Ci fu un tempo in cui il Carnevale simboleggiava davvero il tentativo di stravolgimento della società imperante. La ricerca di rivincita sovversiva dei poveracci sulla cultura dominante. Ben lontano dall’istituzionalizzazione odierna in cui sfilano la mascherine dei personaggi mainstream. Basti pensare alle sfilate carnascialesche per eccellenza almeno dalle nostre parti, quelle di Castelnovo Sotto, ove addirittura il sindaco vero ne impersonifica la maschera. Cioè, la ricomposizione del doppio. O meglio del contrario.
Piace così a questo “interventista” scartabellare tra le origini etimo o antro-pologiche delle antiche tradizioni a metà strada, come il morente periodo di Carnevale, tra le radici paganissime e le evoluzioni religiose delle stesse. A parziale copertura (si stenda appunto un cristianissimo “velo pietoso”) degli eccessi di stagione. Orbene il martedì grasso ne rappresenta appunto apice e sintesi.
Creatura orgiastica (orgia significa appunto “distruzione di beni”, ovvero esagerazioni specie a tavola) del periodo ellenistico-romano, le Libertates decembris coi loro riti di esorcismo dal regno infernale, esattamente come l’Halloween celtico, dovevano assolutamente essere sostituite. Anche perché più o meno negli stessi giorni, si correva il rischio di incappare nel Natale (già antica festa del Sol Invictus propria del 25 dicembre) e scusate se è poco. La “ricomposizione” inizia proprio da qui, o meglio da allora.
Addio dunque ai riti dionisiaci (Dioniso, dio dell’estasi e dell’illusione) per le scorribande vincenti della Quaresima. Carnem valere, “carne addio” (ci dicono niente i venerdì di Quaresima?); e addio Currus navalis: il 6 gennaio a Roma era dedicato al culto di Iside che solcava il mondo dei morti alla ricerca di Osiride, proprio su una nave munita di ruote. Come un attuale carro di cartapesta.
Ci resta però l’eco di questo arcaicissimo sdoppiamento (strettamente associato alla tragedia ed al teatro greco ed alle loro maschere, pure essi di derivazione rituale) nell’inesauribile filone teatrale, letterario e artistico prima, psicologico e psichiatrico poi. Fino a diventare non solo scienza umanistica ma importantissima branca del sapere e dell’analisi scientifica che cerca di addentrasi nei grovigli della mente e della personalità. Storia e storie più recenti assai.
Quale il maggior verseggiare sull’argomento, almeno a parere di chi mette a dura prova in questo momento la vostra capacità di concentrazione e sopportazione? Questa di Giorgio Caproni, di cui vi si omaggia. Che da domani si gode assai di meno:
Il mare brucia le maschere
le incendia il fuoco del sale.
Uomini pieni di maschere
avvampano sul litorale.
Tu sola potrai resistere
nel rogo del Carnevale.
Tu sola che senza maschere
nascondi l’arte d’esistere.