è stata avanzata una proposta in tal senso dal fondo immobiliare che fa capo al ministero dell’economia Invimit), che dovrebbero essere obbligatoriamente reinvestiti nell’ediliza residenziale pubblica.
Ma, fra le varie conseguenze che un eventuale riconoscimento degli alloggi in oggetto come Erp avrebbero, ci sono anche i vari risvolti rispetto alle procedure con cui l’amministrazione comunale ha “trattato” assegnatari e immobili. Ad esempio, se gli alloggi non erano Erp, perché per “rimuovere” le famiglie sono state utilizzate modalità tipiche dell’edilizia residenziale pubblica? Viceversa, se le case erano comunque Erp, perché sono state poste in vendita con modalità che ne contraddicono la natura di edilizia residenziale pubblica? …..
Inoltre, c’è anche un’altra conseguenza, che riguarda le famiglie in lista di attesa, cui di fatto risulterebbero “sottratti” immobili attesi da tempo. Da chi? Dagli assegnatari “spostati”, ad esempi da via de’Pepi (13) in viale Giannotti. E se la stessa modalità venisse applicata per tutti i sessanta alloggi presenti nel piano di alienazione del Comune e che costituiscono l’oggetto dell’offerta di Invimit, allora non solo due più due fa quattro, ma 60 più 60 fanno 120. Intendendo, alloggi in meno.
Si starebbe anche lavorando, da parte della consigliera comunale di Alternativa Libera Miriam Amato, a un esposto che dovrebbe essere presentato alla Procura fiorentina e che riguarderebbe l’intera vicenda.